Maggio è il mese di Maria e delle ultime interrogazioni. Adesso, a Catania e non solo, si festeggiano cinema e libri. In Italia si pubblicano quarantamila volumi l’anno. Di film ne escono oltre cento. Cosa ci sia da festeggiare sfugge alle menti più sagge, dato che per dirla tutta il 90% dei titoli non si sa bene a cosa serva.

La cultura a Catania è figlia di un parto gemellare. Catania e i suoi misteri: più del mago Eliodoro, più delle baruffe avanguardiste poté il commercio. Non i poteri dello stregone, ma la concentrazione di ipermercati e megastore lungo i fianchi nord e ovest. Un’area metropolitana con qualità della vita lontana dalla media. Con mobilità sociale pressoché nulla che campa di turismo, pubblico impiego, precariato regionale e fondi europei mal gestiti. Vanta la maggior densità di centri commerciali d’Europa, seconda solo a Oslo. Il denaro, la roba, la fretta di far soldi: la superbia di farsi notare.

La cultura di via Ottanta palmi è ricca e curiosa. Si ciba di brutture che fumano miseria, rozzezza e imbroglio: la cultura nero-pece della prepotenza e del narcisismo anche detta consustanzialità tra calcio-Catania, festa di sant’Agata e seltz limone e sale. I savi di via Ottanta palmi non vanno al cinema e non leggono libri. Metafisicamente, sono nati prima dei fratelli Lumière, conoscono tutte le risposte.

Il gemello si chiama spacchiocultura. I colti per spacchio frequentano i centri occupati, le sale del “King” e dell’“Ariston” e l’arena “Argentina” d’estate. Come fece Dio che li precedette a stento, creano eventi a costo zero. Odiano yankee e borghesi, citano fino alla noia l’esponente beat che non sa di esserlo, l’architetto ribelle (a chi?) e l’artista cinese alto uno e quarantacinque. Detestano la bellezza, si cibano di brutture con profluvi di fogne e ammassi di tuguri. Sono superomisti per vocazione, ex comunisti fin dalla seconda elementare, sloganisti per costrizione genetica. Si fingono illuministi per competenza e impegno.

Il colto per spacchio è più pericoloso dell’“ottantapalmino”: ha sete d’indispensabilità, si finge ostia per un prete che dice messa. In realtà non giova a nulla. Transitando per il Tondicello della plaja non si distinguerebbe dal germano. Se così non fosse, che gemello sarebbe?

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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