Daniele Lo Porto

CATANIA – Il gip ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per tre medici indagati nell’ambito dell’inchiesta sul caso Nicole, ma ha decretato la sospensione per dieci mesi dall’attività. Antonio Di Pasquale, neonatologo, Giovanni Alessandro Gibiino, anestesista, e Maria Ausilia Palermo, ginecologa, sono accusati di omicidio colposo e falso ideologico. Secondo le risultanze della Procura, attualmente guidata da Michelangelo Patanè, avrebbe infatti rilasciato attestazioni che non risultano compatibili con i fatti. In particolare, dalla consulenza tecnico medico-legale, risulta che non sarebbe stato effettuato un adeguato monitoraggio che avrebbe rilevato la grave sofferenza acuta fetale che ha portato alla morte della piccola Nicole per problemi respiratori. La bimba, infatti, subito dopo il parto non ha emesso vagiti né ha pianto, un segnale fin troppo chiaro. I successivi interventi non sono stati adeguati alle circostanze e assolutamente tardivo e inutile è stata la richiesta al 118 di trasporto in altra struttura. Le condizioni della piccola erano ormai irreversibili ed i medici ne avevano la consapevolezza. I pm Angelo Brugaletta e Alessandra Tasciotti avevano chiesto gli  arresti domiciliari, ma il gip si è limitato a sospenderli per dieci mesi, a fronte del periodo massimo di un anno. Altre eventuali sanzioni potranno essere eventualmente prese autonomamente dall’Ordine dei medici.

È convinzione degli investigatori che il tracciato preparto avrebbe evidenziato le condizioni di sofferenza della nascitura e se si fosse intervenuti con il parto cesareo la famiglia Di Pietro non sarebbe passata dalla gioia al dolore.

Fondamentali per la ricostruzione della gestione delle fasi d’emergenza sono stati il filmato realizzato dal padre in sala parto e le riprese dell’impianto di videosorveglianza interno ed esterno.

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