CATANIA – Il 2014 da incubo del Catania si chiude al Massimino con una pesante sconfitta per mano della capolista Carpi, sempre più lanciata verso l’insperato traguardo della Serie A.

Massima serie che, sul fronte opposto, è obiettivo dichiarato della società con a capo Nino Pulvirenti. Il bottino di 21 punti in 21 partite, lascia i rossazzurri ai bassifondi della graduatoria, in piena bagarre retrocessione. Un dramma sportivo senza dubbio, per una “nobile decaduta” del calcio italiano. Uno stadio sempre più deserto, con i tifosi nel vivo della protesta contro Cosentino, Ventrone e lo stesso presidente etneo, è la cornice “perfetta” per l’ultima disfatta dell’anno.

Alla vigilia del campionato certamente questa gara non avrebbe rappresentato che un piccolo ostacolo verso la gloriosa risalita, ma ad oggi invece il match contro gli emiliani era un proibitivo muro da scalare per chiudere con tre punti un girone d’andata thriller.

Pellegrino, quasi certamente alla sua ultima panchina, dato per certo l’arrivo di Liverani a Gennaio, deve vedersela con una lista infinita di giocatori indisponibili. Tra i soliti infortuni e le squalifiche clamorose della partita contro il Cittadella, l’allenatore è costretto a fare di necessità virtù (non è una novità).

Gli avversari invece vantavano una condizione strepitosa, un gioco ormai collaudato che porta la firma di un veterano della cadetteria, Castori. La sua squadra, veloce, cinica, e giovane ha incantato tutti gli amanti del calcio, increduli dinanzi alla forza di un gruppo dato in partenza non adeguato per sostenere le difficoltà del campionato di B.

La gara non mantiene un ritmo alto. Il Carpi controlla bene le poche sfuriate rossazzurre. Il Catania, che dovrebbe fare la partita, non gestisce la paura del momento, approcciando la gara in modo remissivo. La gara viene decisa soltanto nella ripresa: al 57′ vantaggio Carpi con Di Gaudio, abile in spaccata a trafiggere l’incerto Frison dopo un assist perfetto di Bianco. Il raddoppio al minuto 81′ realizzato dal subentrato Inglese che con un bel sinistro supera il numero uno rossazzurro. A fine gara si accende una rissa e Monzon viene espulso: si tratta dell’ennesimo cartellino rosso della stagione. L’unico a salvarsi, neanche a dirlo, il solito Calaiò. Male i ragazzini, specialmente Parisi, apparso sempre in difficoltà a destra in difesa.  Pellegrino chiude quindi il suo filotto di tre partite così come aveva chiuso la prima esperienza ad inizio campionato con un punticino all’attivo.

Poche, pochissime note liete per un Catania sempre più in caduta libera. Nessun freno agli infortuni, ai cartellini, ad un malanno che da un anno e mezzo a questa parte mette in ginocchio la realtà catanese. Terzultimo posto in condivisione con il Crotone e spettro Lega Pro che aleggia tristemente. Si tratta certamente del punto più basso raggiunto nell’era-Pulvirenti, sempre meno amato dalla tifoseria. La capolista vola. Sicuramente tutti pensavano di scriverlo al termine del girone d’andata per il Catania, invece lo scriviamo per il Carpi, abile, con il minimo sforzo, a mettere ko un avversario davvero mediocre.

CATANIA (4-3-3): Frison; Parisi, Sauro, Rolin, Monzon; Escalante, Calello, Odjer (70′ Gallo); Rossetti (54′ Çani), Calaiò, Castro (87′ Piermarteri). A disp.: Terracciano, Garufi, Ramos, Jankovic, Scapellato, Di Grazia. All: Pellegrino

CARPI (4-4-1-1): Gabriel; Struna, Suagher, Gagliolo, Letizia; Pasciuti (69′ Poli), Porcari, Bianco, Di Gaudio (69′ Lasagna), Lollo; Mbakogu (79′ Inglese). A disp.: Maurantonio, Sabbione, Mbaye, Gatto, De Silvestro, Embalo. All: Castori
Arbitro: Fabbri di Ravenna

AMMONITI: Lollo, Parisi, Odjer, Struna, Gagliolo, Gallo, Monzon

ESPULSI: Monzon

 

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