di Elisa Guccione

CATANIA – La nostra città ha bisogno di risvegliare la sua grande voglia di comunicare ed esprimere il meglio della sua anima. Riscopriamo parte di quella Catania assopita e in parte dimenticata con il poeta Carlo Trovato. L’autore appartiene all’ultima generazione poetica catanese, quella che si è formata attraverso le pagine di “Arte e Folklore di Sicilia” e che per mezzo della nostra lingua madre, il dialetto, ha saputo esprimere la quotidianità di ogni giorno utilizzando sapientemente il siciliano come strumento di comunicazione. L’incontro con la poesia e la consequenziale voglia di scrivere avviene grazie ai sublimi versi di Ignazio Buttitta. Le sue pubblicazioni riflettono uno spirito giovane, entusiasta e intento a far conoscere alle nuove generazioni le radici e le tradizioni della nostra terra. Giudizi favorevoli come quelli di Edocle Lessini, Rino Giacone, Salvatore Camilleri hanno accompagnato la sua produzione letteraria. Adesso è reduce dalle fatiche letterarie della sua ultima creatura poetica, “Zicchinetta”; un libro di poesie ricco di passione, sentimento e intense riflessioni sulla vita e sulla condizione umana paragonando il cammino di ogni singolo uomo all’incognita e all’azzardo di un gioco a carte.Carlo_trovato

–  Da quanto tempo scrive? Come ha scoperto la sua vocazione alla poesia?

«La mia è stata una scoperta avvenuta per caso. Un giorno lessi un libro di poesie di Ignazio Buttitta. Mi scoppiò una bomba nel cervello, mentre leggevo provavo sensazioni incommensurabili. Assaporavo, inconsciamente, i miei pensieri. Da Buttitta ho capito che esisteva un qualcosa di magico come la poesia e da quel momento ho scritto le prime cose. Vincere il Premio Ignazio Buttitta e classificarmi al primo posto con il mio libro “Zicchinetta” , per me, è stato come paragonare quella vittoria, che mi ha dato tanto, ad una simbolica stretta mano con il grande poeta».zicchinetta

– Qual è stata la motivazione che l’ha spinta a scrivere in lingua siciliana?

«Non saprei fare altrimenti. Non mi azzarderei a scrivere in lingua, perché la mia scuola è stata la strada. Non scrivo per scelta razionale, perché è una condizione naturale. Nel dialetto m’identifico; ho avuto il privilegio di essere nato nella zona più antica e bella della città. Sono un “civitoto”, ho respirato sin da subito i colori e i sapori della Catania di Martoglio. Ho attinto dal latte materno del mio quartiere e della mia gente il mio modo di scrivere».

–  Spesso nascono delle associazioni culturali che si nascondono dietro la bandiera della cultura per fini politici e non letterari. La Sicilia, Catania in particolar modo, è invasa da questo tipo di realtà. Cosa ne pensa di tutto ciò?

«Chi istituisce qualcosa del genere è sempre mosso da interessi particolari e spesso non solo culturali; infatti alcune associazioni vivono grazie ad aiuti politici ed economici. Tutto ciò non mi piace; infatti vincere un premio, oggi, è sempre più difficile, soprattutto, se in palio c’è del denaro».

– Proliferano concorsi poetici di ogni tipo. Lei è stato membro di giuria di alcuni concorsi. Come si fa a giudicare e capire se una poesia è veramente valida?

«Giudicare una poesia è sempre una cosa soggettiva, ma si percepisce da un verso scritto bene, dall’emozione che lascia dopo averla letta se la poesia è degna di merito e di vincere».

-Come nasce una Poesia? Come si scrive?

«Una poesia nasce da una sensazione, da una frase, da un atteggiamento. Quando scrivo non mi accontento mai del primo risultato. Correggo sempre il testo, perché c’è sempre qualcosa che rimane dentro che deve essere spiegata o corretta. Per me la poesia non è mai un’opera finita; infatti sto rifacendo un’altra edizione di “Cazzicaledda”, il mio primo libro, con correzioni a distanza di ben trent’anni. Cazzicaledda ha vinto il premio Marineo premiato direttamente da Buttitta, mentre “La radica di lu tempu” è stato premiato a Prizzi nel 96. Nel 2009 ho presentato il mio terzo pezzo di vita, Zicchinetta, che ancora oggi mi dà tante soddisfazioni».

-Cos’è per Carlo Trovato la Poesia?

«Sicuramente è una valvola di scarico. È una specie di virus che s’insidia nel sangue e fa scoprire sentimenti che non si pensa di avere. Una sorta di metamorfosi, che mi ha arricchito personalmente. Quando riesco a trasmettere un’emozione mi sento appagato. Ovviamente è difficile dare una vera definizione di Poesia».

Elisa Guccione

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