CATANIA – Continua il braccio di ferro tra la Cgil e il presidente dell’Ipab Ardizzone Gioeni di Catania. In mezzo l’assessore regionale alla Famiglia, Bruno Caruso . “È davvero assurdo che il commissario dell’Ipab Istituto Ardizzone Gioeni, Angela Di Stefano,  di Catania non si sia ancora insediato. Anche perché è già trascorso un mese dei tre di cui dispone a partire dalla data di nomina”, scrive in una nota il sindacato a firma del  segretario generale della Funzione pubblica, Gaetano Agliozzo,  dal segretario provinciale  Carmelo Distefano e dalla coordinatrice territoriale Marialuisa Grasso, indirizzata all’assessore Caruso e ai dirigenti M. Antonietta Bullara e Gabriella Garifo, “Il mancato insediamento, si aggiunge,  “non può non destare, a dir poco, un profondo stupore e una lacerante amarezza. Da questa situazione  paradossale scaturisce una confusione e un aggravamento delle  problematiche dell’attività gestionale dell’Ente; ciò sta destando  grandissima preoccupazione e forti tensioni nel personale che, sino ad oggi, ha garantito i servizi della struttura, ma che in assenza di segnali concreti e immediati − a partire dall’insediamento immediato del  commissario straordinario −  minaccia di ricorrere a forti azioni di protesta”.

Sorpreso della nota è Gianluca Rapisarda, presidente reintegrato da un’ordinanza del Tar, già a fine settembre. “Come potrebbe insediarsi il commissario  se il decreto assessoriale è dichiarato nullo dal tribunale amministrativo? Io ho ripreso la normale attività: verifica di cassa, firma degli stipendi e quant’altro possa essere svolto. Piuttosto, l’assessore Caruso dovrebbe provvedere al decreto di nomina dei rappresentanti nel Cda, indicati da Prefettura e Unione ciechi. Designazioni – sottolinea Rapisarda – che ha ricevuto nell’aprile scorso, cioè sei mesi fa”.

A dare manforte al presidente Rapisarda è il deputato dell’Ars, Marco Forzese: “Perché la Regione non ha dato seguito all’ordinanza, senza una spiegazione? Ora basta. Perché l’Assessorato non vuole proseguire, nonostante una situazione chiara e sotto gli occhi di tutti, e continua, al contrario, a permettere che un commissario non ricopra regolarmente la propria funzione? Alle sentenze si dà sempre seguito, non capisco perché a questa non si debba dare ascolto. È giunta l’ora di smetterla di tergiversare, perché questa situazione non va a beneficio di nessuno, anzi: crea solo confusione, a danno di tutte le parti coinvolte e, nello specifico, di un Istituto che, ancora oggi, vive una situazione di grave ingiustizia”.

Daniele Lo Porto

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