CATANIA – I rappresentanti sindacali della Myrmex hanno scelto di non sottoscrivere il verbale dell’incontro tenutosi il 4 gennaio tra l’azienda e Cgil, Filctem, Uil e Rsu. Il verbale negativo rappresenta la risposta sindacale al rifiuto dell’azienda di prolungare la fase negoziale. Secondo i sindacati, il prolungamento avrebbe potuto rappresentare una buona occasione per trovare nuove soluzioni.
Il 9 febbraio, dunque, resta la data ufficiale del licenziamento definitivo dei ricercatori del laboratorio d’eccellenza. Dopo non sarà possibile usufruire di alcun assegno di ammortizzatore sociale.

C’è di più. Cgil, Filctem, Uil e Rsu hanno anche chiesto dettagli organizzativi a proposito del progetto di ricerca in corso con il MIUR, finanziato con fondi europei; progetto che l’azienda assicura di poter mantenere in vita per almeno cinque anni, così come è stato richiesto dal Ministero. Ma i rappresentanti sindacali si chiedono come sarà possibile per l’azienda portare a termine gli obiettivi di ricerca con soli tre dipendenti (due dirigenti Senior Scientist e un legale).

Scattano adesso 30 giorni per trovare soluzioni istituzionali dell’ultim’ora, mentre il prossimo appuntamento è già stato fissato all’Ufficio provinciale del lavoro, in attesa di un’altra scadenza tanto attesa di lavoratori: il nuovo confronto al Ministero dello Sviluppo economico. “In queste occasioni ci confronteremo soprattutto con la Regione Sicilia, per mettere a punto la soluzione propostaci il mese scorso che prevede una collaborazione con l’Università, per rilanciare il laboratorio – commentano il segretario generale della Cgil di Catania, Giacomo Rota, il segretario confederale Cgil, Margherita Patti, il segretario generale della Filctem Sicilia, Giuseppe D’Aquila, il segretario provinciale della Uil, Alfio Avellino, e i rappresentanti RSU Cisal e Cgil, Nuccio Canarelli e Giovanni Cantone – È chiaro, inoltre, che se non verranno rispettati i tempi burocratici previsti, anche la validità della delibera regionale che permette la vendita dell’azienda ad un prezzo simbolico, rischia di essere annullata. Quel che appare sempre più chiaro, purtroppo, è che grazie alla procedura di mobilità i lavoratori saranno allontanati dall’azienda lasciando così uno stabilimento vuoto. E dunque un prodotto più facile da vendere a terzi. Preferire una nuda vendita ad un progetto industriale sarebbe una scelta triste che non tiene per nulla in conto il valore economico, culturale e di sviluppo che la Myrmex ha avuto e potrebbe continuare ad avere per il territorio. La mancanza di risposte alle nostre precise richieste di conoscere i dettagli organizzativi e il piano aziendale della gestione quinquennale del progetto, la dice lunga sulla direzione che l’azienda ha già deciso di imboccare”.

 

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