CATANIA – A distanza di giorni dal tragico evento, appaiono ancora poco chiare le dinamiche che ruotano attorno alla morte di Nicole Di Pietro. Nei genitori della piccola si insinua il dubbio che il decesso sia avvenuto già in clinica. I consulenti nominati dalla famiglia non si esprimono, sono in attesa degli esiti dell’autopsia per rilasciare una dichiarazione ufficiale. Ma come lascia intendere il nonno, Mario Di Pietro, ci sarebbero dei momenti poco chiari nella vicenda: “sono stati quelli della clinica a non far salire mio figlio sull’ambulanza con Nicole, gli hanno sbattuto la porta in faccia, quelli della Croce verde gli avevano detto di sì”, e continua:”quando è arrivata l’ambulanza, ci ha messo un’ora per ripartire e ha fatto tutto il viaggio per Ragusa a 70 chilometri l’ora e a sirene spente”.

Anche l’assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino, pone quesiti che emergono dalle indagini: “perché la piccola
Nicole non è stata portata al pronto soccorso del Policlinico di Catania? “A questa domanda ancora non abbiamo trovato risposta”. Durante il suo intervento all’Ars, per riferire sulla vicenda, rivela un ulteriore dettaglio: “La Neonatologia alle 2,05 ha effettuato un ricovero programmato mentre poco prima aveva risposto di non avere disponibilità”. Era già previsto, all’ospedale Cannizzaro, il ricovero di un neonato affetto da gravi patologie.”La piccola Nicole si sarebbe potuta salvare se fosse stata portata subito al pronto soccorso di un ospedale, per legge “ha l’obbligo di accogliere un codice rosso” al di là della disponibilità di posti letto, ha dichiarato l’Assessore regionale.
“Non sappiamo cosa è avvenuto in clinica”, sottolinea la Borsellino, in merito all’intervallo di tempo tra le due chiamate al 118, rispettivamente all’1:54 e le 2:13, e tra le 3:48, momento in cui viene comunicato il decesso della piccola, e le 4:50, arrivo dell’ambulanza all’ospedale di Ragusa.

Il Codacons, assieme all’ associazione Articolo32-AIDMA (specializzata nella tutela del diritto alla salute) ha deciso di costituirsi parte offesa nella tragica vicenda, nominando i propri esperti, legali e medici (il prof. Pasquale Mautone, e il dott. Riccardo Calimici), allo scopo di accertare i fatti e le responsabilità connesse.
Parte oggi in tal senso una formale istanza non solo per costituirci nel procedimento, ma anche per chiedere alla Procura della Repubblica di Catania di modificare le ipotesi di reato per cui indaga. Dalla ricostruzione della vicenda, infatti, emergono elementi che possono trasformare il reato da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale, laddove i soggetti responsabili del decesso della neonata, con il loro comportamento omissivo e commissivo, hanno determinato coscientemente il rischio di provocare la morte della bambina.
Tra questi anche l’assessore alla sanità e il presidente della Regione per l’omessa attuazione del decreto 2 dicembre 2011 che prevedeva proprio le modalità di ricovero di urgenza di neonati in pericolo di vita.
Tutti i soggetti implicati nella vicenda, inoltre, devono essere sospesi dal servizio con effetto immediato dalla ASP, e se questa non lo farà dalla Procura della Repubblica cui analoga istanza viene presentata oggi dal Codacons, in attesa che la magistratura chiarisca la loro posizione e a tutela degli utenti della sanità siciliana – conclude l’associazione.

“Lo avevo già sollevato due anni fa e con rabbia oggi devo ribadire la necessità di attivare immediatamente il servizio notturno dell’elisoccorso all’ospedale Cannizzaro di Catania, presidio del 118, reperendo risorse e rimuovendo cavilli burocratici”. Lo dice la parlamentare regionale del partito democratico Concetta Raia, unica firmataria, due anni fa, dicembre 2012, di un’interrogazione con cui sollecitava la Regione ad avviare le azioni necessarie per rimuovere le cause di un disservizio che metteva a repentaglio la salute della popolazione della Sicilia orientale.

“Le motivazioni di questa gravissima anomalia sono legate alla impossibilità di attivare i cosiddetti “fuochi” necessari secondo la normativa dell’aviazione civile, in quanto la disponibilità di personale addetto alla “guardia ai fuochi” è disponibile solamente per le ore diurne – spiega la parlamentare democratica –, i trasferimenti che richiedono l’utilizzo dell’elicottero, inoltre, devono essere trasformati in un trasporto in elicottero dalla Centrale Operativa di Messina o di Caltanissetta e ritorno verso le stesse Centrali Operative del 118 oppure verso la base di Sigonella e proseguire il trasporto con l’ambulanza o direttamente con l’utilizzo di ambulanza”.

“Mi pare evidente che questo sistema di gestione è contrario ad ogni logica di emergenza, in quanto vengono dilatati immotivatamente i tempi di soccorso oltre a costituire una dissennato costo del soccorso”.

 

 

 

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