di Valeria Branca, foto di Vincenzo Musumeci

CATANIA  – “I lecci? Piante bellissime. Ma cosa c’entrano con la città?”. Fuor di domanda retorica, il loro habitat naturale è la collina, non piazza Cutelli. Insomma, una scelta infelice quella di mettere a dimora dodici lecci nel luogo in cui il 23 ottobre scorso ha incontrato la morte Patrizia Scalora, la donna di Carlentini uccisa dal crollo di una palma indebolita dall’azione del punteruolo rosso. Infelice e soprattutto non concertata con gli esperti. A parlare è il presidente dell’Ordine degli agronomi di Catania e della Federazione regionale degli agronomi, Corrado Vigo. I Quercus ilex – questo il nome scientifico dei lecci  – piantati ieri dagli operai della 5Multiservizi sono un dono fatto a Palazzo degli Elefanti da una nota azienda farmaceutica catanese. Piante ancora giovani, sottili e alte poco più di due metri, ma “garanzia di sicuro impatto paesaggistico, che crescono bene, mantenendo un portamento compatto, anche in assenza di regolari potature e trattamenti antiparassitari”. Parola di Annibale Sicurella, consulente del Verde per il sindaco di Catania, Enzo Bianco, così come riporta la nota diffusa dal Comune. Una spiegazione che non convince Vigo, il quale non esita a far presente che, manco a farlo apposta, di questi tempi, sui lecci incombe una minaccia silenziosa ma inesorabile: la Cerambice, un buffo coleottero dotato di lunghissime antenne ad uncino, ghiotto della parte legnosa delle piante di leccio e quercia. L’insetto, chiamato anche “capricorno” proprio per la forma delle sue corna, è un instancabile divoratore di tronchi e rami, che corrode fino a causarne il collasso. La Cerambice ha già fatto una prima vittima: il ramo di un imponente leccio presente ad Acireale, schiantatosi al suolo nei giorni scorsi. E, anche in questo caso, il vento non c’entra.

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“Perché piuttosto non piantare alberi di alloro o carrubo, adatti al nostro clima e ben più resistenti?”, si chiede ancora il numero uno degli agronomi siciliani, che lancia il suo J’accuse contro il perdurare dell’assenza di concertazione tra esperti e Palazzo degli Elefanti in materia di gestione, programmazione ed esecuzione degli interventi che riguardano il Verde pubblico in città. “Abbiamo – spiega – chiesto più volte al sindaco Enzo Bianco che tali scelte vengano prese solo dopo aver ascoltato il parere degli addetti ai lavori, nell’interesse della sicurezza pubblica; fino ad ora, però, le nostre richieste sono rimaste lettera morta”. Consultare gli esperti, per Vigo, è infatti il nodo della questione. Perché la cronaca insegna che negligenza, incuria ed ignoranza, tanto nella scelta delle piante con cui arredare la città quanto nell’esecuzione degli interventi di manutenzione, possono rappresentare un serio pericolo per la pubblica incolumità. Di mezzo, però, a pensarci bene, non c’è solo la salute dei cittadini. A ben guardare, ne va anche del decoro delle strade, dei parchi, dei marciapiedi, quasi sempre divelti da gigantesche radici che gonfiano l’asfalto fino a spaccare: camminare, nei punti in cui sono presenti gli arbusti, significa fare lo slalom per evitare di inciampare. Anche in piazza Cutelli si è verificato lo stesso problema: le radici delle palme hanno sollevato i cordoli di pietra lavica che cingono le aiuole. Gli stessi cordoli che le squadre del Comune hanno cominciato a sostituire ieri. Un costo ulteriore per la collettività, che si sarebbe potuto evitare se solo le piante fossero state collocate un paio di metri più in basso, così da assicurare all’apparato radicale il necessario spazio per svilupparsi senza distruggere nulla. 3

“E’ un miracolo che durante il taglio ‘sbrigativo’ delle palme di piazza Cutelli, poche ore dopo il tragico incidente del 23 ottobre, nessuno si sia fatto del male: le squadre incaricate di segare le piante hanno lavorato senza seguire i rigidi protocolli imposti dal Ministero competente”. Eppure, qualcosa potrebbe cambiare presto. Si parte dal protocollo d’intesa che sigleranno la prossima settimana gli agronomi siciliani con l’Anci Sicilia, presieduta Leoluca Orlando. Il principale obiettivo dell’accordo è la costituzione di un tavolo tecnico-scientifico permanente, cui parteciperanno esperti ed amministratori locali, che serva da cabina di regia per la programmazione degli interventi e la gestione delle emergenze. Altro punto interessante del protocollo d’intesa è l’istituzione di un vero e proprio Catasto del verde pubblico, strumento di cui si sono già dotate negli anni scorsi molte città europee ed alcuni comuni del Paese, che serva non solo a quantificare numericamente le piante monumentali ma anche a tenere il polso dello stato di salute degli alberi.

 

 

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