Non sono pochi i motivi per cui la sfida al Lecce di stasera assume per il Catania un valore inestimabile. Una sfida delicata, come lo fu esattamente cinque anni fa (era il 13 febbraio 2011 quando il Catania vinceva 3-2 al Massimino contro i giallorossi con doppietta di Lodi a rilanciare le ambizioni salvezza dei rossazzurri) ma non tanto per la classifica (comunque da migliorare, senza dubbio), che di certo al momento non condanna il sodalizio etneo considerando l’obiettivo stagionale, quanto piuttosto per rigenerare una sinergia tra squadra e tifoseria che dopo un avvio straordinariamente positivo è andata via via raffreddandosi e per dare una scossa ad un trend negativo, parlando di prestazioni e cattiveria agonistica in campo, che si trascina ormai da lungo tempo. “Riempiamo lo stadio e incitiamo i nostri colori, in attesa che il Catania abbia un nuovo proprietario”. Messaggio chiaro, quello del tifo organizzato rossazzurro tra comunicati e volantini pubblicati in settimana: salvare il salvabile, cercare di mantenere il titolo sportivo, senza però dimenticare che l’attuale proprietà non gode della fiducia della piazza.

La risposta all’estremo atto d’amore dei tifosi passa dunque inevitabilmente dalla prestazione della squadra e dalla capacità di Pancaro di motivare i suoi ragazzi dopo una settimana di lavoro a Torre del Grifo. Campo ed extracampo intrecciati da un legame indissolubile, situazioni complesse di difficile interpretazione. Gli accadimenti degli ultimi anni hanno di fatto distrutto un “impero”, inutile negarlo. I protagonisti che però giocano le partite poco hanno a che fare con una realtà massacrata dalle scelleratezze passate di un proprietario ormai ai margini.

Scuotere la squadra, scuotere l’ambiente, in attesa della svolta societaria. Questo l’imperativo in una sfida che il Catania dovrà giocare non soltanto contro i pugliesi salentini, ma soprattutto contro se stesso.

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