CATANIA – Sei persone appartenenti alla cosca Ercolano sono state arrestate all’alba dalla guardia di finanza di Catania. Tra questi il reggente Aldo Ercolano, accusati per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e turbativa d’asta. Tra i particolari emergono anche contatti tra esponenti di una loggia massonica e cosa nostra catanese. Tutti i dettagli dell’operazione verranno   illustrati in una conferenza stampa che si terrà alle 11,15, presso la Procura della Repubblica di Catania, alla presenza del procuratore reggente, Michelangelo Patanè, Aldo Ercolano, considerato il boss indiscusso della mafia catanese, killer di Pippo Fava. Per lui, nel settembre 2014, fu revocato il regime del carcere duro, perché  non risulterebbero al Tribunale di Sorveglianza, elementi nuovi che possano testimoniare la sua conferma alla guida della cosca. Esiste, però,un’intercettazione, che potrebbe confermare che il potere di Aldo Ercolano, anche  secondo la Procura di Catania.

Sul piede di guerra, contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza, anche la Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Rosy Bindi. E anche Claudio Fava, figlio di Pippo, e vicepresidente della commissione Antimanfia, scese in campo in prima persona contro l’alleggerimento del regime carcerario.

Grazie a questo blitz fu scoperto un complesso sistema di usura e recupero crediti gestito da personaggi di altissimo profilo. L’intercettazione che inchioderebbe Ercolano è agli atti dell’operazione Reset.
E’ stato così documentato come le cosche mafiose per convincere gli imprenditori a pagare il pizzo, eseguissero attentati incendiari.

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