di Mariagrazia Miceli

CATANIA – Ci crede Santi Maria Cascone, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania. Crede che il ‘fare sistema’ tra le diverse categorie di professionisti potrebbe mettere in moto un meccanismo di crescita capace di dare un segnale positivo.

“Le professioni tecniche, gli ingegneri in particolare, vivono un momento di estrema difficoltà, poiché tutti coloro che hanno attività non soggetta a reddito fisso subiscono una penalizzazione enorme. Abbiamo 5500 iscritti nella sola provincia di Catania e ogni anno questo numero si incrementa di più di 100 unità. Registriamo che molti hanno una reddito al di sotto del minimo necessario per sopravvivere, in grande parte giovani professionisti. Questo clima di crisi allarmante lo registriamo come fenomeno sociale diffuso. Gli ingegneri soffrono.

Riteniamo, però, che per non subire passivamente questo stato di cose si debbano creare sinergie con le altre categorie professionali per costituire un laboratorio di idee e di proposte, affinché quelle opportunità che oggi sono presenti sul mercato – e mi riferisco ai bandi che sono all’interno dei meandri della Comunità europea – vengano sfruttate al meglio. È un grande sforzo che stiamo cercando di fare, ma è indispensabile”.

Dovete fare i conti anche con una svalutazione del lavoro dovuta a questo momento storico.

“Se da una parte c’è la necessità di avviare un percorso di concorrenza (gare pubbliche, appalti di affidamento, ecc.), ciò va fatto ponendo come base la qualità, certamente non sulla scontistica. Ho portato avanti una battaglia contro Groupon che ancora oggi diffonde certificazioni energetiche degli edifici a 39 euro dicendo che verranno fatte senza neanche accedere alle case. Strumenti realizzati così, di fatto, sono assolutamente privi di valore. Oggi non dobbiamo preoccuparci di salvaguardare la categoria, ma quel ruolo sociale che essa deve svolgere nella società, affinché progredisca: un arretramento della nostra figura professionale significa ridurre la qualità e l’approccio etico rispetto ai grossi problemi”.

Un problema importante è costituito dall’eccesso di burocrazia…

“La sovrabbondanza di norme, che talvolta presentano anche aspetti contraddittori, innesca un percorso burocratico estremamente complesso e lungo. La loro semplificazione consentirebbe ai professionisti di poter produrre degli atti che superano il rapporto con alcune amministrazioni, rendendoci anche valutatori degli atti stessi, nella logica etica della correttezza professionale. L’eccesso di controlli porta ad opere che vengono pensate oggi e realizzate dopo decenni, quando saranno già obsolete. Un tale meccanismo allontana gli imprenditori, che non investono facilmente nel nostro territorio perché scoraggiati in partenza da un apparato normativo complesso e da una burocrazia estremamente articolata e un po’ antiquata.

Cerchiamo di monitorare le normative regionali, ma occorrerebbe modificarne alcune. Penso ad esempio alle norme urbanistiche, che risalgono al 1971; abbiamo chiesto più volte di stilare un regolamento edilizio unico per tutta la Sicilia, ma il governo regionale, che aveva promesso di vararlo, non progredisce affatto nella sua realizzazione, rispondendoci in modo lento e confuso. Abbiamo anche chiesto di attuare dei percorsi di controllo della sicurezza sismica, e poiché Catania è una città ad altissimo rischio, ciò dovrebbe essere al primo posto nell’agenda di qualsiasi politico. Eppure le nostre richieste di incentivazione, di incoraggiamento serio di questi interventi nel patrimonio edilizio pubblico e privato non si sono ad oggi concretizzate. Noi ci consideriamo delusi per l’attenzione che la politica ha nei confronti del territorio in generale.

Siamo abituati ad istaurare rapporti di collaborazione istituzionale con l’università, con gli altri ordini professionali, con Confindustria e anche con le amministrazioni comunali. L’amministrazione comunale di Catania tradizionalmente ci chiama ai tavoli di concertazione, ma anche lì, purtroppo, i risultati non sono sempre soddisfacenti. Come spesso accade questi provvedimenti si scontrano su alcune interpretazioni normative o, come è accaduto per esempio per il regolamento edilizio del Comune di Catania, vengono imbrigliati da una burocrazia palermitana che non riesce a comprendere la natura di emergenza territoriale e trasforma il provvedimento in un atto burocratico che deve corrispondere ad alcuni principi non sostanziali, ma solo di carattere terminologico”.

Ritiene sia stata valida la riforma universitaria del 3 più 2 per la vostra categoria?

“Abbiamo sempre espresso perplessità sulla riforma universitaria. Quello che noi oggi registriamo è che quasi tutti gli ingegneri raggiungono una qualifica di tipo quinquennale. Non ci sono stati benefici dal punto di vista lavorativo di nessun genere”.

Ritiene ancora valida la definizione di ‘casta’ per la vostra categoria?

“Non ho mai pensato che gli ingegneri costituiscano una casta. Hanno un ruolo, ma non sono una casta, non lo vogliono essere e non lo devono essere. Siamo presenti in tutti i settori, dal mondo dell’insegnamento fino alle alte dirigenze industriali”.

Nell’immediato cosa ritiene sia più urgente da attuare?

“Trovandoci nella società dell’informazione, un’organizzazione ben strutturata sul territorio che consentisse concretamente e in maniera immediata di avere una visione del mercato europeo, dei bandi, che spesso riguardano i giovani, sicuramente nel tempo porterebbe ad una crescita. Dobbiamo essere capaci di informare e di supportare; se pensiamo di poter percorrere una strada vecchia sbagliamo. È necessaria la collaborazione di più realtà per scovare queste possibilità, che poi a cascata ricadono sul territorio. Mi viene da pensare ad Horizon 2020, che è una grande opportunità per i giovani e per le nostre imprese, o al grande successo registrato dalla collega catanese Elisa Pagano, che ha vinto una borsa di studio che la porterà in un istituto di ricerca Canadese. Si potrebbero mettere in moto delle buone occasioni: io ci credo, non mi sento di essere pessimista”.

Mariagrazia Miceli

 

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