di Salvo Reitano

Il sottosegretario nominò Odevaine consulente del centro quando era presidente della Provincia

Come avevamo annunciato, l’inchiesta  sul Cara di Mineo è arrivata ad una svolta. A dare una forte accelerazione sono state le parole del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone che la settimana scorsa, inviando gli atti alle procure di Catania e Caltagirone, aveva definito la gara dell’appalto per la gestione del centro di accoglienza “illegittima, che lede i principi di concorrenza e trasparenza”.

Ora le due Procure mettono nero su bianco e nel registro degli indagati finiscono  i primi undici nomi, seppure con posizioni diverse, alcuni dei quali eccellenti. Accanto a Luca Odevaine, l’uomo di quel Salvatore Buzzi, re delle cooperative al centro dell’inchiesta romana “Mondo di mezzo”, meglio conosciuta come “Mafia Capitale”, tra gli indagati ci sarebbe anche Giuseppe Castiglione, sottosegretario alle Risorse Agricole del Ncd, referente in Sicilia del minsitro dell’Interno Angelino Alfano, che nella sua veste di ex commissario del Cara è stato uno dei perni attorno al quale, sin dal 2010, ha girato tutta la gestione del centro.

L’indagine, per il momento parte da una ipotesi di reato che spazia dall’abuso di ufficio alla turbativa d’asta. In questa prima lista di nomi, non è escluoso che ce ne saranno altri, ci sono i vertici politici e amministrativi del Conzorzio Calatino Terra di Accoglienza, soggetto attuatore del Cara, esponenti di spicco delle cooperative che gestiscono i servizi e i funzionari che a vario titolo hanno avuto un ruolo di rilievo nell’agggiudicazione degli appalti.

Tra i nomi iscritti nel registro della procura di Catania ci sarebbero quelli di Anna Aloisi, sindaServizio Mineo_Cara 1co Ncd di Mineo, dall’anno scorso alla guida del “Consorzio calatino terra di accoglienza”, ente appaltante di una gara da quasi cento milioni di euro, il direttore generale del consorzio, Giovanni Ferrera, responsabile della gara, un architetto che sedeva nella commissione aggiudicatrice e un esponente della Cascina ristorazione, l’azienda vincitrice che secondo quanto emerso da una intercettazione agli atti dell’inchiesta su “Mafia capitale”, avrebbe pagato ad un componente della commissione “un compenso mensile di 10.000 euro al mese”.

Delicata la posizione del sottosegretario Castiglione, che nega di aver ricevuto alcun avviso, perché fu lui a nominare Luca Odevaine consulente del Cara e ad indicarlo come componente del tavolo nazionale sull’immigrazione.

Come più volte abbiamo riportato, fu proprio Odevaine, intercettato mentre parla con il suo commercialista, a tirare parlare di Castiglione. “Mi ha portato a pranzo e arrivato al tavolo c’era pure un’altra sedia vuota… e capii che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”. Odevaine dice anche di ricevere compensi per questo suo ruolo e per aver fatto arrivare al Cara di Mineo la Cascina: “Loro mi davano su Mineo 10 mila euro al mese come… diciamo così, contributo”.

Intanto continuano le verifiche delle  Procure di Catania e Caltagirone, sulla sussistenza del voto di scambio e sulle possibili infiltrazioni mafiose della gestione del Cara.‏

Dai palazzi di giustizia non trapela nulla e i magistrati mantengono il più stretto riserbo, anche perchè la fase degli avvisi di garanzia non è ancora in corso e si stanno valutando con attenzione tutte le singole posizioni.

Dicevamo dell’accelerazione impressa alle indagini dopo  l’intervento dell’Autorità Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, ma anche dalle dichiarazioni del presidente della commissione nazionale Antimafia, Rosy Bindi, che a Siracusa al termine del’audizione dei magistrati impegnati nell’inchiesta, ha parlato di “illegittimità macroscopica” perchè “la stazione appaltante avrebbe dovuto accorgersene già da tempo”.

Di quell’appalto abbiamo riferito più volte, così come abbiamo sviscerato il ruolo di Luca Odevaine, nel contesto affaristico e criminale che parte da Roma e come un’autostrada porta a Mineo.

Sulla carta semplice consulente del consorzio di comuni “terra di accoglienza, in realtà Odevaine è stato il fulcro di tutto, il grande manovratore degli appalti. Ciò che lascia perplessi è il suo stipendio, insignificante rispetto al fiume di soldi che scorre intorno al business dell’accoglienza: poco meno di sette mila euro nel 2014, per sei mesi, e quasi tredicimila euro per il 2015, prima di essere sospeso dall’incarico perchè finito agli arresti a seguito dell’inchiesta “Mafia Capitale”.

Da notare che il grande “protagonista” degli appalti fu assunto da una commissione presieduta dal direttore del consorzio, Giovanni Ferrea, quest’ultimo responsabile unico del procedimento, che con Odevaine era componente della gara di appalto aggiudicata il 30 luglio 2014 all’unico concorrente al quale vengono riconosciuti i requisiti per partecipare: un’Ati della quale fanno parte i consorzi di cooperative sociali “Sol.Calatino, Sisifo, Casa delle Solidarietà, La Cascina Global Service, Senis Hospes, la Pizzarotti &C spa e il Comitato provinciale Croce Rossa di Catania. Il ribasso, irrisorio: 1,00671% su una base d’asta di 97.893.00 euro. Qualcosa non torna. Con questo non vogliamo dire a priori che sono state fatte operazioni illegali. Ci stanno pensando le procure di Catania e Caltagirone a fare chiarezza. Noi ci limitiamo a riportare i fatti.

“Il sottosegretario Giuseppe Castiglione si dimetta. Non può restare un minuto di più al suo posto dopo l’inchiesta a suo carico. Se non lo farà lui, deve essere Renzi a revocare il suo incarico”. Lo afferma la senatrice del Movimento 5 Stelle Ornella Bertorotta che sul caso − che ha fatto scattare le indagini per abuso d’ufficio e turbativa d’asta sull’appalto per la gestione del Centro d’Accoglienza di Mineo − nei mesi scorsi ha presentato due interrogazioni. “La prima firmata insieme ad altri 15 colleghi del Movimento 5 Stelle era stata depositata il 16 dicembre 2014 − spiega la Bertorotta − l’ultima lo scorso 10 marzo”. “Castiglione non può rimanere al suo posto. Deve dimettersi immediatamente. Renzi non ha nulla da dire sul suo sottosegretario? Deve revocare l’ incarico”, attacca la Bertorotta. “Nei giorni scorsi l’Autorità anticorruzione guidata da Cantone ha inviato ai magistrati siciliani la documentazione sulla gara di appalto per il Cara di Mineo, da cui emerge che a giudizio dell’Authority la gara è illegittima e lede i principi di concorrenza e trasparenza. Di fronte a tutto questo il governo non può più far finta di nulla” conclude la Bertorotta.

S.R.

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