di Graziella Nicolosi

CATANIA – “Da un paio d’anni mi chiedevano di scrivere un libro, ma mi ero sempre rifiutata, perché non sono una scrittrice e sono molto riservata. Poi però ho deciso di farlo: sono un’inguaribile ottimista e volevo trasmettere un po’ di fiducia ai giovani, far capire loro che l’impegno quotidiano può dare un senso all’esistenza. La mia vuole essere una testimonianza di speranza e di entusiasmo”.

Così il prefetto Annamaria Cancellieri ha spiegato martedì sera a Catania la scelta di dare alle stampe la sua autobiografia, con un titolo che non lascia spazio a dubbi: “Una vita bellissima” (Mondadori).

L’incontro, organizzato dal Teatro Stabile di Catania in collaborazione con le librerie Cavallotto, è stato ospitato nella sala Musco di via Umberto. A fare gli onori di casa il sindaco ed ex ministro dell’Interno Enzo Bianco e il presidente del Teatro Stabile Nino Milazzo, che ne ha approfittato per aprire una parentesi sull’ente da lui guidato: “Un luogo oggetto di attacchi incomprensibili – ha osservato – che sta pagando il pedaggio di un rigore a cui si dovrebbe porre un limite”.

È toccato a Milazzo tracciare il profilo della Cancellieri, definita una “dama dolce e severa della Pubblica Amministrazione”. Di lei si sono ricordati gli esordi nella carriera prefettizia (inusuale per una donna nei primi anni ‘70) a Milano, e i prestigiosi incarichi che l’hanno vista operare in diverse sedi, da Vicenza a Brescia, da Bergamo a Genova, da Parma a Bologna. In queste due ultime città è stata commissario straordinario, suscitando un consenso che a Bologna le è valso addirittura la richiesta (rifiutata) di candidarsi a sindaco. E poi le due esperienze di ministro dell’Interno nel Governo Monti e della Giustizia nel Governo Letta. Senza dimenticare i due incarichi ricoperti a Catania, prima come prefetto e poi come commissario del Teatro Massimo Bellini.

Al suo rapporto con la città etnea (di cui è originario il marito farmacista) è dedicato un capitolo del libro, letto durante la presentazione dall’attrice del Teatro Stabile Lorenza Denaro. Nelle pagine della Cancellieri rivivono la festa di Sant’Agata, le bellezze paesaggistiche e artistiche di Catania, ma anche la cronica mancanza di lavoro e l’episodio drammatico della morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti. “La Sicilia – dice  – è una terra che merita maggiori riconoscimenti, ma occorre che si faccia squadra, e che nessuno si tiri indietro rispetto alle sue responsabilità”.

Da parte sua, il sindaco Enzo Bianco ha raccontato il suo primo incontro con la Cancellieri, negli anni in cui lui fu ministro dell’Interno, e gli apprezzamenti bipartisan che aveva registrato rispetto alla sua persona. “Di lei – dice Bianco – mi colpì il senso dello Stato, un sentimento quasi antico, forse ereditato dal nonno, fervente repubblicano e funzionario di Stato in Libia”. Anche il padre della Cancellieri lavorò a Tripoli come ingegnere, fino a quando – come tutti gli italiani – fu cacciato per ordine di Gheddafi. Una terra, la Libia, a cui il prefetto riserva uno dei ricordi più malinconici del libro: “potrebbe essere un modello del Mediterraneo – afferma  – e invece è ridotta al caos più completo. Di questo l’Occidente ha una grandissima responsabilità”.

La Cancellieri ricorda le questioni affrontate da ministro della Giustizia, e in particolare la materia carceraria, “forse quella che mi ha toccato di più nella mia vita; un problema che non interessa nessuno, a parte poche minoranze”. Sottolineando i tentativi fatti per rendere più dignitose le carceri e per realizzare la reale funzione della pena, cioè quella rieducativa, l’ex ministro invita a non dimenticare che “siamo il Paese di Cesare Beccaria”. “Uno Stato – aggiunge – non può e non deve vendicarsi, ma imporre una pena che renda i detenuti persone migliori. Altrimenti, usciti di galera, torneranno a delinquere”.

Sull’onda dei ricordi, l’autrice richiama alla mente alcuni fra i personaggi illustri che ha avuto modo di conoscere grazie al suo lavoro, e con cui in certi casi è nata una sincera amicizia: Indro Montanelli, “del quale si toccava con mano l’intelligenza”, Enrico Cuccia, “taciturno ma potentissimo”, Eugenio Montale, “dai cui occhi di fanciullo ho capito che cos’era la poesia”. E poi cantanti come Gino Paoli e Lucio Dalla, scrittori come Andrea Camilleri, politici come Cossiga e Spadolini. Alla domanda sul suo rapporto con la politica, la Cancellieri risponde che “bisognerebbe tornare ai valori del Dopoguerra, quando il nostro Paese è riuscito a risollevarsi, mettendoci intelligenza, passione e impegno civile”.

Non poteva mancare un riferimento all’accusa di aver caldeggiato, da ministro della Giustizia, la concessione degli arresti domiciliari a Giulia Ligresti, sua amica di famiglia. Nel libro la Cancellieri si difende, spiegando di non aver esercitato alcuna pressione illegittima, essendosi mossa esattamente come aveva fatto per altri detenuti. “Né, d’altra parte, – rileva – la magistratura ha ravvisato alcun reato nel mio comportamento”. L’ex ministro non nasconde la sua amarezza per quella che definisce “una gogna mediatica, di cui ancora adesso non riesco a comprendere pienamente le motivazioni, se non in un contesto politico più ampio”.

Conclusi tutti gli incarichi, adesso si dedica alla famiglia e al suo buen retiro nella campagna della Magna Grecia, dove “fra muretti a secco, ulivi e carrubi si stagliano contro il cielo azzurrissimo di Sicilia, immersi in una luce dorata che non ha eguali nel mondo”.

Anche se, lascia intendere, i progetti non le mancano. E chissà che questa “vita bellissima” non possa riservare ulteriori sviluppi.

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