di Graziella Nicolosi

 CATANIA – Che la musica abbia un potere straordinario è ben noto. A maggior ragione se parliamo di bambini, come quelli di cui si occupa da fondazione “La città invisibile”, nata nel 2009 a Biancavilla (in provincia di Catania), per diffondere la cultura e la formazione musicale, in particolare nei quartieri cosiddetti “a rischio”. Fiore all’occhiello della fondazione è la “Scuola di vita e orchestra Falcone e Borsellino”, che insegna musica ai piccoli discenti attraverso un metodo innovativo importato direttamente dal Venezuela (caso unico nel nostro Paese). In questi anni la scuola ha ottenuto risultati di tutto rispetto, suscitando interesse e curiosità anche fuori dalla Sicilia. Ma non da parte delle istituzioni, che adesso sono chiamate a dare il loro sostegno ad una realtà priva addirittura, da qualche settimana, di una sede degna di questo nome.

Alla presidente della fondazione, Alfia Milazzo, chiediamo come si è arrivati alla situazione attuale e quali sono i motivi per cui le attività de “La città invisibile” andrebbero sorrette e potenziate.

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La nostra prima curiosità nasce dal nome: perché “La città invisibile”? 

“Il nome della fondazione deriva da un’opera di Italo Calvino, “Le città invisibili”, una delle più utopiche che si siano mai scritte. Eppure per noi le utopie possono realizzarsi, come abbiamo dimostrato in cinque anni di lavoro. Con le nostre attività musicali – e culturali in genere – abbiamo coinvolto finora centinaia di bambini e le loro famiglie, da Biancavilla ad Adrano, dal quartiere catanese di San Cristoforo a Librino, fino ad un’esperienza nell’Istituto penitenziariominorile di Bicocca. La nostra “Scuola di vita e orchestra Falcone e Borsellino” è un po’come un pellegrinaggio, andiamo dove c’è bisogno. Il nostro metodo è basato sul coinvolgimento attivo degli studenti, che già dopo due anni possono diventare a loro volta maestri di musica per i bimbi più piccoli. Questo è un aspetto importante: in certi contesti questi bambini pensano di non valere niente, mentre noi valorizziamo i loro sforzi e insegniamo che il cambiamento è possibile con lo studio e il lavoro. La mafia teme l’educazione più delle denunce! Al progetto principale, di tipo musicale, se ne accompagnano altri: la libreria gratuita “Buon libro”, in cui bambini e famiglie possono ritirare gratuitamente volumi e svolgere attività di “Book and writing therapy” (leggendoli ad alta voce attraverso le tecniche di recitazione); oppure il Festival dell’utopia, un ciclo di incontri con autori e personalità italiane di rilievo sui temi della pace, della poesia, dei diritti umani, dell’ambiente, della letteratura, dell’arte. Volendo fare delle stime, finora abbiamo coinvolto nelle nostre attività circa 570 bambini, di cui adesso a San Cristoforo una quarantina sono impegnati anche nel teatro civile. Più di 1000 bambini hanno ritirato volumi dalla libreria, e accanto a loro moltissimi genitori”.

Quante persone collaborano alla fondazione? 

“Oltre a me, che sono il presidente sin dalla nascita della fondazione, c’è un consiglio d’amministrazione impegnato costantemente; ovviamente tutti offrono la loro attività a titolo gratuito. Io ho lavorato per vent’anni a Milano come manager della formazione, e ho messo al servizio de “La città invisibile” le tecniche di organizzazione aziendale che avevo appreso. Guai infatti a pensare che – solo perché si tratti di no profit – si debba improvvisare: solo con un’attenzione costante e meticolosa, in mancanza di fondi pubblici, si può pensare di andare avanti. E poi la motivazione più grande ce la danno i nostri bambini! Un ruolo essenziale è svolto dai cosiddetti “ambasciatori”, che ci aiutano a cercare finanziatori. E poi naturalmente ci sono i nostri volontari, fra cui gli insegnanti venezuelani; a loro paghiamo solo le spese di viaggio e di alloggio”.

Facendo un passo indietro, quando nasce l’idea de “La città invisibile”?

“Nasce nel 2009, da una costola dell’associazione “Prometeo”, composta da giovani musicisti; anch’io ne facevo parte, pur non essendo, in realtà, esperta di musica. Sono stata però io a suggerire il progetto Abreu, nato in Venezuela dal nome del maestro Josè Antonio Abreu, che, grazie alla musica, è riuscito a sottrarre al degrado e alla criminalità oltre 350.000 bambini e ragazzi. Le nostre lezioni sono iniziate nel 2010 a Biancavilla, grazie ad uno sponsor privato che ci ha sostenuto e ad un piccolo aiuto del Comune, che ci permetteva di pagare una sede in affitto. Poi dopo un anno il contributo comunale non ci è stato più concesso e da soli non riuscivano a pagare il canone di locazione. Abbiamo chiesto aiuto ad asili e parrocchie, ma senza successo. Da qui ci siamo trasferiti ad Adrano, appoggiandoci prima ad una parrocchia e successivamente ad una scuola. Le nostre attività oggi si svolgono soprattutto a Catania: in parte a Librino, dove ci ospita l’oratorio di suor Lucia Siragusa, e in parte a San Cristoforo, dove ci aveva chiamato padre Ezio Coco della chiesa di “San Cristoforo alle Sciare”.

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Questi locali però hanno gravi problemi di agibilità, e dal primo settembre di fatto sono inutilizzabili. 

“Purtroppo è così: i locali della parrocchia sono ormai inagibili e da circa tre settimane i bambini sono letteralmente “per strada”, così come i volumi della nostra libreria gratuita. Già due anni fa avevamo chiesto al Comune di Catania e alla Regione di affidarci in gestione uno dei tanti locali di loro proprietà chiusi e inutilizzati, ma non abbiamo mai avuto risposta. Purtroppo neanche le scuole del territorio hanno possibilità di ospitarci: l’altro giorno ho incontrato la preside dell’istituto “Caronda”, che, pur non potendoci dare una sede, sarebbe ben lieta di mandarci i suoi studenti, a cui non può garantire una formazione pomeridiana in ambito musicale. Noi avremmo individuato due possibili sedi: l’ex centro culturale Midulla e ex Manifattura tabacchi, i cui locali sono vuoti. Abbiamo chiesto al Comune di affidarcene uno e, dopo un incontro effettuato finalmente sabato 13 settembre in Municipio, pare che ci sia stata una manifestazione di disponibilità. Ma poi non sono seguiti atti concreti. Vedremo. In compenso, da tutta Italia ci sono arrivate manifestazioni di sostegno. Non abbiamo molto tempo a disposizione, anche perché la stagione autunnale è in arrivo e i nostri impegni non possono fermarsi: il 26 parteciperemo ad un concerto durante la “Notte dei ricercatori” a Catania, e poi abbiamo altri concerti già fissati fino a Natale. Il nostro augurio è che si possa trovare al più presto un’alternativa alla strada. Dobbiamo farlo per i nostri bambini e per le loro famiglie, per quelle famiglie oneste che sono tantissime e, in certi contesti, preferiscono morire di fame pur di non delinquere. Sono un fiore da coltivare; da loro deriva quel “fresco profumo della libertà” di cui parlava Borsellino, che si contrappone al “puzzo del compromesso”.

Graziella Nicolosi

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