“Mafia Capitale” atto secondo. Il Cara di Mineo finisce  ancora al centro dell’inchiesta “Mondo di mezzo” della procura di Roma e dei carabinieri del Ros.  Sono 44 gli arresti  e  ventuno gli indagati a piede libero per gli intrecci fra politica affari e criminalità, nel blitz scattato all’alba nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Catania ed Enna. Nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Roma, sono ipotizzati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori ed altro. Contestualmente agli arresti, sono in corso perquisizioni a carico di altre 21 persone indagate per gli stessi reati.
I sospetti su appalti pilotati attorno al business dell’accoglienza ha portato a perquisizioni anche in alcuni uffici della Provincia Regionale di Catania, del Cara di Mineo e delle cooperative Sol.Calatino e Sisifo che fanno parte dell’associazione temporanea di imprese che si occupa della gestione dei servizi all’interno del centro di accoglienza richiedenti asilo del Calatino.
Le indagini delle Procure di Catania, 11 gli indagati per abuso di ufficio e turbativa d’asta, sono finalizzate a verificare se l’appalto per la gestione del Cara di Mineo, il centro più grande d’Europa, che ospita mediamente oltre 4 mila profughi, quando non dovrebbe superare i 2 mila e 500, sia stato predisposto dal soggetto attuatore per favorire l’Ati che lo scorso luglio si è aggiudicata la gara di 97 milioni di euro per gestire i servizi all’interno del centro d’accoglienza per richiedenti asilo dal 2014 al 2017.
La stessa gara che lo scorso marzo è stata giudicata illegittima dall’Autorità nazionale anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone, perché in contrasto con i principi di concorrenza, imparzialità ed economicità. Come i nostri lettori ricorderanno, componente della commissione aggiudicatrice era quel Luca Odevaine arrestato nel primo troncone di “Mafia Capitale”, l’uomo di Massimo Carminati che avrebbe permesso di far funzionare affari di milioni di euro sulla pelle dei migranti grazie agli incarichi ricoperti, fra tutti il Tavolo di coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo e membro di tutte le commissioni, a partire dal 2011, che hanno aggiudicato gli appalti del centro di Mineo.
Sull’ultima gara, quella del luglio del 2014, intercettato spiega al telefono al suo commercialista: “Pubblichiamo il bando, poi tornerò per la commissione per aggiudicarla, però diciamo che è abbastanza blindato insomma, non sarà difficile che se lo possa aggiudicare qualcun altro (si sentono i due ridere), no vabbé dai è quasi impossibile nel senso che alla fine (…) continueranno a gestirlo quelli che lo gestiscono adesso”. Chiarissimo.
Non si contano i nomi eccellenti  nelle decine di intercettazioni in cui Odevaine parla dell’aggiudicazione dell’appalto da cento milioni di euro per il Cara di Mineo. Fra questi, il più importante, quello del sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione, nella sua qualità di ex presidente della Provincia di Catania ( dunque soggetto attuatore) e di Giovanni Ferrera, direttore generale del Consorzio. Entrambi sarebbero iscritti da tempo nel registro degli indagati.
Per questo, è negli uffici della Provincia di Catania in quelli del Sol. Salatino e del cara di Mineo che gli investigatori stanno cercando ulteriori riscontri a quanto racconta Odevaine. 
Perquisizioni domiciliari e sequestro di pc sarebbero in corso anche per il sottosegretario Giuseppe Castiglione, Paolo Ragusa Sol.Calatino, Giovanni Ferrera direttore generale del consorzio tra comuni e per il sindaco di Mineo Anna Aloisi.

S.R.

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