“Un generale del Risorgimento che si è macchiato le mani di sangue trucidando migliaia di persone”. Ecco chi era il generale Cialdini, un personaggio politico e militare controverso, reo d’aver ordinato la repressione tra Benevento e Gaeta nel 1861, condannando a morte più di 8mila persone.
A gridarlo a gran voce, ribadendolo ieri nel giorno della seduta consiliare straordinaria dedicata alle vittime di mafia è il consigliere di Catania Grande, Sebastiano Anastasi, che da più di un anno si batte affinché le vie cittadine etnee vengano dedicate a veri eroi del meridione, e non a personaggi di dubbia provenienza, come lui stesso sottolinea.
Ai nostri microfoni racconta, con un velo d’amarezza, come la sua battaglia per un giusto riconoscimento popolare vada avanti da moltissimi mesi, e più precisamente da quando il suo nome è stato scelto per far parte della commissione toponomastica di Catania. La sua proposta ispettiva a costo zero, riguarda soprattutto una via, fin’ora poco conosciuta, che presto, a seguito dello spostamento degli uffici comunali dell’anagrafe, diventerà una delle zone più trafficate del centro urbano.
“Nel corso del mio operato, sono sempre stato molto collaborativo, digerendo anche questioni secondo me poco consone all’intitolazione di una strada, ho già inviato a chi di dovere gli elenchi con le vie da dedicare. Ma su via Cialdini non intendo indietreggiare − dichiara il consigliere Anastasi − e questa è una questione che va affrontata in tempi brevi. Cialdini non era un personaggio positivo, ha ucciso migliaia di persone, raso a zero due paesi del bergamasco, a quale titolo noi dovremmo dedicargli una via della nostra città? Credo sia doveroso farlo ricordando dei veri emblemi della lotta alla mafia piuttosto! Persone sacrificate indegnamente, e che meritano di rimanere scolpite nei ricordi di tutti noi!”.
Sebastiano Anastasi ha quindi avanzato la proposta d’intitolare la via Cialdini a favore delle vittime della mafia morte nell’attentato di Pizzolungo nel 1985.
“Ricordo con tanto turbamento quella tragica pagina di cronaca siciliana – ci racconta il consigliere – Cosa Nostra voleva uccidere il giudice Carlo Palermo, ma causò invece la morte di Barbara Rizzo e dei suoi piccoli gemelli di sei anni. Di quei bambini a seguito dell’esplosione, rimase solo una macchia rossa sul muro”.
“Se arriveremo all’inaugurazione del nuovo centro anagrafico − conclude Anastasi − senza che quanto meno si sia stata affrontata la questione dalla commissione prometto azioni eclatanti. Bisogna dare una svolta a vicende che compromettono la dignità di una città, come in questo caso”.

Nicoletta Castiglione

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