Daniele Lo Porto

CATANIA – Città di mare, ma lontanissima dal mare. Non in termini geografici, naturalmente, ma pratici. E non basta essersi inventati un “assessorato al mare”, quando il buon Santo Castiglione (epoca Scapagnini) già pensava al suo futuro di autorità portuale, per riavvicinare l’infinito all’inesistente. Su questo tema il professore Tino Vittorio ha scritto libri e parlato per ore. Vanamente.

Il mare resta sempre qualcosa di difficile da gestire, come se fosse un’emergenza. Invece dovrebbe essere una risorsa da valorizzare, ma così non è. In tutto il mondo le spiagge libere sono già aperte almeno dal 1’ giugno, a Catania, a luglio iniziato, ancora litigano Comune e impresa che ha vinto la gara d’appalto. L’assessore al mare, Rosario D’Agata, spiega di un contenzioso esistente, ma viene prontamente rimbeccato dai diretti interessati.

Se si andrà avanti ancora per qualche giorno è possibile che sia l’azienda a rinunciare all’incarico, perché potrebbe non avere più la convenienza economica per gestire i servizi e il parcheggio del pala ghiaccio, considerato che la stagione balneare sarebbe già a metà. Intanto, le tre spiagge libere (non liberate) sono un deserto a pochi metri dal mare, tra rifiuti di ogni genere e disordine incontrollabile.

Ma non è la prima volta che il mare gioca brutti scherzi al Comune. Anni fa, Raffaele Stancanelli sindaco, l’impresa che realizzò i solarium al lungomare riuscirono a montare gli antiscivoli al contrario, impresa non facile. E gli uffici comunali dimenticarono di richiedere autorizzazioni alla Capitaneria. Stancanelli si arrabbiò e non poco: abusivi e incapaci. Alla faccia dell’assessore al mare. Insomma, caro sindaco Bianco: liberaci le spiagge libere, oltre che il lungomare.

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