di Graziella Nicolosi

migranti 3CATANIA – Un gesto di grande umanità verso chi scappa dalle proprie terre martoriate, rischiando quasi sempre la vita: è quello compiuto ieri nella città etnea, dove finalmente – dopo quasi tre mesi – si è svolta la cerimonia funebre per 13 migranti morti nel naufragio del 18 aprile scorso. In quella che viene considerata la più grave tragedia del Mediterraneo, persero la vita fra le 700 e le 900 persone: un numero impossibile da calcolare con precisione. Solo 27 furono i superstiti, che giunsero due giorni dopo a Catania.

Le complesse operazioni di recupero delle salme, effettuate dalla Marina Militare, portarono al ritrovamento di appena 13 vittime, che ieri hanno ricevuto l’ultimo saluto a Palazzo dei Chierici, alla presenza del sindaco Enzo Bianco, dell’arcivescovo di Catania monsignor  Salvatore Gristina, del vice presidente della Comunità islamica di Sicilia Ismail Bouchnafa, del rappresentante della Chiesa copta d’Egitto Abona Bola.

Ad assistere alla cerimonia anche il portavoce siciliano della Comunità di Sant’Egidio Emiliano Abramo, il prefetto di Catania Maria Guia Federico, il procuratore aggiunto Michelangelo Patané, il generale di Brigata Riccardo Galletta, comandante regionale dei Carabinieri, il contrammiraglio Nunzio Martello della Marina militare, il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Casarsa, il vicequestore vicario Claudio Sanfilippo, il comandante del 41° Stormo di Sigonella Vincenzo Sicusio, il comandante della Polizia municipale Pietro Belfiore, oltre al vescovo di Ragusa monsignor Paolo Urso.

I rappresentanti delle diverse religioni si sono uniti insieme in preghiera e nel ricordo delle giovani vittime del mare, mentre tredici giovani italiani e stranieri ponevano dei fiori su ciascuna delle bare.

“Oggi – ha detto il sindaco Bianco – rendiamo onore a donne e uomini che hanno lasciato la loro terra per inseguire un sogno. Abbiamo voluto salutare e onorare queste vittime, e quelle che probabilmente non recupereremo mai, donando loro un fiore e una preghiera cattolica, copta, musulmana. Il dovere di questo continente, l’Europa, e di questa città, Catania, è quello di non dimenticare”.

Il sindaco Bianco ha ringraziato la città di Catania “per la generosità, l’umanità, l’efficienza che ha saputo esprimere nei confronti dei migranti”, così come il Governo italiano, la Marina militare, la Prefettura, la Procura di Catania, le forze armate e le forze di polizia tutte, i Vigili del fuoco. Un ringraziamento è andato alla squadra che ha lavorato all’identificazione delle 13 vittime del naufragio, in particolare alla professoressa Cristina Cattaneo, capo dell’equipe che ha effettuato gli esami medico legali. Bianco ha raccontato che la Cattaneo “è giunta da Milano in treno, perché in aereo costava troppo, ed è stata capace di lavorare per 24 ore consecutive su questi corpi martoriati”. “Davanti a questa enorme ricchezza umana – ha aggiunto –  le meschinità di alcuni fanno rabbrividire. Abbiamo fatto qualcosa di semplicemente straordinario senza risorse se non, appunto, quell’enorme ricchezza che è rappresentata dai volontari”.

Ai funerali è intervenuto anche il segretario generale della Uil di Catania Fortunato Parisi, secondo cui “Catania e la sua provincia hanno confermato le proprie vocazioni millenarie di terra della solidarietà, della fratellanza, dell’ospitalità”.

In una nota, Parisi ha rilanciato la necessità di dare adeguata sepoltura sul nostro territorio alle persone di fede diversa dalla cattolica. “Siamo certi  – ha detto – che troveranno finalmente piena e adeguata risposta gli appelli della comunità islamica, e non solo, perché siano individuate in città aree di sepoltura per fedeli di religione non cristiana. La Uil si unisce a questa richiesta che viene rivolta all’amministrazione comunale,  già in questi anni distintasi per  sensibilità e impegno nell’interpretare le esigenze di un territorio sempre più multietnico e multireligioso”.

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