CATANIA – “Crossroad è crocevia, punto di passaggio, luogo di transizione, metafora di spazi fisici e mentali. Nel quotidiano siamo circondati da luoghi marginali ormai inglobati all’interno del nostro senso comune, zone secondarie e a volte invisibili; così come i non luoghi che caratterizzano sempre più la nostra società. Marc Augè li definisce luoghi effimeri, fluttuanti, di passaggio attraverso cui tutti noi transitiamo. Eppure, ecco un paradosso: sono questi non luoghi a essere punto di partenza per il viaggiatore smarrito, che si ritrova solo nell’anonimato di questi spazi”. Queste le parole di Chiara Amore (tratte dall’intervento del catalogo), una degli undici curatori della mostra collettiva temporanea Crossroad, con opere di Gabriele Abbruzzese, Gianluca Lombardo, Andrea Mangione e Lisa Wade, allestita presso la Fondazione Brodbeck di Catania, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Catania ed il supporto degli spazi culturali indipendenti BOCS e Ritmo, e visitabile fino al prossimo 27 luglio 2015, dalle 17.00 alle 20.00.

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Il progetto espositivo è stato curato dagli studenti del “Laboratorio in Progettazione Curatoriale” del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania, diretto dalla dott.ssa Valentina Lucia Barbagallo: Chiara Amore, Elisa Aucello, Alba Caligiore, Filippo Davì, Federica Di Mauro, Roberta Foti, Federica Franco, Floriana Giurdanella, Andrea Magno, Daniela Schepis, Simona Trovato. Gli studenti hanno avuto la possibilità di sviluppare l’ideazione di un concept, dopo aver selezionato attentamente gli artisti e le opere da esporre, e di creare l’allestimento ed il progetto grafico, curando la didattica e la comunicazione.

“Considero quest’esperienza non esaustiva ma positiva perché è stata un’occasione di crescita per tutti noi – ha scritto Valentina Lucia Barbagallo nel suo intervento contenuto nel catalogo – L’auspicio è di aver chiarito alcuni aspetti della pratica curatoriale e di aver generato nuove domande e tanta curiosità tra questi giovani e potenziali geografi dell’arte contemporanea, perché, come ho detto il primo giorno di lezione agli studenti, mi piace pensare alla figura del curatore di mostre d’arte contemporanea come a un geografo che viaggia spesso fisicamente e metafisicamente per conoscere e studiare ricerche e linguaggi artistici del presente, provando a descrivere i processi artistico-culturali che lo circondano, il tutto alimentato dalla curiosità che genera visionarietà e che necessita di studio, approfondimenti e ricerca costante”.

IMG_2130“Le opere sono disposte senza un ordine ben preciso, infatti i fruitori possono muoversi liberamente all’interno dello spazio espositivo – ha affermato Federica Franco – L’opera Where mine ends and your begins (2012, tecnica mista, 3×2.75m, acrilico e filo di lana su tessuto ndr.) di Lisa Wade è una mappa geografica interiore di quello che è stato il percorso umano dell’artista, sempre alla ricerca di sé stessa, attraverso un peregrinare continuo. L’Ultimo mare (2013, fotoritocco, 63×48, fotografia ndr.) racchiude per Gianluca Lombardo la sovrapposizione tra un lugo doloroso molto caro, Grenoble dove ha perso il fratello, e la terra natìa: il mare è il punto di fusione che racchiude le prospettive ed in qualche modo tutte le possibilità legate anche al tema del ricordo. I cinque pastelli A19 Highway (2011-2012, pastello su carta 35×33 cm, stampa inkjet su carta ndr.) di Andrea Mangione sono sati selezionati rispetto ad un contesto che ne considerava otto: sono visioni dell’autostrada, canale di collegamento tra Palermo a Catania. Il video digitale Low_frica (2013, video digitale; 4:3; Pal; durata 21:50 ndr.) di Gabriele Abbruzzese è stato proposto in loop della visione da Pantelleria dell’Africa: un abbraccio tra popoli diversi”.

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