Ayooub Harboob

Ayooub Harboob

Tarek Jomaa Laamami

Tarek Jomaa Laamami

Mohamed Assayd

Mohamed Assayd

Farah Alì Ahmad

Farah Alì Ahmad

Mustapha Saaid

Mustapha Saaid

Isham Beddat

Isham Beddat

Abd Arahman Abd Al Monssif

Abd Arahman Abd Al Monssif

La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Catania, d’intesa con il coordinamento della locale Procura Distrettuale della Repubblica, hanno posto in stato di fermo di indiziato di delitto otto presunti scafisti per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per il delitto di omicidio volontario plurimo a seguito dello sbarco avvenuto ieri al porto di Catania dopo la “Strage di Ferragosto”.
In particolare Ayooub Harboob (20enne, sedicente marocchino), Tarek Jomaa Laamami (19enne, sedicente libico), Mohamed Assayd (18enne, sedicente libico), Farah Alì Ahmad (18enne, sedicente libico), J.M. (17enne, sedicente siriano), Mustapha Saaid (23enne, sedicente marocchino), Isham Beddat (30enne, sedicente marocchino), Abd Arahman Abd Al Monssif (20enne, sedicente libico) sono stati riconosciuti quali componenti dell’equipaggio del barcone salpato dalle coste libiche con a bordo 362 migranti provenienti dall’area sub-sahariana e mediorientale.
L’intervento di soccorso è stato operato dalla nave Opv Cigala Fulgosi della Marina Militare Italiana che era intervenuta lo scorso 15 agosto e che aveva trasferito successivamente i migranti e le salme a bordo del pattugliatore norvegese “Siem Pilot” impegnato nel Mar Mediterraneo nell’ambito del dispositivo “Triton 2015” con a bordo un militare della Guardia di Finanza, in qualità di “liason officer Frontex” e con funzioni di collegamento.
Le operazioni preliminari svolte dall’equipaggio del pattugliatore e le attività investigative della Squadra Mobile della Polizia e del G.I.C.O. della Guardia di Finanza, che hanno raggiunto in alto mare l’imbarcazione norvegese hanno permesso di raccogliere elementi indiziari significativi nei confronti dei componenti dell’equipaggio individuandone anche i ruoli: Ayooub Harboob è risultato essere il comandante del barcone mentre gli altri membri si occupavano della distribuzione dell’acqua, della disposizione dei migranti e, considerato l’elevato numero dei clandestini, del mantenimento dell’ordine a bordo. Tale ultimo ruolo veniva esercitato con violenza mediante calci, pugni, utilizzo di bastoni e cinghie nei confronti soprattutto di quelli che cercavano invano di risalire dall’angusta stiva in cui erano ammassati e nella quale hanno trovato la morte verosimilmente per la mancanza di aria e le esalazioni dei fumi del motore. Le modalità del trasporto e le condotte tenute dall’equipaggio hanno causato la morte di 49 migranti.
Sette fermati sono stati associati presso il carcere di Piazza Lanza a Catania mentre il minore è stato consegnato al Cpa di Catania, tutti sono stati messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

A.F.

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