Marco Iacona –

 

Ore 17.45, c’è già chi aspetta. Catania, 9 maggio, Hotel Nettuno: dopo l’appuntamento dell’11 aprile, la destra si dà convegno nei pressi del lungomare per discutere di se stessa, del «mistico» Crocetta e del nemico Renzi. Questa volta ci sono due esponenti dell’Ncd (Giovanni La Via e Nunzia De Girolamo) cioè di un partito alleato di governo. La De Girolamo passa per “ribelle”, sul significato del ribellismo in politica ne discuterei per ore.

Tic tic tic, si odono i primi passi – tacco presumibilmente “dodici” – mentre in sala si discute della “buonanima”. Che vorresti fare? L’ambiente è orgogliosamente quel che è, lo conosciamo a menadito.

La sala è di circa duecento posti in un’ora presi d’assalto o quasi dalla (nuova) destra del sabato sera. Quella travoltina, giusto una lacrima (ricordate il travoltismo come “fenomeno” della destra?), danarosa, fanatica, sicilianista. Facce tutt’altro che lugubri, men che meno preoccupate. Età media quaranta, belle ragazze – oggi le ragazze includono le cinquantenni – e figure atletiche. “Ultimo libro letto?” chiederei se fossi Maurizio Costanzo. Immagino le risposte: titoli di Buttafuoco e Pansa il furbo e fortunato, non per forza in quest’ordine. Poi basta.

I padroni di casa sono due curatori del progetto “nuova destra” (con ironia perché di nuove destre ce ne sono in quantità da mercato), Nello Musumeci e Raffaelle Stancanelli. I due oggi si tengono bene, carismatico e ciarliero il primo, impacciato e meno chiacchierone il secondo. Decisi a dar vita a un sogno autonomista (e ci siamo capiti). Piacciano o meno è quello che ci meritiamo.

In realtà ci meritiamo pure Buttafuoco che pare abbia cambiato (anche) nome come Cassius Clay e Lew Alcindor, invitato ma assente a causa dei noti problemi di traffico aereo: se non altro non si rischierà di fare notte.

Musumeci è in forte ritardo. Arriva alle 19.35, l’“evento” è cominciato da appena mezz’ora. Le sue scuse: «in questo periodo è più facile andare a Milano che non a Palermo o a Roma». È stato sempre così. Come leopardiani in sedicesimi ai siciliani piace il naufragio in «questo mare». Nota di demerito: l’impianto di amplificazione è pessimo. Rumori insopportabili e “cortocircuiti” tra microfoni e cellulari. Poco rispetto per chi ascolta.

La questione? Di che si discute insomma? Ah, del meridione. Alle 19.00 e qualcosa Mario Barresi dà un’informazione utile – Riccardo Iacona, mio omonimo, gira dalle nostre parti uno speciale sul “gattopardismo” in politica – e lancia il tema: “sviluppo del Mezzogiorno”. Dopo decenni ancora qui a parlarne. Mordendosi la lingua, qualcuno dirà la cosa giusta: prendete un mezzo – aereo o quel che volete – e andate via; ma è ovvio che i travoltini del terzo Millennio – ballerini, borghesi un po’ spacchioselli – vogliono essere rassicurati. Meno tasse, maggiori possibilità di lavoro, dunque di guadagno e vittoria alle elezioni. Li immagino cantare come Mario Cavaradossi «l’alba vindice appar che fa gli empi tremar», con tanto di divisa napoleonica. Ma sono come Scarpia nevvero? Il potere in casa prima di tutto e un tizio accanto applaude fino allo sfinimento quando la De Girolamo ex ministro dell’agricoltura (la politica è roba da ex) parla delle nostre coltivazioni. Basterebbe solo che la politica prendesse decisioni “giuste”. E loro che ci stanno a fare?

Musumeci è il più posato. Pare faccia politica dai tempi di Giulio Cesare. Le nostre imprese fanno pena (questo lo dico io): «esportiamo il 2.9% del fatturato nazionale e il 2.1% è di prodotti derivati del petrolio». Come si fa? Non è che i politici facciano i cacadubbi. Sono così abili in retorica da trasformare le incertezze in verità assolute. Se Carlo Michelstaedter ne avesse conosciuto soltanto uno non si sarebbe sparato. Ecco a cosa servono i politici: a tenerci in vita. Grazie.

Malgrado tutto ci si rivolge a Salvini, ennesimo conquistatore. Il problema Salvini all’interno della “nuova” federazione della destra o delle destre è l’incognita maggiore. In una festa di carnevale c’è sempre chi ben mascherato non si fa riconoscere. Di suo il ragazzo milanese dall’aspetto caltagironese – barba e capelli scurissimi – è intelligente. Di sicuro non avrà letto né Pirandello né Sgalambro e le idee le ha chiare. Ha capito che quelli del sud li prendi per il culo in un fiat. Gli mancano solo giacca e cravatta per prendere il 5% in più. Solo che la questione settentrionale, l’unica di cui valga la pena parlare – senza quelli del nord a quest’ora saremmo tutti in Sudamerica – se ne va a farsi benedire. Purtroppo stare in Sicilia significa menare il can per l’aia in compagnia di Stancanelli e compagnia suonante.

Salvini? Per quelli dell’Ncd è bravo come leader della lega ma non di una futura, auspicabile coalizione. La Via, parlamentare a Strasburgo, è europeista e tifa euro. Per Musumeci il giovanotto padano andrebbe, come dire, nazionalizzato. La faccenda è sempre quella: una volta c’era Berlusconi che teneva insieme indiani e cowboy, oggi se ne deve trovare uno nuovo e che sia “portavoce” del sud. Primarie? È un’idea. «Nessuno deve pensare» chiosa Musumeci «che l’offerta politica possa valere per tutte le regioni dalla Lombardia alla Campania». De Girolamo si alleerebbe perfino col «diavolo» (sic) pur di fare buona politica e per «rappresentare le esigenze del sud». Cosa occorre? Un grande piano per l’agricoltura, un’azione chiara sulla leva fiscale, un maggior interesse del governo per la questione meridionale. Per La Via? «Un piano smaltimento rifiuti, politiche per turismo, infrastrutture e agricoltura. Un razionale utilizzo delle risorse europee».

Se non altro l’ex sindaco parla poco: ripete la sua lezioncina: «dobbiamo andare al di là delle appartenenze politiche tradizionali», dobbiamo sfondare «da qualche altra parte». Crocetta è cotto, ha conquistato la Regione perché il centro destra lo ha fatto vincere. Ora basta. «Non ci sarà Mezzogiorno senza una politica credibile in Sicilia». A Catania, tanto per dire, «una certa classe dirigente di destra ha governato in modo non degno» e adesso sta con Bianco.

Quelli dell’Ncd sembrano marziani (loro). Stanno col governo, ce l’hanno col governo. Come in “2001 odissea nello spazio”, sono contemporaneamente adulti e appena concepiti. Siamo in Sicilia, non dimentichiamo. La Via dice che dopo le elezioni nazionali «il quadro era difficile e in quel momento si è trovata una soluzione». Alcune cose del governo nazionale non gli piacciono, «ma dobbiamo dare una svolta alternativa al governo siciliano» perché in Sicilia «siamo opposizione». Ma con chi sta Ncd? Col centrodestra “ovviamente”. Il fatto è che ci vorrebbe «un progetto» qui come altrove. Adesso in Sicilia le «programmazioni la fanno i burocrati con il più “classico” dei copia-incolla». La De Girolamo chiama in causa Cameron fresco fresco di vittoria, e cita pure Sarkozy. Bisogna fare una «proposta netta di identità»: o di qua o di là. Critica il suo partito che fornisce notai al capo del governo. «Non mi piacciono né Renzi né Crocetta non fanno nulla per la gente». Ecco. La gente.

Insomma: Musumeci alla regione? Musumeci come Lombardo? Questo non è il momento di pensare ai candidati, dice l’interessato meno sicuro di un mese fa. Dobbiamo pensare alla squadra che sfiderà Crocetta e a «sfondare» nella società civile. Per far bene «la politica deve ritornare al centro, come bellezza, come arte di governo». Il sogno. E Lombardo? «Il nostro progetto autonomista non è una mera copertura» dice, noi siamo della scuola di Filippo Anfuso. Ci sa fare con la penna, Musumeci: nel 1986 dedicò un volume all’ex sottosegretario “L’ambasciatore Anfuso. Duce, con voi fino alla morte”, con introduzione di Francesco Grisi. Casa editrice del Ce.S.Po.S. che ha organizzato l’incontro al Nettuno. Una destra regionalista avrebbe permesso ad An di essere protagonista. «L’autonomia va rivista e utilizzata come possibilità di crescita, non deve essere foglia di fico» conclude.

Lombardo era come Nicodemo: «non si può essere autonomisti e ricevere ordini da Roma». Quel che occorre fare invece è «aprire un contenzioso con la Capitale». Tutto giusto, tutto bene, e i berlusconiani assenti? In una prossima “puntata”, forse.

 

 

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