Si fa sempre più dura la lotta dei lavoratori degli asili nido pubblici di Catania, messi sotto scacco dalle manovre amministrative comunali e dai tagli alle spese. Dopo giorni d’attesa, dopo aver ascoltato le rinnovate promesse dell’assessore al Welfare Angelo Villari, e dopo minacciato azioni di protesta ad oltranza, i dipendenti sono passati al contrattacco.

E lo hanno fatto attraverso una lettera di diffida del bando, indirizzata ai vertici comunali, alle parti sociali e al presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone.

Nell’aspra missiva sono state segnalate le gravi anomali riscontrate nel bando per l’affidamento dei servizi necessari al funzionamento degli asili nido comunali.

In particolare, è stata posta l’attenzione sulle criticità e le illogicità del bando, che non sono state risolte nonostante i confronti effettuati a fine anno con la direzione dei servizi sociali.

È stato quindi rilevato che, solo dopo l’incontro, effettuato il 23 dicembre 2014, nel corso del quale è stata dimostrata l’esiguità del costo del lavoro inserito nel bando, l’Amministrazione ha pubblicato il giorno dopo, sul sito del Comune, un chiarimento volto a diminuire le ore di servizio e conseguentemente il costo del lavoro. L’obiettivo sperato, pur con tali modifiche, non è stato raggiunto e l’importo di gara non permette il rispetto dei valori minimi delle tabelle ministeriali del CCNL delle cooperative sociali, la cui applicazione è vincolante ai fini dell’affidamento del servizio. Qualche giorno più tardi, grazie all’intervento dell’Assessore al ramo che tentava di disporre di più tempo per valutare le criticità segnalate sia dalle scriventi Centrali che dalle Organizzazioni Sindacali, veniva spostato in avanti il termine di presentazione delle offerte trasferendolo dal 7 gennaio 2015 al 21 gennaio 2015.

Ma anche le riunioni del 12 e del 14 gennaio hanno lasciato immutate le reciproche posizioni,malgrado l’intervento dell’Avvocatura del Comune nella riunione del 14 gennaio scorso.

A quelle criticità, rimaste irrisolte, si aggiungono poi gravi anomalie procedurali, come la mancata trasparenza, le anomalie nella concessione della proroga, il mancato ritiro delle buste con conseguente impossibilità delle parti di ritirare e ripresentare le proprie offerte.

Nella lettera, è stato inoltre ribadito il grave discostamento del costo del lavoro previsto dal bando rispetto ai minimi tabellari così come riconosciuto dalle parti nel corso della riunione con la direzione ai servizi sociali.

La patata bollente dunque ancora nelle mani del Comune, che adesso dovrà far la sua mossa.

Nicoletta Castiglione

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