CARINI – Nell’ambito della manifestazione “Un’Estate con SiciliAntica” si terrà lunedì 11 agosto 2014 alle ore 11,00 nel territorio di Carini la visita guidata alla Grotta dei Puntali. Per informazioni Tel. 346.8241076. L’appuntamento è davanti la sede della Riserva. L’iniziativa, prevista inizialmente alle ore 21,30, è stata anticipata per necessità interne del personale della Riserva.

La Grotta dei Puntalgaetano giorgio gemellaro, i rappresenta una delle emergenze naturalistiche più interessanti della Sicilia occidentale, in quanto racchiude in sè testimonianze di alta valenza scientifica e storica legate a molteplici aspetti. Un vero e proprio scrigno contenente testimonianze paleontologiche ed archeologiche oltre a numerose peculiarità faunistiche altrove raramente riscontrabili. I reperti raccolti fin dall’800 sono oggi custoditi presso il Museo Archeologico “A. Salinas” ed il Museo di Geologia “Gaetano Giorgio Gemmellaro” dell’Università di Palermo. Dal punto di vista più strettamente naturalistico, il sito rappresenta un importante stazione per la sopravvivenza di una colonia polispecifica di chirotteri, specie di interesse comunitario in pericolo di estinzione.

La Grotta dei Puntali si apre nella roccia calcarea mesozoica delle falde di Monte Pecoraio, in territorio di Carini a circa 90 metri s.l.m. e a meno di un chilometro di distanza dal mare. Si tratta di una cavità a sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 110 metri di lunghezza e 15 metri di larghezza, impostata su due livelli differenti collegati da pozzi non molto profondi. All’esterno della cavità sono ben visibili due solchi di battente, che testimoniano un’antica presenza del mare, mentre all’interno i segni delle ingressioni marine sono meno evidenti e prendono, invece, campo quelli dovuti ad un’intensa attività carsica. Il piano di calpestio della grotta è costituito da un deposito grigio brunastro interessato, in alcuni punti, da fessurazioni di disseccamento contornate da efflorescenze biancastre. Le pareti e le volte sono ricoperte da una fitta rete di vermiculazioni argillose note come “pelle di leopardo”. A circa 30m dall’ingresso la cavità presenta un deposito di colore bruno giallastro, contenente frammenti di zanne di elefante. La grotta nota per aver restituito numerosi resti fossili appartenenti ad una fauna continentale pleistocenica è ancora oggi di grande interesse per la ricerca scientifica; inoltre la cavità è stata oggetto di studio per il contenuto paleontologico, documentato da rinvenimenti che vanno dal paleolitico superiore all’età del bronzo. L’iniziativa si tiene in collaborazione con la Riserva Grotta dei Puntali.

 

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