Il calcio a Catania vive il suo momento di più grande amarezza. Dopo la presentazione ufficiale, in conferenza stampa, della nuova dirigenza, sono tanti gli spunti per analizzare il declino di quello che è stato il piccolo Barcellona della Serie A.

Parlare del passato non è forse produttivo per il momento storico che gli sportivi catanesi attualmente vivono, ma è necessario, come affermato più volte questa mattina dal nuovo direttore sportivo Pippo Bonanno. “Ripartire dal passato per costruire un presente e un futuro migliori”. Si riparte allora dall’analizzare un tracollo che ha desolatamente portato un club modello nell’abisso e nell’incertezza totale.

La triade Bonanno-Pitino-Ferrigno cercherà di far ripartire (che sia la volta buona?) il progetto Catania. Un progetto, intendiamoci, ancora tutto da definire. Il futuro del Catania passa necessariamente dalle decisioni della Corte di Appello sulla penalizzazione da infliggere al club in via definitiva, ma anche dalla capacità che la nuova dirigenza avrà nel ridurre ancora il monte ingaggi dell’organico di Pancaro, oltre che, ovviamente, dalla cessione del club ad una nuova proprietà.

Estrema chiarezza quella del ds, nonostante qualche ritrattazione: l’attuale azionista, quasi unico,  vuole vendere, a determinate condizioni, con importanti garanzie per il futuro della società. Qualora la proprietà restasse nelle mani di Pulvirenti, allora si cercherebbe di far sopravvivere il Catania. Bonanno si rende conto di aver usato parole forse pesanti per esprimere un concetto probabilmente diverso e si corregge. Il timore della tifoseria innamorata del suo Catania, è proprio questo: si può ancora vivere nell’incertezza, sul filo del rasoio? Milazzo, Bonanno, Pitino e Ferrigno assicurano di no. Promettono che sarà il duro lavoro e i sacrifici a riportare in massa il pubblico sugli spalti, sui loro spalti, quelli che secondo l’amministratore unico Milazzo “hanno rappresentato l’elemento più prezioso nelle battaglie più dure della squadra”. La campagna abbonamenti, in questo senso, vede un avvicinamento, voluto forse, ma senz’altro necessario. Prezzi ridotti all’osso “non per riempire lo stadio, perchè per i tempi che si stanno vivendo non è probabilmente possibile, ma per vedere almeno la stessa presenza di pubblico della gara giocata contro il Cesena”.

C’è da scommettere che la “nuova” dirigenza rossazzurra, imbottita di uomini che, chi con un ruolo chi con un altro, hanno fatto sempre parte del Catania anche nel passato, lavorerà duramente, con i mezzi a disposizione, per far risalire dall’inferno il club etneo.

Mezzi.. sono i mezzi quelli che mancano al Catania? Pulvirenti, che ha versato 3 milioni di euro per l’iscrizione della squadra al campionato di Serie B (prima del processo sportivo), metterà ancora mani al portafoglio per un giocattolo (logoro) che per sua stessa ammissione non gli appartiene più dal punto di vista emotivo? Sarà il frutto delle cessioni, tra cui l’ultima, quella di Gyomber alla Roma, che ha rappresentato “un vero affare per il Catania, un colpo per cui ringraziare la Roma, perchè non era facile per una società con un piede e mezzo nella Lega Pro sedersi a un tavolo e trattare una cessione così vantaggiosa per noi”, a sbloccare il mercato del Catania in entrata?

Anche su questo si è soffermato Bonanno, sottolineando che “il mercato, la compravendita dei calciatori, ormai si fa solo in Serie A, mentre dalla B in poi si cerca di trattare sui contratti”, in altre parole, sui giocatori svincolati. Il Catania, per i giocatori di esperienza in Lega Pro, rappresenta un’opportunità ghiotta per guadagnare in visibilità e giocare in un club blasonato, nonostante il periodo di estrema emergenza.

I tempi sono ristretti, per forza di cose sembra si ripartirà dalla Lega Pro e con la stessa proprietà. Sarà una squadra nuova, nessun superstite della passata stagione sarà confermato come ammesso dalla dirigenza stessa. Contratti troppo pesanti quelli dei vari Terracciano, Frison, Ceccarelli, Coppola, Rosina e Maniero per le casse del Catania, che però sembra non avere grossi problemi di bilancio stando alle dichiarazioni di Milazzo. Per mantenere un equilibrio e provare a stabilizzare la squadra e permetterle di sopravvivere – e lo dice chi scrive quest’articolo, non il direttore sportivo del Catania – tanti sacrifici, e un ridimensionamento ancora più forte degli obiettivi. Il club etneo non può pensare ad una pronta risalita, e non può prometterla (un passo avanti rispetto allo slogan della passata stagione in Serie B) in primis per la forte penalizzazione, in secundis per quello che è un pò diventato il leit motiv di questa burrascosa estate calcistica: l’alone di incertezza attorno al quale vive questa società.

Occorrerà mettersi tutto alle spalle, sarà difficile fino a quando sentenze e dichiarazioni volutamente o meno contraddittorie, interventi poco felici di alcuni esponenti delle alte cariche federali e di altre società scalceranno ancora una volta una tifoseria già di per sè violentata, tradita e abbandonata. Lasciata sola dopo anni di gioie e soddisfazioni, poi di promesse mantenute e infine dello scherno e abbandono totale. Sarà impossibile impedire una contestazione ad una proprietà che non rappresenta più il cuore pulsante di un moto calcistico che possa definirsi tale, la tifoseria. Una contestazione che rimanga sempre pacifica e civile e che non sfoci mai, per nessuna ragione, nella violenza.

Si volterà definitivamente pagina quando i protagonisti degli anni migliori e peggiori di questo ciclo lasceranno il passo a chi vorrà regalare nuove soddisfazioni, nuove certezze. In questo senso, sembra concreto l’interesse del gruppo presieduto da Carlos Ruben Villar, rappresentato da Federico Balzano, ex calciatore ed economista incaricato a prendere contatti con lo studio legale Abramo, come riportato da sottoilcielorossazzurro.it. Nei primi giorni di settembre potrebbe esserci l’incontro tra le parti interessate.  Come ammesso dallo stesso Bonanno, lo ripetiamo una volta di più: “Si tratta di un periodo di transizione tra ciò che è stato e ciò che sarà”.

Una tristezza, una tristezza che davvero si commenta da sola per quanto si possa negare che lo sia. Una proprietà un tempo affidabile ridotta nell’ombra, un progetto tecnico funzionale ed economicamente fruttuoso ridotto in cenere, un club che sul mercato dettava legge, concludendo importanti plusvalenze, costretto a trattare gli svincolati. Per chi la legge così, il fallimento non può che essere totale.

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