CATANIA – Salvi saluta: e adesso? La domanda sorge spontanea, perché la partenza del procuratore di Catania, promosso a Pg di Roma, rischia di sconvolgere l’equilibrio perfetto che si è creato negli ultimi anni, con la paura di un domani non all’altezza, come del resto il recente passato.

Per questo motivo, utilizzeremo i termini “prima” e “dopo”: perché il ruolo di Giovanni Salvi ha segnato un’evidente linea di demarcazione tra un passato tenebroso e un presente concretamente migliore, almeno dal punto di vista della giustizia. Catania, infatti, aveva bisogno di una figura “di rottura” rispetto alle precedenti, all’indomani del pensionamento di Vincenzo D’Agata: la nomina dell’ormai ex procuratore suonava come un grido d’allarme, una richiesta di aiuto di tutta la società civile catanese, stufa di giochi e affari “poco chiari”.

E non era facile rispettare le promesse, soprattutto in una città da sempre “boccone” e vittima di predatori senza scrupoli: ma ce l’ha fatta, e lo dimostrano le operazioni che hanno inequivocabilmente messo in ginocchio molte tra le più importanti organizzazioni mafiose della nostra terra, nonché messo a nudo alcuni nomi “intoccabili”, ultimi tra tutti Raffaele Lombardo e Mario Ciancio Sanfilippo.

“Saluto tutti: mi spiace andar via perché è stata una grande esperienza, ma quella che si profila è una grande opportunità”, spiega Salvi in conferenza stampa. “Quale Catania lascio? Non so se lascio una Catania migliore, ma dal punto di vista della Procura sono certo che sia così. Al mio arrivo ho trovato dei magistrati preparati, ma dal punto di vista amministrativo siamo migliorati, eliminando quel clima di tensione che si respirava e rendendo maggiormente trasparente il nostro operato. Credo siano stati anni proficui dal punto di vista della giustizia”, ha aggiunto. Già, perché è bene ricordare come la nomina a procuratore da parte del Csm abbia scatenato non poche polemiche.

“Un’operazione che ricorderò tra tutte? Nessuna in particolare, ma sicuramente quelle sull’immigrazione, poiché richiedono un carico forte e difficile da maneggiare – ha proseguito – . Sono sempre stato abituato a fare i conti con omicidi e casi simili, ma qui è diverso: si tratta di persone che fuggono dalla guerra per cercare una vita migliore all’insegna della speranza. E’ stato davvero importante essere riusciti a risolvere molti dei loro problemi”, ha affermato rivolgendo anche un plauso alla città: “Tutto ciò grazie all’aiuto straordinario di tutta la città di Catania che, nonostante sia in difficoltà, ha sempre aiutato le vittime”.

Lancia anche un messaggio alla classe dirigente catanese, con la speranza che si pensi maggiormente agli interessi comuni: “La città di Catania è grande e con tante dinamiche interne positive e meno: se ci fosse una classe dirigente meno attenta al profitto attuale e più attenta ai bisogni della città sarebbe meglio. Il messaggio che voglio lanciare è che ci sono enormi potenzialità, come evidenzia la semplice possibilità di intervenire sugli aspetti di recupero del centro storico. Se si comprende che l’interesse della città non è l’interesse di se stessi, si può lasciare un segno positivo. Vorrei una classe dirigente che voglia bene alla sua città, che potrebbe essere più bella di quello che già è”, ha concluso, dichiarando di essersi già rivolto al Csm per una celere nomina del nuovo procuratore.

E a poco servono le parole, quando ci sono i fatti a “parlare”: Salvi ha cambiato il modo di vedere la giustizia a Catania. Ed è innegabile. Adesso starà al futuro procuratore scegliere se continuare o meno sulla stessa strada: un percorso coraggioso che, per la prima volta, guarda a testa alta al domani, ma con la giusta preoccupazione. Non sarà facile raccoglierne l’eredità, non ci sono dubbi, ma una cosa è certa: non si può più tornare indietro, Catania non può permetterselo. Non più, fortunatamente.

Antonio Torrisi

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