Catania: è tempo di “Cibo Nostrum”, il festival dell’enogastronomia siciliana

di Agnese Maugeri

Catania – George Bernard Shaw illustre scrittore irlandese diceva “non c’è amore più sincero dell’amore per il cibo”.

In un’epoca in cui la concezione del cibo oscilla tra “masterchef” e “junk food” è difficile orientarsi e capire quale sia la corretta linea da seguire, una strada che non venga segnata dalle mode del momento, dal programma cult in televisione, da particolari ideologie alimentari o dal prodotto orientale che si sposa con ogni gusto.

Da poche settimane è stato inaugurato l’expo ma tutte le speranze che erano state affidate a questo grande evento sono, sin dal primo giorno, vacillate e cadute irreparabilmente. Così tutti i buoni propositi sulla cucina mediterranea, sul cibo sano, sulla riscoperta della tradizione nostrana sono stati meramente abbandonati lasciando spazio a quelle multinazionali che il senso del gusto genuino non lo hanno mai conosciuto.

Per fortuna però, qui nell’estremo sud, lontano dallo sfarzo e dalle problematiche dell’expo, in questi giorni ha debuttato la IV edizione di Cibo Nostrum, il festival dell’eccellenza enogastronomica mediterranea, organizzata dall’Associazione Cuochi Etnei, con l’Unione Regionale Cuochi Siciliani e con la Fondazione Italiana Cuochi.

11214046_10153248395729351_7786146375823987355_nTre giornate dedicate agli incontri, degustazioni e passeggiate volte alla riscoperta dei nostri sapori e odori, i piatti e i prodotti della tradizione siciliana, un’identità forte che va tutelata e rivalutata. Un vero incontro che rende il cibo amore e passione per chi lo prepara e per chi è invitato ad assaporarlo, un viaggio che lo chef e il commensale svolgono insieme, grazie alla bontà dei prodotti utilizzati e alla forza delle tradizioni, della semplicità.

Il tema della cena della prima serata è stato proprio “Le Province Siciliane” un territorio vasto che i cuochi hanno ripercorso attraverso la variegata ricchezza enogastronomica di ciascuna provincia.

La serata svoltasi presso l’hotel Esperia Palace di Zafferana, è stata presentato da due volti noti del giornalismo televisivo gastronomico, Alex Revelli Sorini e Susanna Cutini. Un centinaio di ospiti intervenuti, sotto lo sguardo attento dell’addetto stampa Antonio Iacono, sono stati deliziati dai piatti preparati delle migliori squadre di chef del nostro territorio a coordinare il tutto gli chef Seby Sorbello, egregio padrone di casa e organizzatore dell’evento e Domenico Privitera, presidente dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani. Il menù ha avuto inizio con un aperitivo a base di finger food e stuzzichini a cura delle associazioni dei cuochi di Enna e Caltanissetta guidati dai rispettivi presidenti Carmelo Barberi e Giovanni Chianetta, gli elementi chiave sono stati il formaggio, in particolare il piacentino ennese e la farina di ceci.

La prima entrata è stata affidata ai cuochi aretusei sotto il controllo dello chef Sebastiano Bafumi, una vera esplosione di sicilianità, tartare di pesce azzurro con cipollotto, finocchietto selvatico, arance di Francofonte e limone femminello, con fonduta di lamponi e vela di pane di Lentini. Ogni piatto era legato a un percorso sensoriale attraverso una zona della nostra isola, abbandonando la freschezza siracusana si è passati all’originale prelibatezza dei maestri agrigentini con il loro chef Sergio Sinagra, bolla di nuvola con cremino di favette e quenelle di ricotta su cialda croccante al sesamo, con turbante di sgombro a beccafico.

La tradizione è stata rispettata e gustata grazie al cous cous dell’associazione provinciale Cuochi Trapani con il loro presidente Matteo Giurlanda.

I sapori inebrianti, il profumo del mare è stato magnificamente interpretato nel “tonno rosso ca cipuddata” dei Cuochi Etnei guidati dallo chef Seby Sorbello.

Una cena di altissimo livello conclusasi con un buffet di dolci curati in ogni dettaglio dai Cuochi e Pasticceri di Palermo con il maestro Giacomo Perna, un trionfo di cassate e cannoli, dolci tipici dalla bontà instancabile.

Ogni presidente era accompagnato da una squadra di giovani cuochi, chef professionisti e impeccabili che hanno saputo realizzare squisite ricette, suggestivi percorsi sensoriali attraverso la Sicilia gastronomica. Protagonista dell’evento anche Rocco Pozzuolo Presidente Nazionale Associazione Cuochi, e il gruppo di sommeliers di AIS Sicilia con la delegazione di Catania e numerose cantine che hanno fornito i vini.11059865_10153248398584351_26646774165670287_n

A rendere la serata ancora più illustre la presenza di un ospite d’eccezione, il giornalista Gioacchino Bonsignore curatore e ideatore della rubrica culinaria “Gusto” del TG5, al termine della cena lo abbiamo incontrato.

Il cibo è il protagonista indiscusso di questo particolare momento storico, pensa che questo sia dovuto ai tanti programmi televisivi che hanno risollevato le sorti del food facendolo diventare un fenomeno comunicativo?

«È solo una moda, è stata la televisione a sfruttare questa tendenza anche perché, molti non sanno, che la cucina in tv è un genere molto economico da produrre e che ha tanti riscontri nell’ascolto, quindi tutti si sono lanciati su questo»

Parliamo di expo, secondo lei è una possibilità mancata, sfruttata male o possiamo ancora riprenderci ?

«Penso che la scelta del cibo come filo conduttore sia stata un’ottima mossa, credo che l’Italia debba stare attenta a non ridurre tutto quello che può offrire sotto il profilo esclusivamente enogastronomico o agroalimentare, di certo due settori molto importanti ma il nostro paese è e deve essere molto di più»

Lei ha attraversato la nazione da nord a sud assaporando i diversi piatti tipici del nostro bel paese, quanto è forte l’identità culinaria italiana?

«La caratteristica straordinaria dell’Italia è quella d’essere un paese con una forte vocazione regionale al contrario della Francia dove la cucina è nata a corte, a Parigi, in questo caso si tratta di una cucina centralizzata che poi ha trovato svariate declinazione in tutto il territorio. Noi invece siamo una nazione nata solo 150 anni fa quindi molto recente, la nostra identità regionale per tanto è forte, contradizione, usi, costumi, questo fa si che c’è ancora una genuinità che nelle altre parti del mondo non troviamo»

Stasera nei piatti presentati abbiamo assaggiato un ritorno alla tradizione e alla semplicità del gusto, è questo ciò a cui gli chef devono aspirare, uno sguardo rivolto sempre alle nostre radici?

«Le associazioni come quella di Cuochi Etnei e tutte le altre viste stasera hanno lo scopo di difendere l’identità nazionale tenendo conto di tutto quello che la tecnologia e il mondo esterno mette a disposizione in cucina per proporre dei piatti molto più alleggeriti rispetto a quelli che si facevano una volta nelle case italiane. Abbiamo tutti bisogno di un ritorno alla semplicità delle nostre tradizioni».

A. M.

Scrivi