Marco Iacona –

Catania è quel che è. Anche nelle cose che si lasciano apprezzare. Ricordo quanto accaduto lunedì 16 febbraio. Di mattina scopro casualmente che a “Palazzo del cultura” (avete presente? quello con le foto di sant’Agata…) proietteranno “Destino” del viennese Fritz Lang, alle 17.30 (ma con inizio alle 18.00 grossomodo). Non sono nuovo agli spettacoli offerti dal comune e trascorsa qualche ora decido di fiondarmi a “Palazzo della cultura”.

Mi taccio. Metterò da parte il proiettore (proiettore?) che non va avanti, e non dirò nulla sullo scarsissimo pubblico – dieci persone, forse otto – e sullo spazietto freddo e nient’affatto comodo. Lascerò perdere finanche le luci accese – in attesa di visitatori che non ci saranno – causa l’ennesima mostra su sant’Agata. Basta: chiedo un miracolo. E dimenticherò, lo prometto, varie altre cose che non sono andate come sarebbero dovute andare. In che modo commentare poi il senso di precarietà e inadeguatezza che la settima città metropolitana trasmette a chiunque partecipi a un qualsiasi evento? Grande o piccolo che sia? In nessun modo, lo preferisco. Lascerò perdere ogni cosa perché ce l’ho con la Sicilia e con Catania – le trovo brutte e “irredimibili” – dunque le mie opinioni, ancorché fornite di dettagli, non sarebbero affatto serene, in proposito.

Passo alla visione del film. Anticipata dalla presentazione del bravo e garbato Franco La Magna, critico cinematografico. Il cinema tedesco nel primo decennio del Novecento praticamente non esisteva. Cambierà tutto dal 1912, poi di fianco alla Grande guerra nascerà il movimento espressionista che com’è moto tende a rappresentare un “proprio” universo inquietante. Al cinema, grande importanza assumeranno i lavori scenografici: quella filmica è infatti in tutto e per tutto opera d’arte. Ricordiamo, così di passaggio, alcuni tra i più noti registi espressionisti, oltre Lang: G. W. Pabst, F. W. Murnau e Robert Wiene. Quest’ultimo autore del mitico “Gabinetto del dottor Caligari” simbolo dell’espressionismo.

“Destino” (“Der müde Tod”: “La morte stanca”) è il primo grande successo internazionale di Lang ed è un film delicatissimo nonostante le atmosfere disturbanti e le immagini di morte. La Magna finisce la sua breve presentazione ricordando che il sonoro – il film naturalmente è in b/n, muto, con didascalie in tedesco e in inglese opportunamente tradotte e con accompagnamento registrato successivamente – è stato inventato da un perito elettrotecnico messinese Giovanni Rappazzo, nel 1913. Il quale depositerà il brevetto dopo la guerra ma non riuscirà mai a piazzare l’invenzione. Anni dopo, quando scadranno i termini, Rappazzo non riuscirà neanche a rinnovare il documento sull’ufficialità dell’invenzione. E tutto finirà.

Film delizioso, “Destino”. Recitato da dio, su tutti: Lil Dagover e Bernhard Goetzke. Il lavoro si avvale di tecniche che richiamano il linguaggio poetico. O meglio: le relazioni tra sostanza e forma espressiva in merito alle potenzialità della “lingua”. Alla fine del film – 100 min. – poco prima che i custodi indichino il portone d’ingresso, riesco perfino a scambiare due parole con La Magna. Mi avventuro in un: «Dottore, ci saranno ancora altre proiezioni?». E lui, grossomodo: «Vedrò di organizzare qualcosa, quindi spero di sì». Già: spero.

Ecco: quando in questa città, funziona qualcosa e non sei costretto a fare a pugni per assistere a un evento, finisce che nessuno ti dà certezze né su ciò che accadrà domani né su altro. Tutto viene lasciato al caso, all’improvvisazione o alla buona volontà di un colletto bianco. Il che mi fa pensare alla frase di Oscar Wilde: le cose migliori della vita o sono illegali o immorali o fanno ingrassare. A Catania però si direbbe così: le cose migliori non hanno mai un seguito ma non fanno né ingrassare né sono illegali o immorali: più banalmente sono scarsamente interessanti per pubblico ed ente amministrativo.

Dunque: perché e per chi programmare?

 

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