CATANIA  – L’indagine “I treni del gol” ha sconvolto stamane il mondo del calcio portando agli arresti domiciliari il presidente del Catania Antonino Pulvirenti, l’amministratore delegato Pablo Cosentino, l’ex direttore generale Delli Carri e altre quattro persone tra procuratori e titolari di centri scommesse. L’indagine, condotta dalla Polizia di Catania in collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia, ha provocato sgomento e incredulità nel mondo del pallone, sempre più corruttibile dal vile denaro.

Il primo commento alla vicenda non poteva che essere del presidente della Lega Serie B, Andrea Abodi, inizialmente incredulo: “Lavoriamo ogni giorno per rendere il nostro lavoro credibile, questo episodio ci lascia sgomenti. Mi auguro che le cose vengano chiarite e si sappia la verità. Se la cosa si rivelasse vera vogliamo una punizione esemplare perchè non tolleriamo accomodamenti e accordi nel nostro mondo”. Poi però la conferenza stampa della Procura di Catania non aveva lasciato adito a dubbi, provocando grande rammarico: “Se mi avessero dato una pugnalata avrebbe fatto meno male”, ha dichiarato Andrea Abodi sul proprio account Twitter, per poi aggiungere: “Assicuro che la Lega che rappresento, come è già successo nell’ambito del procedimento penale attivato dalla Procura di Cremona, non darà tregua ai responsabili di queste nefandezze, perseguendoli in sede sportiva e penale”.

Tramite una nota del proprio legale, Giovanni Grasso, il presidente Pulvirenti si era difeso dichiarandosi “totalmente estraneo ai fatti e innocente, in piena fiducia della magistratura”.

Uno dei calciatori coinvolti nell’indagine è il difensore del Latina, Matteo Bruscagin. La società U.S. Latina ha immediatamente rilasciato un comunicato in difesa del proprio tesserato: “Con riferimento alle ipotesi accusatorie che vorrebbero il coinvolgimento del calciatore Matteo Bruscagin in vicende di malaffare calcistico allo stato non ancora ben delineate, l’U.S. Latina calcio – nel riporre la massima fiducia e considerazione nell’operato degli organi inquirenti statali e federali – intende, nel contempo, esprimere la più totale solidarietà e vicinanza nei confronti del proprio tesserato, essendo assolutamente certa della sua estraneità a qualsiasi condotta illecita o antiregolamentare”.

Oltre al Catania, un’altra società risulta coinvolta nell’inchiesta di compravendita delle partite: il Messina di Pietro Lo Monaco, ex amministratore delegato del Catania. In particolare l’indagine verte sul match Messina-Isola Verde. Ecco il comunicato del Messina riguardo la vicenda: “L’ACR Messina rende noto di prendere atto per quanto emerso oggi, in sede di conferenza stampa, circa le attività di indagine effettuate dalla Procura di Catania e ritiene doveroso precisare la totale estraneità ai fatti contestati dei propri tesserati fermo restando la massima disponibilità a collaborare con l’Autorità Giudiziaria per quanto di eventuale propria competenza”.

Anche il Genoa ha voluto rilasciare un breve comunicato, in particolare su presunte collaborazioni passate con uno degli indagati, Di Luzio: “Piero Di Luzio non ha mai lavorato in passato come tesserato del Genoa”, riporta il grifone sul sito ufficiale.

Nel pomeriggio il Varese ha voluto precisare il ruolo all’interno dell’intera operazione: “In queste ore è emersa una nuova ondata di scandali sul calcioscommesse, ed è bene precisare con chiarezza quella che è la nostra posizione: in questa stagione sportiva appena terminata abbiamo stipulato un accordo con Federbet, che monitora per noi il flusso delle scommesse inerenti alle nostre partite, segnalandoci eventuali anomalie. Nel caso della gara dello scorso 2 aprile contro il Catania, il direttore di Federbet Baranca ci segnalò alcune anomalie sul flusso di scommesse in Asia e in Europa. Fu così che, di conseguenza, decidemmo di metterci a totale disposizione delle autorità competenti attraverso il protocollo di sicurezza previsto, denunciando alla Procura Federale e segnalando anticipatamente ai nostri giocatori, dirigenti e staff quanto detto da Federbet. Ci siamo messi a totale disposizione della Procura Federale nelle indagini prima e dopo la gara e ci siamo autodenunciati, mettendo in atto tutta la prassi per garantire un’autotutela massima alla nostra società. Lo scopo dell’autodenuncia infatti è volto a tutelare la società Varese per evitare ogni tipo di responsabilità oggettiva, mettendo in atto ogni tentativo per facilitare i controlli e garantire massima trasparenza.”

Chiaro anche il comunicato del Trapani: “Apprendiamo con stupore dell’indagine svolta dalla Procura di Catania che vede coinvolti anche alcuni nostri tesserati. Fiduciosi e rispettosi del lavoro svolto dalla Magistratura confidiamo che la vicenda possa risolversi nel più breve tempo possibile.”

Antonino Daì, calciatore della squadra granata, coinvolto nell’operazione, ha voluto esprimere il suo stupore sul proprio profilo Facebook: “Ogni sabato aspettavo pazientemente il mio turno per giocare e vestire la maglia granata, che amo. È incredibile che qualcuno mi accusi di aver fatto qualcosa che danneggi la mia squadra, la mia società e i miei tifosi. Facciano tutto quello che vogliono: scavino nei miei conti, mi controllino, mi perquisiscano. Troveranno solo la trasparente verità della mia vita da “operaio” del pallone, innamorato della squadra per cui gioca.”

Diversi i personaggi del mondo del calcio che han voluto esprimere tutto il loro rammarico e la loro amarezza per la vicenda. Uno su tutti il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, basito e incredulo sugli eventi di oggi: “Una persona non può credere che in un certo momento accadano cose di questo genere. Io conosco Pulvirenti e non posso credere che abbia commesso questi reati. La magistratura farà il suo corso e poi penseremo a trarre le conclusioni. Un anno e mezzo fa aveva detto che Catania non avrebbe fatto la fine del Palermo? Queste cose non mi interessano, non voglio nemmeno commentarle”

Dure anche le parole ad itasportpress dell’ex bomber rossazzurro, Gionatha Spinesi, alla corte di Pulvirenti alcune stagioni fa: “Aver appreso la notizia questa mattina dell’indagine sul Catania è stato come aver preso una sassata in faccia. Pensare che con tanti sacrifici si è costruito un palazzo per far gioire la gente e dare lustro alla città e poi vedere il grattacielo sbriciolarsi in una mattina d’estate, fa molto male. Il giocattolo si era rotto da tempo purtroppo ma un conto è fallire, come può succedere a ogni azienda quando le cose vanno male, un conto è macchiare in questo modo la storia del Catania. Stamattina si è scritta la pagina più nera del glorioso club dell’Elefante. Difficile adesso spiegare ai bambini come questo club sia stato travolto da questa bufera. Spero solo che dopo la tempesta esca il sole e che chiusa una porta si apra un portone. Catania non teme la serie D, Catania vuole rinascere con dignità anche ripartendo dai dilettanti”

La bufera Catania non lascia indifferente neanche il mondo della politica.

“Provo un sentimento di profondo dolore”, così il sindaco di Catania, Enzo Bianco, ha commentato le notizie relative alle vicende legate alla società calcistica rossazzurra. “Ripongo ovviamente la massima fiducia della Magistratura catanese che, sono certo, saprà far luce su quanto avvenuto. Trovo positivo il fatto che l’indagine sia stata condotta da investigatori catanesi, segno che la nostra città possiede gli anticorpi per reagire alle illegalità. Certo il quadro che viene fuori, di là dalle responsabilità personali che vanno verificate, è quello di un calcio profondamente malato, malsano”, ha aggiunto. “Attendiamo adesso – ha concluso il sindaco – di conoscere anche le decisioni delle autorià sportive. Dal canto nostro, siamo pronti a fare tutto ciò che ci compete per salvare la nostra grande tradizione calcistica e tutelare la passione sportiva di tanti catanesi”.

Ecco le dichiarazioni dell’ On. Angelo Attaguile (Noi con Salvini), che vorrebbe un maggior coinvolgimento dei tifosi all’interno delle società: “Nelle società sportive costituite nella forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata non dovrebbe essere consentito allo stesso soggetto l’intestazione di un numero di azioni o di quote che superi il 30 per cento del capitale sociale. La nostra proposta di legge prevede peraltro che negli statuti delle società sportive debba essere previsto un organo consultivo, formato da un minimo di 100 a un massimo di 1.000 persone elette ogni anno dagli abbonati alla società sportiva con sistema elettronico in base a un apposito regolamento approvato dal consiglio di amministrazione della stessa società. Un’ulteriore quota di membri, pari al 10 per cento di quelli elettivi, proponiamo venga nominata, per un periodo di tre anni, dal medesimo consiglio di amministrazione tra i dirigenti e gli atleti della società sportiva che si sono distinti per attaccamento ai colori sociali. L’obiettivo è quello di garantire una maggiore responsabilizzazione dei tifosi e un aumento delle possibilità di afflusso di nuovi capitali in favore delle società sportive, ma soprattutto una maggiore trasparenza nell’impiego delle enormi risorse che, specie i grandi club muovono”.

Dure anche le parole del deputato europeo del PD, Michela Giuffrida: “C’è una città che ha gioito, trepidato, sperato, per la sua squadra. C’è una città che adesso ha diritto di sapere, fino in fondo. L’inchiesta della Procura di Catania, i dettagli resi noti dal Procuratore Giovanni Salvi, lasciano allibiti ed è urgente adesso che si chiariscano fatti e responsabilità di ciascuna delle persone coinvolte. Gli arresti che riguardano la società Catania Calcio non possono, non devono però infangare un´intera città, i tifosi catanesi, il calcio. Adesso tocca alla magistratura fare luce su quanto è accaduto. Catania subisce l’ennesimo affronto, dopo aver già pagato, nel recente passato, un tributo altissimo per vicende che nulla hanno a che fare lo sport sano, leale, e non violento in cui i catanesi e i tifosi rossoazzurri devono continuare a credere, e a cui tutti noi abbiamo diritto”

Infine, per ultimi ma non come importanza, i tifosi del Catania, probabilmente i più delusi e amareggiati per questo scandalo. Ecco il comunicato della pagina Facebook “Quando saremo tutti nella Nord”, raccogliente il parere dei gruppi organizzati dell’omonima passionale curva catanese: “Onore a noi che non ci siamo venduti. Che non ci siamo girati dall’altra parte. Che abbiamo denunciato il disastro Catania già un anno fa. Che nonostante le critiche di molti siamo andati avanti lo stesso. Oggi è un giorno triste ma dobbiamo avere la consapevolezza che ci siamo comportati secondo coscienza. Perché difendere i nostri colori è anche denunciare quello che non va, non chiudere gli occhi. Il prezzo da pagare sarà alto e lo pagheremo. È giusto così. È il modo per difendere l’integrità e la purezza della nostra Storia. E poi ripartiremo. Da qualunque categoria. Onesti, e puliti. Catania siamo noi”.

Anche la Federazione Provinciale di SEL Catania dice la sua: “In merito agli arresti che questa mattina hanno svelato il “sistema Pulvirenti”, la Federazione Provinciale di SEL Catania plaude all’azione della Procura di Catania ed auspica tempi processuali celeri e, qualora i fatti fossero confermati, punizioni esemplari nei confronti di personaggi che ogni giorno avvelenano lo sport ed in particolar modo il mondo del calcio. Auspichiamo e stimoliamo un cambiamento della dirigenza del calcio italiano, fino ad ora spesso connivente con questo sistema e con altri episodi di frode sportiva, che sia fondato su di una selezione seria e meritocratica dei suoi esponenti, e non risponda più a relazioni di natura politica. Un reale cambiamento delle logiche di selezione dei quadri è secondo noi necessaria per ripensare e rifondare uno sport che in realtà, oltre ad essere un business è un settore importante dell’economia italiana”

Emanuele Strano

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