‘L’eccezione’ (Universal) è il nuovo, elaborato album di Carmen Consoli. Un titolo che ha del filosofico e che riporta l’attenzione su molti aspetti della vita del singolo nella società odierna, vista dagli occhi della ex ‘bambina impertinente’ che non meno di un anno fa suonava con i musicisti dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma.

<Credo che l’eccezione rappresenti oggi un elemento di disturbo per chi non vuole mettersi in discussione – racconta Carmen Consoli, classe ’74, siciliana di Sant’Alfio in provincia di Catania – L’eccezione riguarda chi vuole cercare un’altra via, rispetto a una omologazione imperante cui la società vorrebbe sottometterci>.

(Rock d’autore e melodie anni Sessanta, il sesto album della cantautrice catanese non arriva immediatamente all’orecchio ma coinvolge dopo ripetuti ascolti. Molte le storie raccontate con garbo, e tutte roteano intorno all’individuo, alle sue solitudini e manie, alla difficoltà di prendere una strada diversa.

<Anche a me piacerebbe restare al mio paese, a Sant’Alfio, con mia madre che fa lo sformato e mio padre che mi guarda orgoglioso. Ma c’è sempre un momento in cui bisogna fare le valigie, partire significa rimettersi in discussione: per scrivere ho bisogno di nuove esperienze, di nuovi sguardi e sorrisi, di nuove conoscenze.

Le dodici storie hanno forti richiami all’oggi: insinui riferimenti politici?

No, perché i riferimenti politici li faccio in privato! Certo me la prendo con una società che predica l’individualismo esasperato, che devi essere sano, che continua a dirti che se stai bene con te stesso stai bene anche con gli altri, che ti comunica la moda di essere single. In ‘Matilde odiava i gatti’ e ‘Moderato in re minore’ racconto due storie di una solitudine agghiacciante, che riguarda purtroppo molte persone, oggi. Matilde assomiglia molto alla ‘Contessa miseria’ dell’album ‘Mediamente isterica’: è una donna piena di fobie, che diventano poi ossessioni pericolose, tanto che arriva a uccidersi. Odia i mobili di formica, le bambole di porcellana o nanetti in giardino, come me del resto. Forse è una donna un po’ snob, ma è frutto di questa società.

Chi è l’uomo di ‘Moderato in re minore’?

E’ l’altra faccia della solitudine: un professore che vive da solo ma che prova imbarazzo con i propri alunni, a Natale, perché si rende conto di essere ogni anno più solo. Non è però un uomo inaridito, né ha intolleranze, come Matilde: è più positivo di quanto si pensi, gli manca una compagna a fianco, ma non fa pagare a nessuno il suo problema.

L’album è nel complesso molto malinconico o triste nei contenuti…

Sì, è vero. Ho capito nel tempo che quando ho motivo di essere molto felice in realtà vivo subito la nostalgia di quel momento, è come se mi proiettassi nel futuro e vivessi la precarietà di quello stesso momento di presente che in realtà sto vivendo. Nella mia felicità c’è sempre una punta di malinconia. E’ una caratteristica dei siciliani, il cui umorismo è sempre velato di tristezza; non è comicità perché non ha dentro la tragedia, come la donna che va dal chirurgo plastico a rifarsi il corpo, perché dietro tutto questo sta vivendo un dramma.

C’è anche una particolare attenzione per le manie, le isterie della gente: perché?

Devo ammettere che I’isteria è una peculiarità solo femminile, l’uomo non la manifesta nel modo in cui le donne sono capaco. Ammetto tanti pregi ma quando la donna ha il panico è sempre l’uomo che tiene botta…non voglio fare un discorso troppo filosofico, ma ci sono dinamiche fisiche che portano a questo. In realtà parlare di manie e di isterie è un modo per dire che questa società predica un messaggio iper positivo, di esaltazione dell’individualismo, che alla fine porta a rovinare molte persone.

‘L’eccezione’ manifesta attaccamento alla terra e alla famiglia. C’è desiderio di fare casa in un luogo?

La terra mi ha ispirato perché questo album è nato da giorni di lavoro con musicisti e collaboratori in una casale dell’Ottocento alle pendici dell’Etna, con tanti alberi da frutto sui quali ci arrampicavamo per prendere ciliegie e fichi. La mia famiglia purtroppo la vedo poco, e quando torno cerco di godermela. Sant’Alfio è il paese in cui ho scelto di invecchiare.

Ecco perché il brano ‘Fiori d’arancio?…

Questa storia di donna, che aspetta uno sposo che non arriva mai, è la metafora dell’abbandono, la stessa che ho cantato in ‘Ultimo bacio’. Nello scriverla ho pensato a una famiglia siciliana, al fatto che la famiglia della sposa si occupa di costi, ma è anche tesoriera della dignità e dell’orgoglio. Una donna che aspetta all’altare, fatto di per sé già strano, è di per sé uno scandalo. C’è tristezza perché restano i fiori e il prete, mentre il padre prevede un triste futuro con la figlia da maritare e i regali da restituire. Ma chi pensa alla tristezza della ragazza, che ascolta il requiem invece della marcia nuziale?

Fin da ‘L’anfiteatro e la bambina impertinente’ la direzione è sempre più internazionale: quale è la prossima meta?

Un album per il quale ho già terminato la versione inglese di alcuni pezzi contenuti ne ‘L’eccezione’, tra cui la versione ‘Mathilda hated Tom Cat’. Tentiamo questa strada dopo le esperienze del tour dell’anno scorso in tutt’Europa, che ha dato risultati incoraggianti. Gli altri sono ‘April showers’ (‘Pioggia d’aprile’, dedicata a Aci Trezza), ‘Wedding day’ (‘Fiori d’arancio’) e due inediti.

Oltre all’inglese c’è anche il siciliano, lingua di ‘Masino’…

In realtà è catanese, che è diverso dallo standard! Comunque ho voluto fare anche questo esperimento, ispirandomi a una giornata trascorsa a raccogliere ciliegie. E’ stato un modo per parlare della Sicilia, delle superstizioni, di alcuni tratti culturali che abbiamo nel nostro dna.

fonte: mybestlife.com

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