AGRIGENTO – Le parole sono pietre, spaccano il cuore e devastano l’anima. «Andrò a mangiare alla Caritas: così hanno ridotto un uomo che ha detto no alla mafia». Una frase secca, dura, come una stilettata quella che esce dalla bocca di Ignazio Cutrò, il testimone di giustizia di Bivona, che ha scelto di restare nel territorio nel quale ha denunciato Cosa nostra.
E’ una dichiarazione di resa che anticipa conferma la chiusura della sua azienda edile. «Oggi la mafia ha vinto», è l’ultimo amaro commento.
La storia di Cutrò è nota. l’imprenditore agrigentino, dopo aver subito una lunga serie di intimidazioni di stampo mafioso decide di iniziare il percorso di collaborazione con lo Stato che da il via all’arresto e la successiva condanna di cinque persone accusate di estorsione. Sembra tutto facile, invece cominciamo i problemi legati soprattutto alle cartelle esattoriali, mai sospese, e alla sicurezza personale.
Promesse e impegni non mantenuti dallo Stato, dai suoi rappresentanti e da una burocrazia cavillosa e sempre in ritardo. Così, alla fine, chiude la sua azienda e vincono, paradossalmente, i mafiosi che lo hanno minnello musumeciacciato.
“La spiacevole vicenda dell’imprenditore agrigentino Ignazio Cutrò rischia di vanificare il lavoro fin quì svolto dallo Stato a favore dei Testimoni di giustizia. Si prova rabbia di fronte a certa burocrazia dei cavilli e dei ritardi, che a volte appare pericolosa quanto la mafia. L’impegno contro Cosa nostra non può essere solo una questione di polizia e magistratura: se lo Stato non crea anche consenso sociale non sara mai rimossa dalla nostra società  l’omertà di cui i mafiosi si alimentano giorno dopo giorno. Confidiamo perciò in un tempestivo intervento del ministro dell’Interno Alfano, che  restituisca fiducia a tante persone perbene costrette alla rassegnazione.”, dichiara il presidente della Commissione regionale Antimafia Nello Musumeci.
Una vicenda che dimostra, ancora una volta, la difficoltà  delle istituzioni a tutelare i cittadini che con coraggio e sacrificio si ribellano alla criminalità. Una vicenda che non può avere questo epilogo.
La battaglia per affermare la legalità, l’impegno nella lotta contro Cosa nostra non possono essere solo oggetto di dibattiti televisivi o sulle colonne dei giornali ma devono concretizzarsi in azioni decise e coraggiose. Salvare l’azienda di Cutrò fa parte di questo percorso non meno degli arresti eccellenti.
Vogliamo sperare, a questo punto, in un intervento deciso e tempestivo da parte delle  istituzioni, a tutti i livelli, affinché l’imprenditore Cutro, già vergognosamente umiliato e mortificato, possa riaprire presto la sua impresa e dare una speranza a tutti i siciliani onesti che nella battaglia da lui intrapresa  speravano in un futuro diverso per questa terra dispertata e impoverita.

S.R.

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