Sono apparse in questi giorni sui social delle foto di suini neri che grufolano tra i resti della spazzatura, sparsi per terra e abbandonati alle razzie di cani, gatti e sorci, attorno ai cassonetti di raccolta in una via di Catania. Com’era da attendersi le foto hanno suscitato commenti indignati sul degrado della città, sulle responsabilità dell’amministrazione comunale e quant’altro di peggio si possa dire. Si può certamente comprendere questa reazione da parte di chi vive nella città e tiene al decoro urbano, ma vorrei intanto osservare come nel nostro atteggiamento nei confronti di episodi come questo tutti noi, e per noi intendo gli occidentali, viviamo una situazione schizofrenica. Le nostre reazioni sono completamente diverse da quella verificatasi a Catania se ci troviamo di fronte ad un episodio del genere a Bangkok, per dire, o in Birmania, o in una zona rurale del Messico, o in pigs in the streeAfrica, cioè in tutti quei paesi dove la convivenza tra l’uomo e gli animali da cortile (e il maiale è tra questi) è regola come lo era da noi cent’anni o soltanto cinquant’anni addietro. In quest’ultimo caso la valenza negativa dell’episodio viene sovrastata da atteggiamenti di simpatia, tenerezza, talvolta di bonaria commiserazione. La nostra valutazione della situazione dipende in parte dal nostro grado di coinvolgimento in essa. Quando siamo viaggiatori in luoghi in cui non viviamo, il nostro atteggiamento è diverso da quello che assumiamo di fronte ad uno stesso episodio che riguarda la comunità in cui viviamo. Così, da nativo catanese, ormai da trent’anni emigrato altrove, vorrei assumere un punto di vista più distaccato e sottolineare gli innumerevoli aspetti positivi di questa inusuale susfania.

Segnalo in primo luogo che l’apparizione ha effetti di rivincita della natura, che stiamo sfruttando oltremodo, sulla civiltà, la rivalsa, o quanto meno un tentativo di rivalsa, della campagna sulla città. Con effetti oltremodo educativi: si pensi soltanto alla fatica che devono fare le maestre degli asili nido e della scuola dell’infanzia per spiegare ai bambini che i salumi non crescono sugli alberi, ma viceversa, come si dice in Emilia Romagna, “maiali si nasce, salami si diventa”. O alle gite da organizzare nelle fattorie, per far toccare con mano le galline, o i maiali. E per insegnare ai bambini come distinguere le une dagli altri, secondo il vecchio modo di dire catanese, “nu’ canusci u porcu mmenzu e jaddine”, a significare una capacità di discernimento non particolarmente elevata, coniugata con determinate preferenze gastronomiche. Con i maiali in città basterebbe un salto fuori dalle aule scolastiche, et voilà, non sono più necessarie le dispendiose gite alle fattorie didattiche. E già questo sarebbe un punto a favore dell’amministrazione comunale, che risparmierebbe sui costi degli asili e delle scuole dell’infanzia. E poi, per tornare al discorso delle località esotiche, quale ben maggiore richiamo avrebbero i ristoranti etnici se fossero piazzati in un contesto che richiama quello d’origine, con cani, gatti, maiali e galline che si aggirano intorno agli avventori! E perché non immaginare dei “pig café”, o dei “pig restaurant”, sulle orme dei “cat café” che ormai, a partire da Parigi, si stanno diffondendo in tutto il mondo?

E’ probabile che tutto questo sia all’attenzione dell’amministrazione comunale, la quale da parte sua, considerando che la spazzatura sparsa per terra intorno ai cassonetti stracolmi e non svuotati regolarmente è fenomeno nei decenni ricorrente, stia valutando un’occhiuta iniziativa volta a favorire il turismo e far crescere il benessere della città. Pare che si stia studiando l’indizione di un concorso letterario, con periodicità annuale, dal titolo: “La peste nel Duemila. Catania e i novelli promessi sposi”. Vi saranno due categorie, esordienti e scrittori affermati, che saranno chiamati a scrivere racconti ispirati a quanto vedono nella città. La proposta ha già suscitato l’interesse degli “arrusti e mangia” di via Plebiscito, e degli ambulanti “d’a Fera o Luni”, che sembrano poter sponsorizzare il premio letterario. Un contributo non indifferente verrebbe poi dato dalle attività di volontariato di quei non pochi cittadini catanesi difensori dell’antica tradizione di “ittari’a cartata ccu i testi de masculini” lanciandola dal balcone di casa sulla strada, possibilmente davanti alla porta del vicino con il quale hanno avuto da dire. Il progetto pare a buon punto, si attende soltanto la valutazione tecnica dell’impatto ambientale, e il parere di consulenti economici chiamati a stimare di quanto possa crescere annualmente il PIL della città con iniziative del genere.

Insomma, cari amici catanesi, non dico che dobbiate farvi prendere da attacchi di panglossite acuta di fronte ad episodi del genere, ma una sana dose di panglottismo non guasta.

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A proposito dell'autore

Raimondo Catanzaro ha insegnato Sociologia e Sociologia economica nelle Università di Catania, Trento, Bologna. E' stato Honorary Lecturer nella Sheffield University (G.B.), segretario generale dell'Associazione italiana di Sociologia, consulente della Commissione parlamentare d’indagine sul terrorismo e la violenza politica, direttore dei Dipartimenti di Politica sociale e di Sociologia e ricerca sociale dell'Università di Trento, e presidente della Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo di Bologna. Ha condotto studi e ricerche su disuguaglianza sociale, imprenditorialità nel Mezzogiorno, criminalità organizzata, terrorismo e violenza politica, capitale sociale, lavoro domestico dei migranti in Italia, amministrazioni e sistemi di governo locali. Molti suoi lavori sono stati pubblicati negli Stati Uniti, in Inghilterra, Germania, Francia e Spagna.

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