Cerri, appena entrato, fa rabbrividire i tifosi rossazzurri: 3 a 3 al Massimino tra luci ed ombre.

di Gianluca Virgillito

Spolli controlla male, serve involontariamente Cerri, entrato da una manciata di minuti e con un tiro, neanche troppo irresistibile, fredda il povero Terracciano: Catania-Virtus Lanciano finisce tre a tre. Quest’azione è l’emblema di un Catania versione terminator (nei confronti di sè stesso), troppo bello in attacco e troppo imbarazzante nelle retrovie.

Primo tempo spettacolare. L’ingresso in campo delle squadre è salutato dal ruggito del pubblico del Massimino, che recita in un coro totale che comprende le due curve e le tribune: “Devi vincere, devi vincere, vincere, vincere!”. Lo stadio trema, pronto a trascinare verso la risalita il sodalizio etneo. Partire bene è importante, per dare la carica giusta, e per cominciare a mettere in cascina punti preziosi.

Maurizio Pellegrino schiera il suo 4-3-3 con Gyomber insieme a Spolli al centro della difesa, e con la sorpresa Rosina a centrocampo. Martinho compone il tridente con Castro e Calaiò. Proprio l’arciere porta in vantaggio i rossazzurri: Martinho lo serve e lui silura Nicolas in uscita: uno a zero e partita in discesa. Gli attacchi continuano impetuosi rivelando un Rosina sempre dinamico, veloce ed efficace nel suo gioco. Anche Rinaudo si conferma un giocatore indispensabile per il Catania. La sua voglia di lottare lo rende a volte anche troppo impulsivo. Il Lanciano spesso e volentieri ha pensato nella prima frazione di gioco a spazzare lontano la palla, ma ha anche costruito delle azioni importanti, vedi il goal-fantasma (non tanto fantasma). Passaggi veloci e tecnica nettamente superiore facevano presagire una facile vittoria con l’unica pecca chiamata Castro. Palloni invitanti sui suoi piedi ne sono arrivati, ma quasi tutti sono stati sprecati. El Pata ha mostrato una condizione imbarazzante, poca corsa e poca lucidità: qualche timido tentativo, ma impreciso, troppo impreciso per essere vero. Invece nella ripresa la musica cambia. Il Lanciano, con la complicità dell’arbitro Minelli, apparso inadeguato per la categoria, sorpassa il Catania, infilando due rigori (uno per presunto fallo di mano di Peruzzi, uno per fallo di Terracciano su azione che ha evidenziato parecchi problemi difensivi) con Pinato e Gatto. Massimino incredulo, vantaggio gettato alle ortiche: tutto da rifare. Prima Martinho e poi Rosina (anche lui su rigore, per atterramento di Castro in area) ribaltano ancora il risultato, grazie ad una reazione rabbiosa. Siamo all’ottantaseiesimo. Catania in vantaggio. Tre punti in cascina. Si pensava. Invece ci ha pensato Cerri, ad approfittare di un atteggiamento difensivo sbagliato a riportare sulla Terra i rossazzurri. I due terzini, Peruzzi e Monzon,  vuoi per la condizione fisica precaria, vuoi perchè sono inadeguati per il gioco rossazzurro, ogni volta che c’era da ripiegare dopo un’avanzata, hanno arrancato, contribuendo negativamente al risultato finale. Verrebbe da dire che la frittata è servita! Effettivamente è vero: sono emersi errori che si sono già visti durante la passata stagione. Sostanzialmente la difesa è rimasta la stessa dello scorso anno. Un Peruzzi le cui difficoltà sembrano essere più che altro nervose e non tecniche, un Monzon fisicamente sempre in ritardo (quando entrerà in forma?). Ma chi può giocare al loro posto? A destra un vero sostituto non c’è, tant’è vero che Pellegrino per sostituire Peruzzi ha dovuto far entrare Sauro e spostare sulla fascia Gyomber, a sinistra ci sarebbe Capuano, le cui condizioni sono apparse chiare durante il match di Coppa Italia con il Cagliari. Alla fine l’errore decisivo lo commette il veterano Spolli. Un errore ci può anche stare. In questo senso la serata di ieri insegna che anche in B gli errori si pagano a caro prezzo. La squadra di Pellegrino, e questa è una nota positiva, ha notevoli margini di miglioramento. Bisogna necessariamente riparare agli errori commessi, non è possibile perdere punti sempre per le solite gaffe.

Altro discorso va fatto per l’eccessivo nervosismo visto in campo. Se da un lato ormai ci si è abituati all’irruenza di Rinaudo, che in definitiva è comunque un pregio (malgrado arrivino per lui troppe ammonizioni) dall’altro l’espulsione a partita conclusa di Calaiò è sembrata inutile e sciocca. Per l’attaccante rossazzurro adesso si prospetta una maxi-squalifica di almeno tre giornate. Chi giocherà nella sua posizione nelle prossime partite? Lo scopriremo presto. Il mercato chiude, Cosentino interverrà per correre ai ripari?

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