CATANIA – Frequentazioni forse discutibili e comportamenti non sempre eticamente impeccabili forse, ma per il gup Gaetano Bernabò Distefano “il fatto non costituisce reato”. L’editore e imprenditore catanese Mario Ciancio viene quindi prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Sette anni di indagini condotto con intercettazioni  ambientali, verifiche camerali, ricerca storica su fatti, coincidenze, affari non hanno convinto il giudice per l’udienza preliminare a rinviarlo a giudizio. coincidenze

“Finalmente un giudice coraggioso”, ha commentato  difensore Carmelo Peluso al termine dell’udienza.
“Sono felice e sollevato per la decisione del giudice che ha ritenuto non vi fossero elementi per sostenere l’accusa che mi era stata rivolta”, ha dichiarato l’editore del giornale La Sicilia, che proprio nei giorni scorsi ha ceduto il bastone del comando al figlio Domenico, alla guida della storica testata catanese, ammiraglia di un gruppo editoriale in difficoltà, con decine di licenziamenti negli ultimi anni. “Ho sempre avuto la massima fiducia nella nostra Giustizia – ha aggiunto  Mario Ciancio Sanfilippo – e tanto più ne ho avuta in questi mesi difficili, confidando in un esito positivo della vicenda, essendo assolutamente certo della mia totale estraneità ai fatti che mi venivano contestati. Oggi  è il giorno in cui ritrovo la mia serenità e quella della mia famiglia, ma anche quella dei giornalisti e di tutte le persone che lavorano con me, anche loro in qualche modo chiamati in causa in questa vicenda ed anche loro  credo di poter dire, oggi liberati di un peso che sapevano e sentivano di non potere assolutamente avere sulla coscienza per quello che con me hanno fatto in tanti anni di lavoro serio, onesto, trasparente. Un lavoro che da oggi – conclude Mario Ciancio Sanfilippo – proseguirà con lo stesso impegno e la stessa forza al servizio dei lettori”.

Ottantamila pagine di intercettazioni, visure camerali, fotografie, relazioni e affari, sette  anni di indagini condotte dai Antonino Fanara e Agata Santonocito. I comportamenti di Mario Ciancio sono stati definiti, in sede processuale, prima del dibattimento dal giudice Bernabò, che dopo la relazione del difensore Carmelo Peluso, ha emesso la decisione di proscioglimento “perché il fatto non costituisce reato”.

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