di Marco Spampinato

CATANIA – “Tempi e orari della città” con l’allora assessore Alba Giardina a spiegare come, grazie al lavoro di gruppo e all’inaugurazione dei nuovi parcheggi scambiatori, in zone strategiche del centro urbano, oltre alla differenziazione degli orari di apertura di scuole, negozi e uffici, di lì a poco si sarebbe riusciti, in un semestre certamente, o poco più, a rendere più ordinato il traffico, più capiente e sincronizzata la viabilità del capoluogo etneo. Certo, contemplando anche la riorganizzazione e il potenziamento dei servizi della locale Azienda Municipale Trasporti. Gli “autobussi” dell’AMT, a quel tempo aumentarono il loro numero con qualche unità curiosamente recuperata anche vecchia, in età di pensione, e quasi pronta per l’accompagnamento al locale sfasciacarrozze, ma pur sempre mezzi pervenuti “a costo zero” dall’amica Bologna. Non il massimo da affiancare ad una progettazione che prevedeva il miglioramento della viabilità e dei trasporti. Negli stessi anni, anche più di un lustro prima, a Verona, o a Venezia, come anche, dopo, a Milano, i parcheggi scambiatori c’erano…esistevano, video controllati, lindi, funzionanti, gestiti con personale inappuntabile, barre di accesso e segnaletica luminosa per informare sui posti disponibili, come si fosse in aeroporto ma si era in città, e i viaggiatori, quelli paganti, veneti cioè, non catanesi, potevano permettersi non già il peana sterile o “lamentatio” originalmente colorita della gente del Sud, ma una vera e propria italica reprimenda all’autista se lo sventurato si fosse presentato alla fermata con un minuto di ritardo rispetto al ruolino di marcia.

Scene di vita vissuta, dal nostro direttore responsabile!

Sono passati diciannove anni circa da quel progetto verso il quale nutrivo anche io più di qualche speranza ma i tempi, e gli orari, di questa città rimangono davvero penosi. Al più, solo la viabilità per i taxi e gli autobus pubblici ha fatto registrare un flebile miglioramento da quei primi anni ‘90. Meglio se con valutazioni effettuate in orari serali o notturni.

Quante differenze di sostanza, e di genere, tra Nord e Sud del Belpaese!

A saltare: alle pendici dell’Etna abbiamo sempre avuto a cuore la pulizia, l’ordine, il senso civico, il decoro urbano, e il controllo delle non indifferenti masse di auto (che sovente viaggiano con un uomo, o donna, solo al comando! Che spreco…) soprattutto sulla carta. Con questi presupposti abbiamo anche registrato, negli anni, stavolta siamo nel 2006, sindaco Umberto Scapagnini, un altro progetto di certo peso con titolatura ad un tempo da filmetto di fine estate in un’arena di quart’ordine e a un tempo da spunto psicoanalitico: “Catania cambia Catania”. Si trattava, sempre, di piccoli programmi locali, comunali, con profusione di soldi pubblici, però, e incentivi di bilancio erogati dalla Comunità Europea. Progetti atti ad impiegare maestranze e con obiettivi ambiziosi da gonfiarsi poi, forse, il petto, nomi roboanti “sperti” ed esperti presenti nell’elenco delle collaborazioni, parcelle, spesso anche contenute, ma a go-go e, come nel caso precedente, la sempre verde “task force” (termine bislacco ed esterofilo ma gradito all’intellighenzia nostrana in quanto, pare, radical-chic, che io, invece, definisco pusillanime e altamente presuntuoso, pur attribuibile, e coniato, ai tempo della seconda amministrazione con a capo Enzo Bianco) un equipe di “intelligenze”, purtroppo, ben retribuite ma, più o meno, già consunte o erose in partenza.

E via con, quel progetto, all’abbattimento del famigerato Ponte di Ognina, dove vidi personalmente capottare, dopo impennata sull’asse, la 126 di un mio amico. Era una presa diretta nel 1984 “eyes wide shut”. Stesso ponte dove gli incidenti, anche gravi, che non si contavano ogni anno, specialmente per imperizia e spericolatezza dei guidatori, furono ridotti a ricordo con l’abbattimento del pericoloso cavalcavia, che vantava, in un tratto, la pendenza del 14%. Questo tratto di città non vide più quel brutto, antiestetico, fin quasi pericolante tratto di cemento ma ospitò, al posto di questi, una rotonda piuttosto ovale e oblunga che, perlomeno, oggi mantiene ancora un decente verde e vede gli zampilli della sua fontana funzionanti e illuminati almeno per una parte dell’anno. Bene la manutenzione.

“Round about” termine inglese che definisce una strategia nel piano viario che fu dei francesi già dalla metà degli anni ’50, degli stessi britannici, dei tedeschi, di Malta con i soldi della Comunità Europea dopo il 1 maggio 2005.

Rotonda, appunto, atta a far diminuire, anche drasticamente, il numero degli incidenti stradali eliminando incroci sia su territorio urbano che su strade statali e provinciali. Nei centri urbani sparirono, in progressione, prima i vigili urbani e poi i semafori. Si risparmiano euro.

Rotonda: Spazio divisorio circolare, ma talvolta anche ovale, addirittura oblungo, appunto, come nel precedente caso di Ognina. Con eliminazione, postuma, di un albero ormai rimasto “in mezzo alla strada” pochi mesi addietro con scelta, “necessaria ed inderogabile”, a opera dell’Amministrazione Bianco. Gli ambientalisti, che sembrano non sapere o potere fare altro, ne fecero un “casus belli” lo scorso giugno.

Rotonda o, addirittura, a forma di otto con rimando a Dalì, oltre che oblunga, come nel caso della recentissima, rinnovata, pure bella a vedersi piazza Galatea posta tra viale Africa, via Messina e viale Jonio. Spazio, non piazza, in quanto con impossibilità di passaggio pedonale, sosta, anche momentanea a rimirare il giardinetto che la anima ma, in compenso, arricchita proprio con tanto bel verde e il famigerato morente cavallo bronzeo con vigoroso membro a imperituro ricordo di fasti passati, già meta di “pellegrinaggi” nella locale piazza Vittorio Emanuele III, per i catanesi piazza Umberto, ché, forse, fu un reale, tra i Savoia, meno antipatico e donnaiolo dell’altro, seppure burbero ed austero e, ad ogni modo, piemontese per i piemontesi. Il cavallo i catanesi lo amano, alcuni, più nobili e naturalmente, lo cavalcano, in troppi lo mangiano (con gusto) ma questo esemplare con membro a sfacciata vista è stato motivo di “scorno” e ilarità. Purtroppo anche di “visite” per farsi immortalare, con sorrisi inevitabilmente ebeti e mani al posto giusto,

Viabilità e trasporti: snodo nevralgico, tra i primi “biglietti da visita” per qualsiasi città. Un cruccio per Catania e i Catanesi.

Il “catanese” sia maschio, soprattutto, o femmina, ama la propria città visceralmente come definirebbe Ercole Patti o, anche meglio, in “modalità” Brancatiana. Non è un amore dannunziano, da voyeurismo, è proprio appassionato, di un rigore viscerale e devozionale, tribale e animalesco, sofferto, grugnito e pianto, evidente e aperto.

Si è attaccati a Sant’Aiutuzza (la Patrona Agata e non la “Santuzza” che è Santa Rosalia Patrona di Palermo) come al cangiante umore del maestoso vulcano Etna.

A Catania ci si appassiona, quasi carnalmente, al mare e ai frutti della sua vita, alle opportunità delle sue spiagge; ai resti di una passata, e quasi totalmente perduta, “movida”. In città si resta a far le code ai carrozzoni (o camper) luminescenti e fumanti di fritture grasse e sapide di wurstel e cipolle scottate su piastra bollente, ma, meno, molto meno attenti e premurosi, alla messa in pratica di un doveroso senso civico, al rispetto degli altri (turisti inclusi) e del decoro di fioriere o dei marciapiedi spesso scalcagnati come le strade piene di buchi e fossi un po’ ovunque.

La città resta sporca e sciatta nonostante i visibili passaggi dei servizi di pulizia notturna sulla pubblica via, poco vivibile, sempre agli ultimi posti delle “classifiche” nazionali in questo senso, e distratta in interpretazione estesa.

Dopo anni di maquillage e riproposizioni, rivisitazioni di incroci, vie, piazze e quant’altro si può scrivere di operazioni non perfettamente dirette, e quasi per nulla legate per logica e finalità, dalle troppe amministrazioni comunali succedutesi negli anni (Bianco, Scapagnini, Scapagnini II “il terribilis” con il determinante Raffaele Lombardo vice sindaco, Stancanelli e ancora Bianco per non affondare troppo lontano nel tempo radici e ricordi). Ma la “colpa” non è solo una sconfitta delle singole amministrazioni quanto, anche, di quelle fin troppo evidenti, storiche, ignavia e strafottenza del cittadino medio catanese, talmente parte caratterizzante da determinarne il “carattere” e la “simpatica verve” nelle barzellette così come in tanti sketch radiofonici, televisivi, presenti su vari canali multimediali come Youtube.

Marco Consoli, vice sindaco e assessore alla Protezione civile della attuale giunta Bianco, declama nel corso di una conferenza stampa nella Sala giunta di Palazzo degli Elefanti: “Nel 2009, l’allora sindaco Raffaele Stancanelli – il primo cittadino precedente all’ultimo Bianco. Ndr –era pronto a far abbattere il Ponte del Tondo Gioeni ma poi, intimorito dal dibattito sviluppatesi sulla stampa locale e in Consiglio comunale, pur consapevole che non c’erano i soldi per farlo, annunciò di voler ristrutturare l’opera. Così continuava a rimandare tutto decidendo, sostanzialmente, di non decidere”.

Un altro Ponte da distruggere e non siamo certo nelle Ardenne durante il colpo di coda dei tedeschi nei cruenti momenti finali della Seconda Guerra Mondiale. Sembra una fissazione quella, delle varie amministrazioni, di abbattere i ponti.

Oggi che quel Ponte del Tondo Gioeni, per il quale non esisteva adeguata copertura economica per il consolidamento, come specifica sempre Consoli nel suo intervento è stato abbattuto quale prima opera importante dall’insediamento dell’ultima giunta Bianco. “…chi amministra una città deve anche compiere scelte che possono apparire impopolari – insiste e precisa Consoli – il sindaco Bianco, poiché Catania è, probabilmente, la città a maggior rischio sismico in Italia, ha saputo decidere anteponendo a tutto la sicurezza della popolazione”. Popolazione, o più austeramente e con echi rivoluzionari, cittadinanza, che ha risposto, alla nuova viabilità di quella parte di città con un coro robusto colmo di fastidio e disappunto. Stavolta non già per la decadente, e frustrante, voglia di criticare, a forza, ogni cambiamento epocale, quanto per i disagi, importantissimi, subiti da migliaia di automobilisti per lavori durati troppo a lungo e senza un adeguato piano viario a sostegno del blocco di una così ampia fetta di territorio nevralgico capace di rallentare pesantemente il flusso dei veicoli da e per la parte Nord del capoluogo. Di nuovo, proprio in questi giorni, altre congestioni del traffico, gigantesche, complice la riapertura delle scuole dell’altro ieri. Interviene sempre Consoli, in assenza di dichiarazioni del sindaco, a specificare: “—La congestione del traffico del Nodo Gioeni negli orari di punta di queste settimane di fine agosto e settembre, è frutto della concomitanza dei lavori dell’Enel e per il “torna indietro” di via Petraro, che andavano, comunque, fatti prima dell’inizio della scuola. Da oggi, 16 settembre 2014, rispettando il termine di due settimane è stato aperto il “torna indietro” di via Petraro. L’opera, segnalano con nota del Comune di Catania del giorno precedente, consentirà di raggiungere la via Passo Gravina direttamente dalla circonvallazione senza alcuna intersezione e snellirà il traffico nella direzione Ognina-Misterbianco. Impegnati 50 poliziotti municipali in città visto che, contemporaneamente, il 15, un tratto della importantissima via Palermo, nel quartiere di Nesima veniva chiuso per lavori di rifacimento del manto statale.

E va bene…vediamo se al Tondo Gioeni ci si rallenta quasi a perdere un quarto d’ora solo per il tratto che da poco prima la chiesa di Nostra Signora di Lourdes gira dove la carreggiata curva a gomito per riportarci in direzione Ognina (verso il mare).

Arriviamo alle 10.00 impieghiamo meno di un minuto per percorrere quel primo tratto di circa 150 metri. Perfetto direi, non c’è neppure l’abusivo idiota (io ne ho visti quattro in tre mesi) che ferma la macchina in curva per caricarsi, con irregolare pala, due bei secchielloni di polvere di cemento, azolo vulgaris, lasciata a decina di chili, tra le piante, alla libera fruizione dei cittadini “sperti” da ritiro, a divinis della patente. In compenso c’è una nonnina, che guida una Fiat 500 anni ’90 la quale, stizzita perché non sa come meglio raggiungere la parte finale, e più vicina di via Etnea, tira su un grugno da sfida, aguzza gli occhi, accelera tagliando la strada a ben due auto provenenti dalla direzione Misterbianco, invade l’altra corsia, passa sull’alto cordolo e infine “plana” nello spazio riservato ai bus, conquistando l’agognata meta. Mi rammarico di non avere cine operatore al seguito. Tutto bene senza incidenti, per fortuna. Ma non vedo polizia municipale in giro. Aumenta il traffico scendendo lungo viale Vittorio Veneto per dirigersi a piazza Michelangelo. E’ iniziata la scuola, siamo nella norma. Si peggiora in dirittura di Corso Italia provenendo sempre da viale Vittorio Veneto, deviamo in direzione controviale per passare davanti alla Facoltà di Economia e Commercio. Sono le 10.18, va, comunque piuttosto bene. E ho contato i primi sei poliziotti della municipale. Rappresentanti delle Forze dell’Ordine di Città che riscontriamo con regolarità mentre percorriamo anche la via Umberto, fino a giungere in via di Sangiuliano alle 10.27; 12 poliziotti municipali fino ad ora. Siamo in piazza Dante, davanti al complesso monumentale dei Benedettini: segnalo al sindaco Bianco, e alla sua giunta, che le macchine sono posteggiate, regolate dai sempiterni “abusivi della sosta” in tre, quattro, cinque file…la piazza è grande. Le vestigia romane poco fuori le mura del monastero versano in condizioni disastrose, erbe e sterpi alte anche più di un metro, monnezza non maleodorante, vetro e plastica, ma, soprattutto, fossi e buche nella rete viaria che segnaliamo. Sono le 10.32. Un tempo “tecnico” niente male. Posteggio l’auto in via Quartarone, quasi di fronte vico Collegio, fuori dalle strisce blu in spazio consentito. Un colpo di fortuna per il cronista. Ci rimettiamo in auto alle 11.30 e proviamo a vedere l’effetto che fa la percorrenza in auto in un circuito urbano cittadino che risente dalla recentissima chiusura di un tratto di Via Palermo. Ecco che si scende da Via Vittorio Emanuele, salgono a 14 gli elementi, discreti e precisi della polizia municipale, “visti” lungo il percorso. Regolano il traffico ma assieme agli ausiliari si sforzano di impedire la sosta selvaggia che contraddistingue soprattutto la parte storica di Catania, endemicamente carente di spazi adibiti a soste e parcheggi, emettendo non poche multe. La via Vittorio Emanuele è intasata, arriviamo alla deviazione di poco precedente piazza Duomo, solo alle 11.42. via San Giuseppe al Duomo in coda lenta ma mobile, superiamo, da dietro, lo scorcio di piazza Università. Per farla breve arriviamo in vista di piazza Giovanni XXIII, nei pressi della Stazione Centrale, alle 11.52 sempre rispettando i limiti di velocità. Poi viale Africa e ci concediamo un giro, completo, della inaccessibile, e verde, piazza Galatea, quindi via Messina fino a via Leopardi e quel tratto di viale Vittorio Veneto che ci riporta a piazza Michelangelo; c’è traffico ma restiamo in una discreta media, sono le 12.08. Proseguiamo per viale Vittorio Veneto nella piccola rotonda prima della fine di questa strada due furgoni della polizia municipale per far sloggiare auto da spazi non adibiti a sosta e prender multe. 20, fin qui i rappresentanti della polizia municipale riscontrati. 12.17 siamo su viale Marco Polo e ci dirigiamo al punto di partenza, nei pressi della Chiesa della Nostra Signora di Lourdes. 12.21, confusione ma non la congestione delle scorse settimane o quella, terribile, delle prime settimane di maggio e fino a luglio.

C’è da dire che non siamo ancora all’orario di massima confusione che si raggiunge tra le 13.20 e le 14.30. Ci rimetteremo in auto, come fatto, per garantire ai nostri lettori tempi di guida non da tregenda malgrado il fastidio di molti automobilisti e le manovre, originali, che forse neppure con 100 poliziotti municipali in campo su 5 chilometri quadrati di percorso si potrebbero evitare. Con buona pace dell’onorevole Marco Forzese che parlando del “Nodo Gioeni” tira in ballo la “Giungla Catania” dove i paradossi sono all’ordine del giorno. Fa sorridere e riflettere l’ironia di Forzese che, a proposito del “torna indietro” di via Petraro scrive nella sua nota di un “…miracoloso torna indietro che permetterà ai catanesi non solo di rientrare in via Passo Gravina, ma anche di volare!”. Facciamo presente che superiamo quest’ultima fatica di “Ercole al volante” con certa, fastidiosa, mielosa, lentezza ma, in questo caso, almeno una mosca, tra autobus, macchine e motorini, l’abbiamo vista sfrecciare!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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