Salvo Reitano

Il re delle cooperative, interrogato dai pm, tira in ballo anche Alfano e Lupi sul business dei centri d’accoglienza. “Il sottosegretario alle Politiche Agricole ha fatto 400 assunzioni a Mineo”. Nei verbali mazzette finanziamenti e favori. 

Era stato chiaro, chiarissimo, Salvatore Buzzi, dinanzi ai giudici che avevano ordinato “Mafia capitale”. La sua frase «sul Cara di Mineo casca il governo» si comprende meglio solo adesso, leggendo le oltre 300 pagine dei verbali degli interrogatori pubblicati oggi da tutti quotidiani nazionali.
Se per un attimo proviamo a distogliere lo sguardo  da Roma, abbiamo la visione di un progetto più  ampio e ambizioso. Per Massimo Carminati, e chi lo rappresentava a pieno titolo con la sua “faccia pulita”, Salvatore Buzzi, il Mondo di Mezzo non finiva al Grande raccordo anulare della capitale. Puntavano a prendersi il centro di accoglienza più grande d’Europa, quello di Mineo.
Hanno fatto di più: sono scesi in Calabria a fare patti con il clan Mancuso, si sono spostati a Londra per investire in società immobiliari, sono accusati di aver portato capitali in Svizzera, in Liechtenstein, a San Marino dove c’è una finanziaria, la Fidens Project Finance, indagata nel procedimento. Si sono comprati sindaci e appalti nella cintura dei comuni attorno a Roma e poi hanno preso l’autostrada per il sud. Mafia Capitale, dunque, non era solo capitale. Era qualcosa che non aveva confini.Schermata 2015-08-06 alle 19.17.24
È lo stesso Buzzi a raccontare e chiarire il senso di quella frase in uno dei cinque interrogatori resi tra giugno e luglio al pm Paolo Ielo e al procuratore aggiunto Michele Prestipino ai quali ha svelato il diffuso «sistema» della corruzione della politica in cambio di appalti e favori
L’interrogatorio,  partito dagli appalti del Comune di Roma, a un certo punto vira deciso alla gara di Mineo, per la quale è indagato il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione. Anche di lui parla Buzzi. Molte delle cose che il  re delle cooperative racconta su Mineo, sostiene di averle sapute da Luca Odevaine. E racconta del “famoso pranzo” con la sedia vuota della quale Castiglione avrebbe detto che era per “quello che deve vincere la gara”. Una sedia che poi, racconta, sarebbe stata occupata.
Parla a ruota libera l’ex socio di Carminati, presidente della cooperativa “29 Giugno”. Parla del PD romano, dei finanziamenti e delle mazzette e soprattutto si sofferma sul sistema messo in atto a Mineo.
E’ a conoscenza di molti particolari, Buzzi, che gli sono stati riferiti da Luca Odevaine e da Francesco Ferrara, vice presidente della cooperativa “La Cascina” .
Buzzi racconta di Odevaine, che prendeva 10mila euro al mese dalla cooperativa “La Cascina” che gestisce il Cara perché gli faceva vincere le gare e dei 100mila euro che gli doveva dare la coop bianca, in ritardo a suo dire di dieci mesi nei pagamenti. Parla dei rapporti di Ferrara con Maurizio Lupi e Castiglione, “al quale finanziavano le campagne elettorali, perché lui il ministro è vicino a Comunione e Liberazione quindi aveva messo in contatto…”. Il re delle cooperative aggiunge che Lupi li aveva messi in contatto con Pizzarotti, il proprietario del residence individuato dal governo per ospitare alcune migliaia di migranti.
caradimineo3Ma Buzzi va oltre. Parla dell’assegnazione dell’appalto per la gestione del Cara che era nelle mani del sottosegretario del Ncd Giuseppe Castiglione, all’epoca dei fatti presidente della Provincia di Catania quale soggetto attuatore.
“Poi c’avevano un rapporto diretto addirittura con il ministro Alfano”, continua Buzzi. Il pm gli chiede di essere più chiaro. “Significa – riprende Buzzi – che lo conosceva, c’aveva rapporti diretti con Alfano, avevano creato un sistema giù in Sicilia, intorno a Mineo, che è un sistema perfetto perché la gara che consegna ad Odevaine consente di distribuì i soldi a pioggia sul territorio. Nel senso che i comuni venivano premiati con circa due, tre milioni di euro, non lo so, però è tutto in chiaro, da lì…. Centro di accoglienza di quelle dimensioni in un territorio così piccolo”.
I pm insistono sul ruolo di Lupi: “Lupi li mette in contatto con Pizzarotti, loro se c’avevano problemi potevano rivolgersi addirittura al ministro, il presidente de “La Cascina” conosceva il ministro, ‘quindi a noi che ce frega’ ”.
Ai magistrati interessa il ruolo del ministro Alfano e quello dell’ex ministro Lupi e vogliono sapere se per questa gara sono arrivati per loro benefici economici. Ma Buzzi frena: «Assolutamente no».
Al sottosegretario Castiglione, invece, Buzzi attribuisce un “ruolo di mediatore politico”: “Mette insieme nove comuni, destina 400 assunzioni a 9 comuni, lì so 400 persone che lavorano”.
Al pm che chiede a Buzzi come avvenivano le assunzioni, Buzzi stesso risponde: “Tutti i sindaci ci avevano segnalato parenti e amici”. Su questo fronte, il fronte “parentopoli”, va ricordato che la Procura di Caltagirone ha già aperto un’inchiesta, con sei indagati accusati di istigazione alla corruzione e corruzione in atti d’ufficio, tra questi, oltre a Castiglione, l’ex sindaco del comune in provincia di Catania Giuseppe Mario Mirata, l’attuale primo cittadino Anna Aloisi e l’ex presidente del consorzio Sol Calatino, Paolo Ragusa. Insieme a loro sono indagati altri due amministratori comunali nella città che ospita il Cara: il consigliere e assessore comunale Luana Mandrà e l’ex assessore comunale Maurizio Gulizia. Inchiesta che il procuratore Giuseppe Verzera dice di essere a buon punto e alla luce degli ultimi fatti appare scontata l’acquisizione dei verbali con l’interrogatorio di Salvatore Buzzi.
Alla fine si torna a quella frase sconvolgente, “sul Cara di Mineo casca il governo”. Il procuratore aggiunto Prestipino chiede a Buzzi di chiarire. E lui di rimando: “Bè, il fatto che il ministro Lupi mette in contatto “La Casci\na” con Pizzarotti, che Castiglione è coinvolto così pesantemente nella cosa qualche fibrillazione…. Poi è una frase ad effetto, io ne dico tante, quindi… È una questione politica…”.
Allora Lupi prendeva soldi dalla Cascina per metterla in contatto con Pizzarotti, incalza il pm? “Questo me lo dice Odevaine che il gruppo La Cascina finanziava, mo saranno stati in chiaro, Comunione e Liberazione e Ncd che erano organici all’Ncd”.
La vicenda appare sempre più complicata. C’è di tutto: Le assunzioni di parenti e amici, le tangenti per ottenere gli appalti, i finanziamenti delle campagne elettorali.
Accuse alla politica che già hanno scatenato smentite e querele e riacceso le polemiche sulle infiltrazioni criminali. Salvatore Buzzi conosce i mille intrecci della politica e quando parla ha chiari ruoli, nomi e posizioni. Insomma, per usare una sua metafora, sa bene “come mungere la mucca”. E a Mineo la “mucca” daveva dare tanto latte.

S.R.

 

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