Katya Maugeri

PALERMO – Nel corposo dossier della polizia giudiziaria di Caltanissetta che ha indagato sull’ex presidente delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto riveste sempre un ruolo centrale il professore Carmelo Provenzano docente all’Università Kore di Enna e beneficiario di numerosi incarichi da parte della Saguto stessa ed è proprio a lui che l’ex prefetto Cannizzo e la presidente Saguto si rivolgono per risolvere un caso umanitario, dalla Presidenza della Repubblica viene inoltrata una segnalazione al prefetto Cannizzo con la quale si chiede di intervenire a favore di una famiglia in gravissime condizioni di indigenza. La buona volontà iniziale produce però un esito clamoroso.

Questa la sintesi dell’attività investigativa.

Francesca Cannizzo: “mi scrive il Quirinale per attenzionarmi una situazione molto particolare, un disabile, con tre bypass, di 57 anni, per caso in una delle tue gestioni commissariali questo si potrebbe sistemare?” e la Saguto risponde che lo potrebbe fare assumere come benzinaio in un impianto sequestrato ad Acanto ed amministrato da Carmelo Provenzano. Il 27.05.2015, la dottoressa Cannizzo contatta la Saguto dicendo: “tu mi dovresti dire questi quando possono andare da Provenzano perché lui ha una pensione di invalidità, allora per non fargliela perdere, lavora la moglie con lui messo là e poi se riusciamo a trovarci un lavoretto anche alla moglie”. La Saguto risponde, “se fa pulizie, ce l’abbiamo pure”, aggiungendo “questa mattina ho visto Provenzano, ora lo chiamo e gli racconto tutto”. L’ex prefetto afferma “e poi la cosa la facciamo completa, nel senso che con le forme che mi dirai tu, gli facciamo avere un poco di frutta, di verdura ed un poco di pesce, di quei ravioli ripieni”, aggiungendo che, successivamente, Provenzano dovrebbe fare una lettera in cui attesta il rapporto di lavoro con tali persone cosi che queste possano evitare lo sfratto.
Nella stessa giornata, Silvana Saguto invitava Provenzano a contattare il prefetto per una richiesta di assunzione dalla “Presidenza della Repubblica”. Dopo avere chiamato Francesca Cannizzo, Provenzano dava un riscontro a Silvana Saguto dicendole: che aveva pensato di dare in comodato d’uso alle persone in stato di bisogno un immobile a Carini, parte del compendio in sequestro Vetrano che aveva acquistato il cibo per loro, e che la Cannizzo era “contentissima”: “sta chiamando il Quirinale che ci fanno la corona”.

02Per commentare – soddisfatte – il buon esito dell’intervento l’ex prefetto e la Saguto si sentono nuovamente, e successivamente anche Carmelo Provenzano richiama Silvana Saguto per informarla di aver individuato l’appartamento da dare in comodato d’uso.

Silvana Saguto contatta la Canizzo dicendo: “tutto fatto, consegne, cibi, cose, tutto fatto”.  La Cannizzo afferma che Provenzano le ha inviato persino le foto, la Saguto risponde: “anche a me, è bravo”. La Cannizzo dichiara che sta “facendo fare gli accertamenti perché questo ha dei, come si dice, delle denunce per associazione a delinquere, per ricettazione, denunce che risalgono al 77, figurati, cioè cavolate”, poi dice: “guida senza patente (si corregge), senza assicurazione, tutti guidano senza assicurazione, ormai” la Saguto risponde: “perché non ha una lira”. Le due donne concordano di cenare insieme sabato sera.

Dagli atti non emergevano tracce per identificare le persone segnalate dal Quirinale.

L’unico dato apparentemente certo emerso dall’attività tecnica riguardava la circostanza che Provenzano avesse individuato un immobile da dare in comodato d’uso, oggetto di sequestro nella procedura Vetrano. Inoltre, alla luce dell’ascolto diretto del file audio della conversazione nel corso della quale Provenzano chiedeva a Silvana Saguto se fosse il caso di indicare nell’istanza relativa alla “famiglia Amato” che l’iniziativa di dare l’immobile in comodato d’uso, con contratto di locazione che avrebbe avuto avvio dal 1 gennaio 2016, era partita “su invito del prefetto” – risultava come il nome della famiglia oggetto dell’interesse del prefetto Cannizzo fosse proprio “Amato”.

L’1 giugno del 2015 Carmelo Provenzano contatta la Saguto chiedendo: “siccome deve partire oggi l’istanza, questa qui della famiglia Amato, tu hai avuto modo se lei – la Cannizzo –  vuole lasciare traccia?”, la Saguto risponde di non averne parlato con lei ma che nell’istanza di Provenzano è opportuno inserire l’input dell’iniziativa.

Nel corso dell’acquisizione documentale compiuta dal Pubblico Ministero il 20 gennaio presso la cancelleria della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, in forza dell’ordine di esibizione emesso nella stessa data, si cercavano, nella procedura Vetrano, l’istanza e il provvedimento del Giudice delegato (successivi al 27 maggio 2015)  relativi alla concessione in comodato d’uso ad un certo Amato dell’età di 57-58 anni, di un immobile parte del compendio in sequestro, ma senza esito. Per questo il Pubblico Ministero delegava ad accertare se all’interno delle copie forensi dei computer e degli apparati informatici sequestrati a Provenzano e a Santangelo, vi fosse traccia dei files delle istanze menzionate nella conversazione del 1 giugno 2015, e, in secondo luogo, ad acquisire presso la Prefettura di Palermo documentazione utile (ad esempio il carteggio con la Presidenza della Repubblica) al fine di identificare l’uomo di 57 anni e la moglie – forse la ”famiglia Amato” – coinvolti da Provenzano su richiesta della presidente Saguto e del prefetto Cannizzo in un’amministrazione giudiziaria (verosimilmente Acanto), e al fine di individuare quale fosse l’immobile, ricadente nel compendio in sequestro Vetrano, dato in comodato d’uso.
In risposta alla delega, i militari del NPT di Palermo comunicavano: “che, dall’esame del materiale informatico sequestrato a Provenzano e a Santangelo – verosimilmente per il fatto che l’archiviazione informatica dei file relativi agli atti dell’amministrazione avveniva attraverso Google Drive, come riferito il 18 marzo 2016 da Laura Greca – non venivano rinvenuti files relativi alle istanze di avere acquisito, il 15 febbraio 2015, presso la Prefettura di Palermo la documentazione rilevante per ricostruire l’identità dei protagonisti della vicenda, ovvero Guido Amato e sua moglie Maddalena Aliotta. Si sintetizza di seguito la vicenda nei suoi snodi fondamentali alla luce della documentazione acquisita presso la Prefettura di Palermo: – l’11 maggio 2015 il Consigliere del presidente della Repubblica inoltrava al prefetto di Palermo la lettera con la quale Guido Amato, cittadino palermitano, lamentava la propria situazione economica, lavorativa e di salute.  L’uomo, dell’età di 57 anni, invalido civile – tre bypass al cuore e malato di diabete – viveva con una pensione di 290 euro al mese, con moglie e figli a carico. Il Consigliere chiedeva alla Cannizzo di “esperire ogni consentito intervento in sede locale” a supporto del nucleo familiare di Amato, anche “con riferimento ad una soluzione abitativa alternativa”, visto che rischiava di essere sfrattato per la terza volta; il 27 maggio 2015 come risulta da un appuntamento scritto, Guido Amato e la moglie avevano un appuntamento con il Prefetto Cannizzo, l’8 luglio giungeva in Prefettura  una lettera di Amato, il quale ringraziava dicendo che gli sembrava “tutto un sogno”, perché finalmente aveva un appartamento e sua moglie un lavoro e chiudeva dicendo che era stato affidato dal prefetto a “persone meravigliose”’ che avevano “compreso la [sua] situazione” e lo stavano “aiutando”, il 15 settembre 2015 Guido Amato chiedeva un incontro con il prefetto e l’8 ottobre 2015 Francesca Cannizzo redigeva un appuntamento sul colloquio intercorso con Amato e la moglie (che indicava erroneamente con il nome di Caterina Teresi): i coniugi avevano rappresentato nuove difficoltà, soprattutto in relazione alla situazione lavorativa della signora, la quale, assunta presso una casa di riposo, non aveva percepito lo stipendio per le ultime due mensilità. Il 23 novembre del 2015 Amato inviava un’ulteriore lettera in Prefettura con la quale lamentava che ‘”le persone che si [erano] incaricate di aiutarlo] non [avevano] fatto altro che aggravare di più la [sua] situazione familiare” avendo fatto ammalare la moglie “massacrandola di lavoro” e non mantenendo la promessa formulata da Provenzano che, dal 1 gennaio 2016, il canone di locazione sarebbe stato di 300 euro mensili. Amato allegava alla lettera la comunicazione dell’amministratore giudiziario del compendio in sequestro nella procedura 7/2014 RMP, Roberto Santangelo, il quale lo informava che il contratto di comodato d’uso per l’immobile di via Assunto 17, stipulato l’8 giugno 2015 scadeva il 31 dicembre 2015; che, se avesse voluto stipulare un contratto di locazione, il canone sarebbe stato di 550 euro e che, in caso di mancata accettazione della proposta, avrebbe dovuto lasciare l’immobile entro il 31 dicembre 2015.

La signora Amato, l’1 gennaio del 2016 scriveva una lettera al prefetto raccontando di essere stata assunta presso la casa di cura Santa Lucia e di non avere percepito tre mensilità di stipendio (mentre il marito non aveva percepito sei mensilità). Si rivolgeva al prefetto chiedendo un nuovo lavoro, purché non con un’amministrazione giudiziaria (“lei ha il potere di trovarmi un lavoro, basta che non sia con l’amministrazione giudiziaria”). A marzo del 2016 il Pubblico Ministero delegava a sentire Guido Amato e Maddalena Aliotta sulle circostanze e sul contenuto degli incontri avuti con il prefetto Cannizzo, sugli impegni presi da Provenzano e Santangelo nei loro confronti, sul lavoro in cui erano stati impiegati, sull’alloggio che era stato loro consegnato in comodato d’uso, nonché sulla loro condizione di vita attuale. Si riportano alcuni stralci delle dichiarazioni rese da Aliotta perché significative per documentare l’effetto devastante, anche in termini di umiliazione e mortificazione dei diritti, che l’incontro con Provenzano e Santangelo – e più in generale con “l’amministrazione giudiziaria” – aveva avuto sulla vita della sua famiglia, già provata dalla condizione di indigenza e dalla salute precaria del marito: non solo la Aliotta era provata dal duro lavoro, ma non percepiva lo stipendio o lo percepiva in ritardo; non solo sceglieva ugualmente di continuare a lavorare presso la casa di cura, ma constatava come gli ospiti fossero tenuti in condizioni igieniche precarie, ciò che la induceva a presentare una denuncia; non solo le veniva comunicato che il contratto di lavoro, in scadenza il 31 dicembre 2015, non sarebbe stato rinnovato, ma non le veniva neanche corrisposto il TFR; non solo si vedeva costretta, nonostante gli accordi con Provenzano prevedessero il pagamento di un canone di locazione mensile di 250-300 euro, a corrispondere un canone di 550 euro mensile, ma, nel mese di gennaio, divampava un incendio nei sotterranei del palazzo, ed era costretta, insieme alla propria famiglia, a lasciare l’immobile; non solo accettava una soluzione abitativa alternativa, ma si rivelava  a tal punto inidonea (con Santangelo che non era in grado o non voleva procurare loro i documenti per attivare le forniture), che era costretta, insieme al marito e alla figlia ventenne a dormire ancora in macchina.
003_A fine giugno, non avendo ancora percepito lo stipendio ho protestato con Carmelo Provenzano dicendogli anche che, oltre ad essere a ancora senza assicurazione per la mia autovettura, ero costretta ad utilizzare la pensione di mio marito per acquistare il carburante dell’auto (tenuto conto dei molti spostamenti che facevo). Anche in questo caso Provenzano si adirò dicendo che continuavo a lamentarmi invece di ringraziarlo. Gli risposi che stavo chiedendo solo quello che mi spettava, ossia lo stipendio. Il mancato pagamento dello stipendio arrecava notevoli disagi alla mia famiglia, in quanto dovevo utilizzare una parte della pensione di mio marito per pagare la benzina per la vettura.
Dato che non riuscivo a mettermi in contatto con Provenzano o con Santangelo, ci siamo rivolti nuovamente al prefetto Cannizzo. Ad inizio ottobre, fummo ricevuti dal prefetto ma in questo caso il suo atteggiamento nei nostri confronti fu completamente diverso rispetto a quello di maggio. Da disponibile e cordiale a scontrosa ed infastidita. Si limitò a dirci ‘quello che ho potuto fare, ho fatto’ e che non aveva modo di aiutarci. Le dissi che era stata lei a mandarci da Provenzano e che lui ci aveva ‘preso in giro’ in quanto le nostre condizioni sono solo peggiorate. Non percepivo stipendio nonostante andassi a lavorare regolarmente. Ho detto al prefetto che avevamo difficoltà anche ad acquistare i generi alimentari ma lei rispose che potevamo rivolgerci alla Caritas o presso qualche parrocchia. Delusi, andammo via e continuai a lavorare presso la casa di cura Santa Lucia nonostante le pessime condizioni igienico-sanitarie della struttura e di quelle in cui versavano i pazienti, tanto che mi decisi di fare una denuncia ai Carabinieri nei confronti della casa di cura. A fine ottobre, ho percepito gli stipendi di agosto e settembre, mentre quelli di ottobre, novembre e dicembre li ho percepiti solo qualche giorno fa. Preciso che, nel frattempo, Tudisco mi aveva comunicato che il contratto in scadenza il 31.12.2015 non sarebbe stato rinnovato. Inoltre, ad oggi, non ho percepito tutti gli assegni familiari che mi spettano per avere mio marito ‘a carico’ (per tutti i 6 mesi di lavoro), nonché il trattamento di fine rapporto. […] A gennaio 2016, fummo costretti a lasciare la casa poiché, in seguito ad un incendio divampato nel sotterraneo dell’immobile, la stessa fu dichiarata inagibile. Parlammo con Santangelo ma lui, inizialmente, ci disse che non aveva disponibilità, poi ci propose un appartamento a Villabate che andai a vedere Io scorso 16 febbraio. È un appartamento molto fatiscente, con diversi danni (alle rubinetterie, agli infissi) e senza nemmeno la fornitura di acqua ed energia elettrica. Non avendo alternative, con mio marito siamo stati costretti ad accettare ed il 18.02.2016 mio marito ha firmato il contratto dopo avergli consegnato 500 euro in contanti (1 mensilità a titolo di cauzione ed il pagamento anticipato del mese, pari appunto a 250 euro).
Esibisco copia del contratto di locazione dove c’è scritto che l’immobile è in buono stato e che sono a nostro carico le utenze. In realtà la casa è in pessimo stato e, ripeto, senza acqua e luce, tanto che siamo costretti tutt’oggi a dormire con mio marito e mia figlia all’interno della nostra autovettura. Per avere attivate le utenze sono necessari dei documenti che Santangelo non vuole o non è in grado di farci avere […].

È  solo un altro capitolo, di un lungo fascicolo, da rendere noto.


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