di Giuliana Avila Di Stefano e Alberto Molino

Catania oggi è stata travolta da forti raffiche di vento e, così come accade quando piove in modo superiore al normale, la città si è trovata impreparata. Molteplici le chiamate ai vigili del fuoco, incidenti e disagi. Al momento, per fortuna, non si registra nessun incidente grave, sennonché gli infortuni irreparabili per i catanesi potevano essere davvero molti, alcuni dei quali dovuti all’incuria e alla mancanza di controllo. Una di queste potenziali tragedie ci è stata segnalata da due nostre lettrici, Paola Parisi e Veronica Pandetta, che da brave cittadine hanno informato i vigili del fuoco e i tecnici della ditta appaltatrice di un cartello pubblicitario sito in Corso dei Martiri della libertà, l’arteria stradale che collega la Stazione con il centro storico della città di Catania. Il cartellone, infatti, a causa del forte vento s’inclinava ripetutamente, rischiando di invadere il corso e le auto, una di queste posteggiata sotto di esso. Corso dei Martiri, a prescindere dalle condizioni climatiche odierne che hanno causato pericolo ai suoi abitanti e passanti, pur essendo zona centrale e piena di uffici, è comunque abituata al degrado: la poca pulizia, le prostitute presenti nelle vie laterali e molto altro, rendono il quartiere “area a rischio”, nonostante le promesse di migliorie fatte dalle varie amministrazioni che si sono susseguite nella città etnea.

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Finché a Catania non prenderà vita un’amministrazione comunale in grado di sbloccare i lavori per la riqualificazione dell’intero quartiere, scempio e abominio nel cuore dell’agglomerato metropolitano più grande della Sicilia Orientale, le condizioni non potranno fare altro che peggiorare. Stancanelli, prima delle elezioni, promise che i lavori si sarebbero svolti. Così non è stato; l’assessore all’urbanistica Di Salvo, tra l’altro, dopo l’insediamento di Bianco, in una precedente, ma recente, intervista a Scarp de’ tenis, ha dichiarato che non esiste più una data per l’inizio ufficiale dei lavori (nel frattempo il progetto è stato rivisto dalla nuova giunta, ndr) e che la situazione è completamente bloccata. «L’amministrazione non può obbligare il privato a intervenire per la costruzione di un’opera pubblica», queste le esatte parole dell’assessore. La ferita sanguinante del vecchio San Berillo, auspicando all’intera cittadinanza che non ci siano morti e feriti a causa di crolli o per la criminalità diffusasi nell’area, per ora (sono trascorsi più di cinquant’anni) continuerà a sanguinare senza prospettive future.

Giuliana Avila Di Stefano

Alberto Molino

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