Pesante l’accusa ipotizzata: “Campagna acquisti per la maggioranza”, udienza preliminare  il 18 febbraio davanti al Gup di Caltagirone

MINEO – L’accusa è di quelle che pesano come un macigno. “Campagna acquisti per sostenere la maggioranza consiliare al Comune di Mineo, in cambio di posti di lavoro o di un assessorato”. E’ quanto ipotizza la Procura di Caltagirone che ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco Anna Aloisi (Ncd), vicina al sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, dell’ex sindaco Giuseppe Mario Mirata, dell’ex presidente del consorzio Sol Calatino, Paolo Ragusa, e di due ex assessori,  Luana Mandrà e Maurizio Gulizia. I reati ipotizzati a vario titolo dal procuratore Giuseppe Verzera sono corruzione in atti d’ufficio e induzione alla corruzione.Schermata 2016-01-19 alle 17.40.53
L’udienza preliminare si terrà il 18 febbraio davanti al Gup di Caltagirone, Salvatore Ettore Cavallaro. Sono due gli episodi contestati con una sola finalità: mantenere la maggioranza di otto consiglieri al comune di Mineo. Il primo riguarda un’offerta, che sarebbe stata rifiutata, di un posto di lavoro presso il Cara alla fidanzata di un consigliere comunale di minoranza per cambiare casacca e passare tra le fila della maggioranza e la seconda, che sarebbe stata accettata, in cambio di un incarico da assessore.
Immediata la replica del sindaco Anna Aloisi, amaregiata alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio:  ”Sono serena – ha detto – è lampante che le accuse che mi sono contestate non hanno alcun fondamento e sono certa che la magistratura non potrà far altro che affermare la mia totale estraneità”. “Lo dimostrerò – aggiunge – davanti ai giudici. Non ho alcun timore”.
Come abbiamo scritto, l’accusa contesta a Paolo Ragusa e Maurizio Gulizia di “avere promesso a un consigliere comunale di minoranza, senza ricevere accettazione, un posto di lavoro per la sua fidanzata al Cara”, se lui “avesse accettato di passare alla maggioranza nel Consiglio” dell’ente.
Al centro della presunta “campagna acquisti” anche il consigliere Luana Mandrà, alla quale, secondo la Procura di Caltagirone, Ragusa e Mirata avrebbero offerto, “senza riceverne accettazione, un posto a tempo determinato da dirigente al Cara” se fosse “passata al gruppo ‘Uniti per Mineo'”, a sostegno della maggioranza, con il sindaco Aloisi.
Ancora Ragusa le avrebbe promesso, “senza riceverne accettazione, un posto di lavoro nelle sue aziende se avesse accettato la carica di assessore”.
Luana Mandrà, secondo quanto sostiene l’accusa, avrebbe poi ricoperto l’incarico di assessore alla Pubblica istruzione e alle Politiche giovanili, con la determina nr. 26 del 21 agosto del 2013.
Per la Procura di Caltagirone il sindaco “Aloisi, avrebbe così ricevuto indebitamente per sé un’utilità consistita nell’aver riacquistato la maggioranza che non possedeva più in Consiglio Comunale”.
Il Consiglio è decaduto il 19 ottobre del 2015 quando otto consiglieri, su 15 che lo compongono, si sono dimessi per contrasti politici e amministrativi con il primo cittadino e per le polemiche sulla gestione del Cara. La Regione Siciliana deve ancora nominare il commissario straordinario.
“Le nostre perplessità sulla gestione del Cara di Mineo e sul modus operandi poco trasparente del sindaco, Anna Aloisi e di Paolo Ragusa, coordinatore della lista “Uniti per Mineo” – dice l’ex consigliere comunale Pietro Catania – iniziano a trovare riscontro con la richiesta di rinvio a giudizio.
“Più volte – continua Catania – abbiamo invitato il primo cittadino a rassegnare irrevocabili dimissioni perché a nostro avviso le istituzioni non possono e non devono avere nessuna presunta macchia di colpevolezza”.
“Mineo – prosegue l’ex consigliere comunale – è un paese in pieno declino politico istituzionale, ci sono stati e continuano a esserci cambi di assessori e troppi rilanci dell’azione amministrativa che non hanno dato reali benefici alla nostra comunità e si continua a sopravvivere per mantenere la poltrona o per accontentare il ruffiano di turno”.
“Sono sempre più convinto – conclude Catania – che la decisione di far sciogliere il Consiglio comunale sia stata una scelta legittima perché la politica deve dimostrare onestà e senso di responsabilità. Queste “sfumature”, purtroppo, per Anna Aloisi non hanno mai avuto rilievo istituzionale”.

S.R.

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