di Francesco Liotta

Si definisce “un marketer pentito”, afferma che la sua vita ha avuto due fasi, la prima seria e la seconda più creativa quando si è scoperto, quasi per caso, per una sfida con suo figlio, un raccontatore di storie.

Carlo Barbieri (palermitano doc anche se ha vissuto tra il Cairo, Teheran e Roma) è stato ospite, nei locali di Mignemi Mastro Fornaio di Catania, intervistato dal nostro direttore Daniele Lo Porto e da Tino Sciuto, segretario Rotary Club Catania Sud Est.

La sua ultima “piacevole” fatica è “Il morto con la zibiba” (Todaro editore) che sancisce il ritorno del commissario Mancuso, sbirro siciliano, molto legato alla propria citta ma con un’ampia visione del mondo.

La storia in cui si muove il nostro commissario è un intrigo internazionale, in cui sono coinvolte le grandi organizzazioni operanti nel Mediterraneo Al Qaeda e la nostra Mafia, i servizi segreti e fantomatici imprenditori.

In questa storia Barbieri, mette molte delle sue carte in tavola, l’amore per la sua Palermo, il gusto dell’indagine, il gioco delle parti, ma nel contempo la curiosità di posti esotici di cui evidenzia profonda conoscenza. Tutto questo seguendo uno stile di narrazione leggero e intrigante, dipingendo l’umanità delle persone, anche di piccolo ruolo nella storia, (Ashim, lo zio di Salvatore) che rivelano il colore candido dell’amore, ma anche la tinta fosca e becera di coloro che, per il potere e la ricchezza, pèrdono qualsiasi connotazione umana e si lasciano trasportare nei più grandi abissi del malaffare.

Ha ragione l’autore, quando afferma che la Sicilia non è terra di indefiniti chiaroscuri, questa isola è foriera di toni forti, bianco o nero, bene e male che, però, anche se si perdono nei meandri della quotidianità rimangono saldi in ogni situazione e, il suo Mancuso, è l’espressione di colui che si barcamena tra queste dicotomie tirando fuori, a seconda della situazione quasi in maniera inconscia, ora la sua anima di sbirro ora quella da uomo.

In un capoverso, durante una conversazione tra Mancuso e li vice questore Mangano, Carlo Barbieri scrive “I due uomini si taliarono. Sembrava uno sguardo neutro, ma erano siciliani tutti e due”. Forse è qui l’essenza di tutto, l’appartenenza marchiata a fuoco sull’anima. A questo punto rimane solo un quesito, riuscirà il nostro commissario a trovare quella pace che ne deriva dall’amore di una donna? Che fine farà la storia con Giuliana? Questo lo potremo sapere solo alla prossima indagine. Per il momento arrivederci Franco Mancuso.

Francesco Liotta

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