CATANIA − I Carabinieri della Sezione Tutela Patrimonio Culturale di Siracusa unitamente a personale delle Compagnie Carabinieri di Catania-Fontanarossa e Paternò (CT) , nel corso di perquisizioni domiciliari disposte dalla Procura della Repubblica di Catania, hanno sequestrato, in totale, 390 monete antiche in argento e bronzo, illecitamente detenute. I reperti archeologici, di epoca greca e romana, databili tra il IV sec. a.C. ed il III sec. d.C., erano stati posti in vendita on line su siti web di annunci economici. Tre le persone denunciate per ricettazione.

L’attività scaturisce dal costante monitoraggio svolto dai Carabinieri del TPC sulla rete Internet, che ha permesso di individuare alcuni annunci economici sospetti. I successivi accertamenti informatici hanno consentito di risalire ai venditori, nelle quali abitazioni, a Misterbianco (CT)  e Motta Sant’Anastasia (CT), sono stati trovati i reperti archeologici. Diversi elementi lasciano ipotizzare che le monete sequestrate provengano da siti archeologici siciliani. Pertanto, le indagini proseguiranno per accertare le modalità di acquisizione di tali reperti.

La vendita di beni archeologici attraverso piattaforme telematiche è un fenomeno seguito con particolare attenzione dai Carabinieri del TPC, in quanto la rete Internet rappresenta uno dei principali canali per tali transazioni illecite. Ciò è riconducibile all’anonimato offerto dal web e alla possibilità di raggiungere facilmente un elevato numero di potenziali acquirenti. Questi ultimi, più che delinquenti abituali, sono persone che, il più delle volte inconsapevolmente, trattano tali beni incuranti di una normativa che pone limiti alla loro commerciabilità. Al riguardo, è bene ricordare che tutto ciò che viene rinvenuto nel sottosuolo è di proprietà dello Stato e nessuno può effettuare ricerche archeologiche senza l’autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Chi dovesse rinvenire fortuitamente beni archeologici deve denunciarne il ritrovamento, entro ventiquattro ore, al Soprintendente o al Sindaco, ovvero all’Autorità di pubblica sicurezza.

 

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