Da Forza Nuova e Alba Siciliana Mineo riceviamo e pubblichiamo

Da mesi le comunità del Calatino e in particolare il paese di Mineo sono al centro di una inedita e sempre più intensa attenzione dei media. Microfoni e telecamere sollecitano quasi ogni giorno intorno a un unico argomento la politica locale e la cittadinanza: la questione dell’accoglienza e i suoi risvolti criminali. Si parla di appalti irregolari, di lavoratori assunti nel Cara attraverso il voto di scambio, di servizi inadeguati ai richiedenti asilo con spese gonfiate rispetto ai reali costi, di una insufficiente vigilanza nella struttura che ha consentito l’annidarsi di bande arricchite dal traffico di esseri umani e il diffondersi di comportamenti illegali al suo interno e fuori, tanto da mettere a rischio anche l’incolumità degli abitanti, degli agricoltori e dei richiedenti asilo.
L’immagine del territorio Calatino continua a consolidarsi in un quadro di dilagante corruzione politico-sociale orribile, disonorevole e devastante agli occhi dell’Italia intera. Le prospettive di sviluppo economico ne vengono compromesse forse senza possibilità di ritorno. D’altra parte, lo spettro delle inchieste continua a coinvolgere tutto e tutti, mentre chi ricopre cariche gestionali e dirigenziali mantiene la possibilità obiettiva di persistere nei comportamenti illeciti a tutti i livelli. L’esperimento del Cara più grande d’Europa è fallito e al più presto andrà chiuso per evitare ulteriori problemi, ma le Istituzioni locali rimangono immobili, tutti i responsabili si rifiutano di fare un passo indietro, a partire dai componenti del Consorzio dei Comuni, soggetto attuatore del Cara presieduto dal sindaco di Mineo.
I processi e le sentenze non dovrebbero avvenire nelle pubbliche piazze – né fisiche, né virtuali – ma all’interno dei tribunali e secondo le regole del processo, con le dovute garanzie per le parti coinvolte. Invece nel caso del Cara di Mineo esistono da tempo due verità parallele: da un lato l’insieme abbastanza coerente di tutte le voci, testimonianze e informazioni raccolte dai giornalisti italiani e stranieri, mentre dall’altro c’è una inchiesta giudiziaria della quale si conosce l’esistenza da mesi se non da anni ma che rimane dagli ingnoti contorni e va avanti, tuttora inaccessibile fino a che non verranno chiuse le indagini preliminari.
Fermo restando il dovuto rispetto dei tempi e delle modalità operative della Magistratura, si deve però rilevare come lo stato di cose fin qui evidenziato è di per sé stesso un problema prioritario per la condizione di incertezza generale che produce. Si guardi anche ai prossimi appuntamenti elettorali amministrativi, con la centralità che inevitabilmente le vicende connesse a “Mafia Capitale” e al business dell’accoglienza avranno nei dibattiti della campagna elettorale. Ombre di sospetti, veleni, accuse reciproche con l’effetto di favorire la sfiducia e il distacco dei cittadini e elettori dei Comuni a danno degli strumenti e delle forme della democrazia.
È importante allora che da parte delle Autorità inquirenti sia data al più presto risposta, con chiarimenti e delucidazioni ufficiali, atti pubblici inequivocabili tali da porre un freno alle derive mediatiche e ai danni che possono derivarne all’integrità e onorabilità di persone e cose.

Scrivi