CATANIA – Da una fotografia intima inviata su WhatsUp una quindicenne della provincia di Siracusa è finita nel girone infernale di una rete di pedopornografi. Minacce, richieste insistenti di avere altre foto, il tentativo di ricatto. Giorni d’inferno per una adolescente che non si rendeva conto di cosa poteva provocare condividere foto intime, rilanciate sulla rete. Fortunatamente i genitori si sono insospettiti: qualcosa non andava nel comportamento della figlia e nel suo smartphone hanno trovato messaggi, minacce, altre foto.

Immediata la richiesta di aiuto a don Fortunato Di Noto, poi la denuncia alla Polizia postale di Catania, l’avvio immediato delle indagini durate circa un anno che ha permesso di individuare una rete di porno pedofili composta da 20 persone, la metà minorenni, tra gli adulti due con precedenti specifici, residenti a Catania, Siracusa, Ragusa, Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria, Potenza, Avellino, Roma, Reggio Emilia, Lucca, Milano, Torino, Cuneo, Treviso e Venezia.

I particolari dell’operazione sono stati resi noti stamattina dal dirigente della Polposta Marcello La Bella, con il procuratore capo del Tribunale per i minorenni Caterina Aiello e Silvia Vassallo, che ha coordinato le indagini.

Operazione denominata Sexting, cioè la moda, purtroppo diffusa specialmente tra adolescenti, di scambiarsi foto di particolari del proprio corpo tramite il web e i social. Una pratica che, al di là delle considerazioni etiche, incentiva l’attività dei pedopornografi con conseguenze a volte dolorosissime, come il suicidio delle giovani vittime.

Durante le perquisizioni sono stati sequestrati smartphone, tablet e computer e ricostruite le conversazioni, spesso con toni minacciosi, tra adulti e i minori adescati on-line.

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