“Adesso tutti bravi a dissociarsi, ma solo in 5 votammo contro proponendo modello migliore”

RAMACCA – “Oggi, per quanto riguarda i fatti legati al “business dell’accoglienza” venuto alla luce sul Cara di Mineo, diversi politici e amministratori siciliani fanno a gara a dissociarsi, a giustificarsi e in alcuni casi addirittura ad ergersi a paladini della legalità. Compresi quei partiti che governano sia a Roma che in Sicilia e che tutt’ora hanno le mani in pasta, con membri nel Consiglio di Amministrazione e quant’altro”.
Non usa mezzi termini e non le manda a dire  Giannantonio Malgioglio, ex sindaco di Ramacca e attualmente dirigente provinciale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.
“Peccato però – prosegue –  che in tempi non sospetti, cioè nel 2011 quando si prospettava l’apertura del centro, fummo solamente 5 su 15 i sindaci del Calatino ad opporci e a proporre un modello di integrazione vero, ma soprattutto sostenibile per le nostre comunità e i nostri cittadini”. “Allora votai – prosegue Malgioglio – assieme agli ex colleghi sindaci Castania, Compagnone, Pirotti e Pignataro, contro la proposta illustrataci dall’allora ministro dell’Interno Maroni, al quale inviammo anche una lettera, facilmente rintracciabile online sui giornali di quel periodo, nella quale scrivevamo testualmente: Il modello Mineo non risponde all’idea che abbiamo consapevolmente maturato, sulla scorta dell’esperienza di effettiva integrazione portata avanti nelle nostre comunità. Non ci piace che almeno duemila persone vengano deportate in un luogo senza i necessari presidi e senza vere opportunità di inclusione, in una condizione di segregazione che potrebbe preludere da un lato a rivolte sociali, dall’altro indurre alcuni di loro, a fronte di una stragrande maggioranza pacifica e ispirata alle migliori intenzioni, a mettere a dura prova le condizioni di sicurezza del territorio. Al di là dei buoni propositi, al Residence degli Aranci si rischia di innescare una bomba sociale dalle enormi proporzioni, a scapito dei rifugiati stessi, delle nostre popolazioni e di quanto esse hanno sin qui realizzato per un’accoglienza sostenibile ed efficace”.
“Ci dichiarammo, inoltre, disponibili ad accogliere sino a 400 immigrati, secondo una distribuzione equa e assorbibile, e non come succede oggi al Cara: un centro che potrebbe ospitare un massimo di 2 mila persone, ma che se ne ritrova ormai ben 4 mila, per altro nel territorio di un Comune di 5 mila abitanti”.
“E’ logico – conclude Malgioglio – che così non può funzionare, che non può esserci integrazione, che si rischia di esasperare la popolazione locale e che qualcuno si possa arricchire in maniera illecita sulla loro pelle”.

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