di Graziella Nicolosi

CATANIA – Un documento firmato da 36 presidi di istituti superiori e medi, non solo di Catania ma dell’intera provincia etnea e di quelle di Enna e Messina. E, nei giorni scorsi, una nota della Uil scuola. Sono le voci contrarie all’istituzione delle scuole superiori a Librino, o meglio, alla creazione di istituti omnicomprensivi, di cui si criticano le difficoltà di gestione, oltre allo sconvolgimento della rete scolastica provinciale.

A queste osservazioni risponde con forza il sindaco di Catania Enzo Bianco, che definisce il documento “una vera e propria chiamata alle armi, che non una reale riflessione sul diritto che Librino, una vera e propria città per numero di abitanti, abbia le sue scuole superiori. Già da lunedì torneremo a chiedere all’assessore regionale Mariella Lo Bello di velocizzare al massimo le procedure”.

La scorsa settimana, infatti, era arrivata la decisione della Conferenza scolastica provinciale di inviare alla Regione una proposta per l’istituzione nel quartiere di un istituto superiore e due omnicomprensivi. L’iter era stato avviato già lo scorso mese di novembre, quando l’Amministrazione comunale catanese aveva approvato una delibera di indirizzo politico per la creazione di istituti superiori nel territorio della VI Circoscrizione, ossia San Giorgio, Librino, San Giuseppe  La Rena, Zia Lisa e  Villaggio Sant’Agata, in cui la dispersione scolastica è bassa fino alla terza media, circa l’1%, e si impenna per le superiori fin quasi al 20%.

Secondo l’assessore alla Scuola Valentina Scialfa, “la richiesta ha un carattere sperimentale ed eccezionale, legato alla specificità del territorio. La continuità del percorso scolastico consentita dall’omnicomprensivo, poi, permette a questi ragazzi di non lasciare un ambiente conosciuto e confortevole”.

Alle critiche dei presidi, che chiedono “succursali e sezioni staccate al posto degli istituti omnicomprensivi” , la Scialfa risponde che “le sezioni staccate in passato hanno clamorosamente fallito”, affermando che “si teme piuttosto una riduzione delle classi negli istituti scolastici ben avviati e una frammentazione delle cattedre”.

La parola passa ora al Tavolo regionale, la cui eventuale decisione favorevole verrebbe poi girata al Ministero dell’Istruzione.

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