CATANIA – Se di una torta si mangiasse solo la panna, probabilmente saremmo tutti pasticceri. O dei discreti assistenti. Ma non è così: c’è anche il pan di spagna, e la crema interna. E non basta neanche un abito a fare il monaco: e questo si sa già. Probabilmente bisognerebbe spiegarlo al duo Bianco-Delrio, euforici per la realizzazione della nuova darsena al porto di Catania.

Un’opera imponente, niente da eccepire: struttura completamente antisismica, con 1.100 metri di banchine operative, 120.000 mq di piazzali, nuovi ormeggi con fondali di tredici metri, un impianto antincendio di 45 idranti e uno di illuminazione composto da 12 torri faro. All’appello manca solo una pista d’atterraggio per gli UFO, ma non sarebbe strano vederla in costruzione tra pochi anni.

Ma non basta. Non ad una città come Catania: in potenza una “città ideale”, ma in atto un pentolone ricco di elementi che non riescono a mescolarsi tra loro. Abbiamo la darsena supertecnologica, ma mancano i collegamenti, impianti efficienti nelle zone urbane, sicurezza delle strade e pulizia. Insomma, tutti quegli aspetti che rendono una città “normale”, una città “civile” – senza scomodare, così, Platone -.

Viene spontaneo chiedersi a che serve, infatti, un’opera così, realizzata in primis per favorire lo scalo di navi da crociera, se manca il resto. E bisognerebbe chiederlo anche ai turisti che quotidianamente si trovano ad affrontare una giungla priva di mezzi di trasporto all’avanguardia e servizi per inserirli al meglio nel contesto cittadino, se si escludono importanti infopoint come il venditore e parcheggiatore. Entrambi abusivi.

E ce la invidiano pure! E’ lo stesso ministro dei trasporti e delle infrastrutture Graziano Delrio ad ammetterlo: “Grazie a opere come questa la narrazione del Mezzogiorno può diventare diversa. Se riparte quest’area del nostro Paese, soprattutto con gli investimenti sul sistema della portualità, riparte tutta l’Italia”. Insomma, non sprechiamo quest’altra occasione per far vedere che a Catania si può realizzare qualcosa, ma che non lo si vuole! E la metropolitana non fa eccezione. Tra due anni, infatti, come dichiara il gestore della Ferrovia Circumetnea Virginio Di Giambattista, il collegamento sarà lungo oltre dieci chilometri e avrà 14 stazioni con una frequenza dei treni nell’ora di punta di uno ogni quattro minuti. Londra? Parigi? Roma? Macché: Catania sarà la nuova frontiera dei trasporti! Peccato che, ad oggi, nessun operaio è ancora all’opera per tale costruzione nelle tratte Nesima-Misterbianco e Stesicoro-Aeroporto.

Chiaro, a riguardo, è il messaggio lanciato da Rosaria Rotolo, Nunzio Turrisi e Mauro Torrisi, segretari generali provinciali rispettivamente di Cisl, Filca Cisl e Fit Cisl: “La Darsena da sola, senza una rete infrastrutturale di collegamento non servirà a niente. E per recuperare il divario col resto del Paese, occorre far partire i cantieri delle opere già finanziate, assicurare le coperture finanziarie per le opere progettate e progettare quelle mancanti”.

In particolare, il sindacato si riferisce “al programma per costruire i depuratori per il trattamento delle acque reflue urbane: “La Regione siciliana rischia una sanzione Ue da 180 milioni per non aver speso un miliardo di fondi comunitari destinati agli impianti. E mentre si parla della seconda pista dell’aeroporto e della linea ferroviaria che vi deve arrivare, ancora per interrare la stazione centrale non si è fatto nulla. Oggi – si legge dalla nota diramata alla stampa – il collegamento autostradale e ferroviario con Palermo è più simile all’Odissea omerica che a un viaggio del 21° secolo. Nulla si sa più sulla Catania-Ragusa. Per il 1° lotto della Libertinia, già appaltato alla Collini s.p.a di Trento, è stato rescisso il contratto per la mancanza di copertura finanziaria da parte della Regione, e per il 3° lotto siamo ancora nella fase progettuale. Altro che 30 anni di arretratezza, qui si sono superati i 40 anni di attesa!”, continuano.

“Abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo in Prefettura per monitorare le stazioni appaltanti e sbloccare i cantieri – concludono Rotolo, Turrisi e Torrisi – ma finora i risultati sono stati esigui rispetto a quanto resta da far ripartire. L’amministrazione comunale intervenga e metta tutta la propria autorevolezza perché a Catania si determini una visione concreta di futuro della mobilità al servizio dei cittadini, dei settori produttivi e del turismo”.

E quanto quest’opera può dare alla città lo ha spiegato anche il sindaco, Enzo Bianco: “Ci sarà inoltre una novità storica: l’apertura del porto alla città abbattendo la cintura di ferro che lo cinge. Un’operazione di ricucitura alla quale stiamo lavorando con gli ordini professionali, l’Università e le altre forze sociali”. Mai parole furono più significative: aprire il porto alla città favorisce, in effetti, lo sviluppo di ulteriori e alquanto coloriti “servizi” al cittadino. A maggior ragione se raggiungere l’area portuale allo stato attuale non è proprio l’azione più facile tra tutte. Ma non facciamo drammi e guardiamo avanti: il porto di Catania fa invidia al mondo. Sperando che la rottura della bottiglia di spumante non si riveli nefasta come, invece, quella di una bottiglia d’olio.

Antonio Torrisi

Foto Servizio di Vincenzo Musumeci

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