Ieri sera è definitivamente calato il sipario sul Consorzio Calatito Terra d’Accoglienza, nato per gestire il Cara di Mineo e  finito al al centro  dell’inchiesta “Mafia capitale”.
Dopo una seduta fiume, su richiesta del sindaco di Mineo Anna Aloisi, in qualità di presidente del Cda e del  sindaco di Vizzini Marco Sinatra, il consorzio, con voto unanime, è stato dichiarato sciolto.
Come è noto, sull’appalto della gestione del Cara sono aperte inchieste delle procure di Roma, Catania e Caltagirone che ipotizzano la turbativa d’asta.
Nelle sette pagine del decreto emesso dal procuratore Giovanni Salvi e dai sostituti Raffaella Agata Vinciguerra e Marco Bisogni, che vale anche come informazione di garanzia, ci sono oltre ai nomi di Anna Aloisi e Marco Sinatra, anche quelli del deputato deputato nazionale e coordinatore del Ncd in Sicilia, Giuseppe Castiglione “nella qualità di soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo, di Giovanni Ferrera  “direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza”, di Paolo Ragusa “presidente della Cooperativa Sol.Calatino”, e Luca Odevaine “nella qualità di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni”.
Nel decreto, la procura di Catania ipotizza che i sei indagati “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara di  Mineo del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014″.
Ora , con ogni probabilità, toccherà al prefetto Maria Guia Federico e al presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone il delicato compito di liquidazione del consorzio sul quale anche la Corte dei Conti ha acceso i riflettori.
La magistratura contabile, infatti, contesta al Viminale i 40 centesimi a migrante, versati ogni giorno all’ente per la sua intermediazione. Si tratterebbe di un aggravio di spesa con soldi pubblici.
Intanto il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone ha notificato l’apertura del procedimento per l’iter di commissariamento dell’appalto da 97 milioni alle cooperative coinvolte in Mafia Capitale per la gestione di alcuni servizi al Cara di Mineo
“Ci è apparso – ha detto Cantone – anche prima dell’inchiesta e di leggere le intercettazioni, che non fosse regolare”.
L’atto è stato notificato ai vertici dell’ATI aggiudicataria dell’appalto. Ora i vertici delle imprese avranno cinque giorni di tempo per presentare memorie difensive, poi scatterà la richiesta al Prefetto di nominare i commissari che gestiranno il budget e porteranno avanti i servizi all’interno del Cara.

S.R.

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