CATANIA – “Chiediamo una legge che tuteli i lavoratori in appalto: stop al silenzio delle istituzioni!”, questo il grido dei 47 dipendenti della ditta “Palma”, agenzia che si occupa della “lavorazione” – tracciatura, smistamento e recapito- delle raccomandate, che, dallo scorso ottobre, si trovano a casa, senza lavoro.

Tutto è iniziato nel settembre dello scorso anno, quando le Poste Italiane, dopo 15 anni, hanno internalizzato il servizio dei lavoratori delle agenzie di recapito, fino ad allora affidato per appalto alle ditte esterne: “Dopo anni di lavoro ci ritroviamo a casa perché, con questo provvedimento, le Poste hanno costretto alla chiusura tutte le agenzie, costringendole al licenziamento dei dipendenti”, spiega un esponente dell’azienda in protesta di fronte all’Ufficio delle Poste centrali di Catania.

Una storia che, però, nel mese di ottobre ha assunto contorni misteriosi, in seguito ad un accordo tra Poste e sindacati “in difesa” delle ditte: “Come contentino – raccontano i lavoratori- ci hanno offerto la possibilità di firmare un contratto di 12 mesi in Piemonte e in Lombardia: una proposta vergognosa, perché al termine del periodo stabilito non avremmo potuto far fronte alla nostra situazione attraverso vie legali, trovandoci quindi nella posizione di disoccupati e indebitati: un massacro!”.

Ma non finisce qui: all’accordo con i sindacati, segue l’assunzione di nuovo personale, al posto degli uscenti dipendenti dell’azienda, e indovinate un po’ chi? “Figli e parenti di sindacalisti”, come spiegano, maggiormente privilegiati rispetto ai vecchi lavoratori.

“Noi siamo qui a protestare per chiedere l’aiuto concreto delle istituzioni, in particolare del Comune di Catania e della Regione, affinché trovino una soluzione con il Governo nazionale: si tratta di una situazione paradossale -ammettono-: il lavoro c’è, le raccomandate sono ferme, e in una terra in cui il tasso di disoccupazione è quattro volte maggiore a quello nazionale che si fa? Nulla, immobilismo totale!”.

Un paradosso, insomma, da fare invidia al miglior Zenone di Elea: “lo stesso Governo che contrasta la disoccupazione, adesso ci licenzia!”, affermano i lavoratori, 150 in tutta la Sicilia, “spediti” a casa tramite raccomandata, quasi fossero degli oggetti “usa e getta”, come loro stessi si definiscono, nell’indifferenza generale.

 

 

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