Carmelinda Comandatore

CATANIAÈ iniziata oggi la due giorni della Conferenza nazionale dedicata alla Mobilità sostenibile, promossa dall’Anci, dal ministero dell’Ambiente e dal Comune di Catania. Un’occasione di rilancio importante per la città etnea, dove fino a domani sindaci provenienti da tutta Italia ed esperti del settore si interrogheranno sulle strategie migliori da attuare per definire linee guida per le amministrazioni locali, ma anche per il rilancio delle principali filiere industriali e imprenditoriali, che potrebbero investire nella realizzazione di infrastrutture e servizi per quella che viene definita la “mobilità del futuro”.

Tanti bei discorsi e tante belle proposte, se non fosse che di sostenibile l’organizzazione di questa conferenza non abbia avuto nulla, se non un’idea di mobilità abbastanza aleatoria. Anzi, sarebbe meglio parlare di immobilità e per di più insostenibile. Mettendo piede all’interno del Monastero dei Benedettini, location del convegno, ci si trova infatti di fronte ad un’immagine surreale: una fila di auto blu interminabile, qualcuna anche in doppia fila. Una cornice grottesca, che cozza in maniera insopportabile con i propositi del convegno e restituisce un’immagine della politica nostrana insensibile al rispetto delle regole. Un controsenso visibile, che mostra chiaramente come siamo anni luce dal concepire un modello di mobilità alternativa e di renderlo possibile.

La denuncia sul web è di Luciano Granozzi, professore Ordinario dell’Università degli studi di Catania, che alla vista della lunghissima fila di quattro ruote, all’interno della sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche, scrive sui social: “quando le massime istituzioni sono protagoniste della massima inciviltà”. Un’inciviltà che si sposa con il paradosso: se l’esterno del monastero era presidiato dalle Forze di Polizia, che vietavano di parcheggiare, mettendo piede all’interno sembra quasi di essere finiti in un autogrill, dove il “lasciapassare” è l’appartenenza ad una casta a cui tutto viene permesso. Evidentemente, come commenta un internauta “la mobilità non è uguale per tutti”.

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