Al porto di Pozzallo continuano a giungere le “carrette del mare”. Trasportano ammassate come bestie migliaia di uomini, donne e bambini che dal Nord Africa intraprendono  un difficile viaggio della speranza verso l’Europa. Nel piccolo centro marinaro ibleo siamo in piena emergenza sociale e sanitaria.

Quì il Centro di prima accoglienza potrebbe ospitare al massimo 175 persone, ma è costretto a riceverne 700 e oltre in condizioni disumane sul piano igienico e logistico, mentre anche altri edifici pubblici (il Palazzetto dello sport, le scuole ) vengono requisiti o allertati dalla Protezione Civile per fronteggiare il flusso incontenibile di clandestini e rifugiati.

Anche l’ordine pubblico è ormai a rischio: centinaia di disperati pur di non farsi identificare preferiscono disperdersi vagabondando per le campagne alla ricerca di cibo e alloggio, bande di minori scorazzano per le vie di Pozzallo chiedendo elemosina e minacciando i coetanei , mentre le forze dell’ordine sembrano insufficienti o comunque impotenti a garantire la legalità sul territorio.

La paura della peste postmoderna si diffonde tra la popolazione. All’Ospedale Maggiore di Modica sono ricoverati adulti appena sbarcati affetti da tubercolosi, Aids, scabbia; a Modica, nel timore di contrarre malattie infettive,  i genitori  non vogliono far salire i propri figli sugli autobus di una gita scolasica, che nei giorni precedenti erano serviti per trasferire gli immigrati.

Le istituzioni sono assenti, il Sindaco di Pozzallo è praticamente solo, la Prefettura emana ordini inefficaci come le grida di manzoniana memoria. La Regione siciliana latita del tutto. L’Italia appare lontana, con il suo teatrino politico e con le improbabili riforme renziane.

L’Unione Europea ci guarda indifferente, non sono “affari “suoi. E le carrette del mare corrono il Mediterraneo.

 

Uccio Barone

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