CATANIA – L’applicabilità della cedolare secca va estesa anche ai Comuni vicini ai centri urbani più grandi. Così si avrebbero avrebbe immediati benefici non solo a favore dei proprietari quanto, soprattutto, a favore degli inquilini che potranno così contare su un canone calmierato e su un contratto regolare.

Il Sicet di Catania, sindacato degli inquilini aderente alla Cisl, rilancia la richiesta fatta a livello nazionale per il territorio etneo, perché la norma sia estesa anche ai Comuni che non rientrano nell’elenco stilato ormai dieci anni fa dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica.

«La “Cedolare secca” – spiega Carlo D’Alessandro, segretario generale del Sicet etneo – prevede che la tassazione agevolata sia applicata esclusivamente ai contratti stipulati secondo le disposizioni contenute negli articoli 2, comma 3, e 8 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni indicati nell’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61». «A questi – continua – vanno aggiunti gli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Cipe. Ma è auspicabile che il legislatore estenda l’applicabilità della norma anche ai comuni che non rientrano nell’elenco, eventualmente escludendo solo quei comuni con meno di 5mila abitanti». Altrimenti, nel territorio dei comuni diversi da quelli espressamente contemplati dalla norma, l’aliquota agevolata, nel caso in cui le parti convengano per adottare il contratto a canone concordato, non è applicabile.

In provincia di Catania sono esclusi comuni come Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Zafferana Etnea. E può succedere che, in comuni del tutto omogenei e persino confinanti, separati solo da una strada, chi ha la fortuna di avere l’immobile nel comune “giusto” possa avvalersi dei benefici previsti dalla normativa a discapito del dirimpettaio che si trova dal lato sbagliato della strada. Succede, ad esempio, tra Acireale e Aci Catena. Per D’Alessandro, «la ragione di tale esclusione non è del tutto chiara, se non per sterili ragioni di cassa abbiano. Oggi, però, la crisi economica che ormai da quasi un decennio attanaglia il Paese non conosce confini territoriali. Ecco perché abbiamo chiesto l’applicabilità della cedolare secca anche sui canoni commerciali». «Tenuto conto che, alla prova dei fatti, l’introduzione della cedolare secca ha consentito da un lato di aumentare il numero di contratti a canone concordato e dall’altro di far emergere i contratti irregolari, è auspicabile che il legislatore estenda l’applicabilità della norma. Così potrà aumentare l’emersione dei contratti irregolari, si eviteranno discriminazioni tra cittadini e gli inquilini potranno avere un contratto meno pesante».

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